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03 Marzo 2025Secondo la nuova convenzione delle farmacie i risultati di un point of care testa avrà anche la firma e il timbro del farmacista che ne risponderà per la sua esattezza

Ciò che il farmacista consegna al paziente che si rivolge alla farmacia per avere, per esempio, il profilo lipidico o un valore glicemico nell’ambito della Farmacia dei servizi, non è, a oggi, un referto ma il risultato di un test (point of care test) che, però, a breve avrà anche la firma e il timbro del farmacista che ne risponderà per la sua esattezza. Lo ha anticipato, con riferimento a quanto prevede la nuova Convenzione, il presidente di Federfarma nazionale Marco Cossolo durante la trasmissione L’aria che tira che ha dedicato un servizio all’inchiesta Dataroom sulla farmacia dei servizi e la affidabilità dei test che vi si possono effettuare.
Quelli rilasciati dalle farmacie, “a oggi non sono referti ma sono risultati di un test fatto da una macchina, perché il referto è un documento firmato da un soggetto che ne garantisce il risultato ma con la nuova Convenzione che abbiamo firmato il farmacista dovrà firmare il risultato – ha precisato Cossolo nel corso del dibattito con la giornalista Simona Ravizza, co-autrice dell’inchiesta e Andrea Crisanti microbiologo e senatore Pd.
“Quello che è normativamente previsto dal 2010 - ha dichiarato Cossolo - ed è stato confermato da tutti i governi che si sono susseguiti è che il farmacista per decreto ministeriale risponde della corretta installazione, manutenzione e risultati dei dispositivi utilizzati secondo le indicazioni fornite dal fabbricante, così come risponde dell'inesattezza dei dati analitici, cioè ove qualora quel dato fosse stato inesatto per responsabilità del farmacista lui ne risponde. La norma c’è ma bisogna farla rispettare. La Convenzione che abbiamo sottoscritto prevede che il farmacista si assume la responsabilità della correttezza del proprio operato, come già prevede il decreto ministeriale, ma in più apponendo la firma e il timbro”.
Crisanti è intervenuto nel dibattito sottolineando che “innanzitutto, i test point of care hanno fatto grandissimi progressi negli ultimi vent'anni, tanto è vero che vengono usati anche negli ospedali, in alcuni casi particolari, nei pronto soccorsi di molti ospedali, durante la notte, quando il laboratorio centralizzato è chiuso usano il point of care test”. E poi ha aggiunto: “Il problema di un test non è il risultato in sé del singolo test ma il valore predittivo positivo o negativo. Sono test che vanno usati in modo appropriato perché la precisione dipende dalla percentuale di errore del test e dalla frequenza della patologia nella popolazione e quello che va regolamentato è l’appropriatezza del test. Nella farmacia alcuni test vanno bene per monitorare la patologia cronica mentre non vanno bene come test di screening”.
La convenzione, come conferma Luca Pieri presidente di Assofarm, non è ancora in vigore ma lo “sarà in tempi brevi ed è proprio nell’articolo 4 che viene normata l’analisi sul prelievo di sangue capillare nell'ambito della farmacia dei servizi. Una volta entrata in vigore la Convenzione il risultato viene sottoscritto dal farmacista, e questo lo renderebbe un referto, cosa che attualmente non è. Va comunque sempre ribadito che non sono esami diagnostici, cosa che peraltro non abbiamo mai sostenuto ma possono essere uno strumento utile per monitorare per esempio le patologie croniche”.
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