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05 Marzo 2025L’Ordine di Roma apre all’ipotesi del farmacista prescrittore come prospettiva “legittima, da considerare e perseguire”. Le farmacie garantirebbero un accesso più rapido alle cure, in particolare per le malattie croniche

L'ipotesi di estendere le competenze dei farmacisti anche alla prescrizione di farmaci, realtà già consolidata in altri paesi europei, potrebbe essere fattibile anche in Italia almeno nella gestione di disturbi minori con alleggerimento del carico sui medici di base e sui pronto soccorso: le farmacie garantirebbero un accesso più rapido alle cure, in particolare per le malattie croniche, e con strumenti come il Fascicolo Sanitario Elettronico e la telemedicina ci sarebbe un’integrazione efficace tra farmacisti e medici, assicurando prescrizioni sicure e tracciabili. Questo è uno dei temi toccati durante l'evento organizzato dall'Ordine dei Farmacisti di Roma il 3 marzo.
A introdurre il tema, secondo quanto riporta l'house organ dell'Ordine, è stato il presidente dell'Ordine di Roma, Giuseppe Guaglianone, che ha definito il farmacista prescrittore come “è una prospettiva che non solo è legittima ma estremamente opportuno considerare e perseguire”.
Guaglianone ha illustrato le esperienze internazionali, soffermandosi in particolare sui modelli britannico, francese, canadese e svizzero. Nel Regno Unito, ad esempio, il Community Pharmacy Independent Prescribing Pathfinder Programme, avviato nel 2023, potrebbe portare alla piena istituzionalizzazione del farmacista prescrittore entro il 2026. Anche in Francia, con la Loi Santé del 2019, i farmacisti possono già prescrivere alcuni farmaci all'interno di protocolli specifici concordati con i medici. Anche il governo portoghese sta aprendo alla presa in carico nelle farmacie di comunità di alcune patologie di bassa complessità anche con la prescrizione e dispensazione di farmaci soggetti a ricetta medica.
Guaglianone ha sottolineato come l'introduzione del farmacista prescrittore in Italia è in linea con le riforme previste dal DM 77/2022. Sarebbe una soluzione efficace per migliorare l’accesso alle cure e rendere più efficiente il sistema sanitario. Oggi, molte persone si rivolgono al medico di base o al pronto soccorso per disturbi minori, intasando le strutture sanitarie e allungando i tempi di attesa. Se i farmacisti potessero prescrivere farmaci per problemi di salute comuni, come avviene già in altri Paesi, si ridurrebbe la pressione sui medici e si offrirebbe ai cittadini un servizio più rapido e accessibile. Inoltre, il ruolo del farmacista potrebbe essere rafforzato nella gestione delle malattie croniche, garantendo un monitoraggio costante delle terapie e aiutando i pazienti a seguire correttamente le cure,
“Il farmacista non è più solo il dispensatore di farmaci, ma un punto di riferimento per la salute pubblica. L’introduzione del farmacista prescrittore, dunque, non è un’ipotesi futuristica, ma una realtà importante che vogliamo provare a costruire insieme, con competenza, responsabilità e visione, lavorando a un modello che abbia le sue pietre d’angolo in protocolli ben chiari e predefiniti in ordine ai farmaci che sarà possibile prescrivere, e per quali patologie. Protocolli la cui definizione, a parer mio, deve necessariamente passare anche attraverso la strettissima collaborazione interprofessionale tra medici e farmacisti, partendo dal real world. Perché è così che si costruisce una sanità di prossimità solida, efficace e sostenibile: lavorando insieme”.
Guaglianone ha annunciato un'iniziativa congiunta tra gli Ordini dei Farmacisti, dei Medici e degli Infermieri di Roma: “Noi ci crediamo così tanto da aver già programmato, con i colleghi presidenti dell’Ordine dei Medici e degli Infermieri di Roma, Antonio Magi e Maurizio Zega, un’iniziativa assolutamente inedita: abbiamo convocato per il prossimo 25 marzo i nostri consigli direttivi che si riuniranno in seduta unica proprio allo scopo di unire le forze per un’azione comune e condivisa a tutela della salute dei cittadini. L’obiettivo è di promuovere una maggiore integrazione e collaborazione tra le tre professioni, per una sanità più efficace e vicina ai bisogni della popolazione, a difesa del diritto di tutti all’accesso alle cure, guardando anche alla necessitò di migliorare le condizioni di lavoro dei professionisti della salute. Si tratta di una novità assoluta, dalla quale ci attendiamo molto, anche in termini di svolta culturale nelle interrelazioni professionali”.
Il dibattito ha visto la partecipazione di esponenti del mondo accademico farmaceutico romano: Mariangela Biava, vicepreside della Facoltà di Farmacia e Medicina alla Sapienza, Laura Di Renzo, coordinatrice della Facoltà di Farmacia a Tor Vergata, Viviana Trezza, coordinatrice della Facoltà dell'Università Roma Tre, e Andrea Urbani, presidente della Facoltà di Farmacia all'Università Cattolica del Sacro Cuore.
Da tutti è arrivata una sostanziale apertura alla prospettiva del farmacista prescrittore, evidenziando però la necessità di definire chiaramente protocolli e ambiti di applicazione. In particolare, è stata sottolineata l'importanza di un approccio scientifico rigoroso e sostenibile, mentre gli altri intervenuti hanno rimarcato la necessità di percorsi formativi specifici per garantire la preparazione adeguata dei professionisti.
La formazione, hanno concordato i rappresentanti accademici, dovrà prevedere corsi post-laurea istituiti in collaborazione tra Università e Ordine professionale, per assicurare che i farmacisti prescrittori acquisiscano le competenze necessarie.
L'evento è stato anche l'occasione per presentare il nuovo programma di formazione continua dell'Ordine di Roma, che si concentrerà su tre aree chiave: competenze cliniche, digitalizzazione e gestione della farmacia.
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