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31 Marzo 2025Secondo i dati raccolti da Federfarma Bergamo nella città vengono buttate 300mila scatole di farmaci, non sempre perché scaduti. I vertici di categoria fanno il punto sulle cause e sulle indicazioni anti-spreco
Nella sola città di Bergamo ogni anno vengono gettati via dai cittadini circa 300mila scatole di farmaci, non sempre perché scaduti, molti vengono scartati a causa di cambi di terapia o perché inutilizzati. È il dato che emerge dalle statistiche raccolte da Federfarma Bergamo secondo quanto riportato dal quotidiano l’Eco di Bergamo. A fare il punto sulle cause sono i vertici di categoria che provano anche a dare indicazioni su come evitare inutili sprechi.
La data di scadenza rappresenta indubbiamente il primo motivo per cui si smaltisce un farmaco. Come spiega Davide Petrosillo, presidente dell'Ordine dei farmacisti di Bergamo, “il principio attivo potrebbe degradarsi e possono generarsi impurezze che potrebbero rivelarsi dannose per il nostro organismo”. Come farmacista prosegue Petrosillo “consiglio di non assumere mai farmaci scaduti e di fare molta attenzione alle informazioni che si trovano su internet. Ricordo inoltre che per alcune forme farmaceutiche come sciroppi e colliri, le scadenze indicate si riferiscono al contenitore chiuso: una volta aperto la scadenza si riduce”.
Il primo consiglio dei farmacisti è sugli acquisti: “E’ inutile comprare farmaci se non ne abbiamo bisogno, soprattutto se per "rimpiazzare" quelli che abbiamo appena buttato perché scaduti. Le farmacie sono sempre aperte e l'accesso ai medicinali è sempre garantito –aggiunge Petrosillo. – Alcune tipologie di farmaci potrebbe meritare una riflessione tra le autorità competenti, per eventualmente rivalutare i meccanismi che determinano la scadenza. C'è infatti uno studio francese dello scorso anno che evidenzia come alcuni farmaci siano validi anche dopo la scadenza”
Ma c’è un tema anche di prescrizione: secondo il presidente di Federfarma Andrea Raciti, “lo spreco dei farmaci va prevenuto in fase di prescrizione. Ci sono medicinali che vengono smaltiti perché nel frattempo al paziente viene cambiata la terapia. Il tema del loro riutilizzo è delicato: quando il medicinale entra a casa del paziente, nessuno sa cosa può accadere. I progetti di riciclo possono anche essere lodevoli, tuttavia un farmaco non è un bene di consumo e la sua somministrazione attiene alla salute dei pazienti”.
Il farmacista deve garantire la corretta conservazione del farmaco e non può né ritirare, né conservare i farmaci ma diversi farmacisti intervistati dal quotidiano confermano che al banco consigliano ai pazienti di “aspettare a buttare i medicinali non scaduti e, soprattutto all'inizio di una terapia, consigliamo di comprarne solo una scatola. E stiamo constatando che anche la quantità di farmaci che finiscono nel bidone qui fuori è diminuito”. E alcuni riportano che, quando la terapia prescritta dal medico è nuova, di rado vengono prescritte grosse quantità. “Spesso succede che le terapie vengano modificate: il fatto di averne più confezioni non ha senso e una volta che il farmaco viene venduto, non può avere più mercato” commenta un titolare di farmacia.
A occuparsi del recupero di farmaci da destinare a fasce di popolazioni meno abbienti è il Banco farmaceutico che a Bergamo ha abbinato a ogni farmacia, 17 in totale, un ente assistenziale. “Il farmacista verifica alcuni parametri, come la scadenza superiore a 6 mesi e il fatto che non rientrino nella catena del freddo – spiega Ornella Polizzi, referente del Banco farmaceutico –. L'ente abbinato alla farmacia ritira i farmaci una volta al mese. Quelli non utili all'ente, li devolviamo a una onlus in Venezuela”.
Questo tipo di intervento è efficace anche su farmaci oncologici orali: di recente uno studio olandese ha riscontrato che il 16% delle confezioni consegnate ai pazienti è stato recuperato tramite uno specifico sistema di raccolta e dopo un'attenta valutazione, il 68% di questi farmaci è stato giudicato idoneo alla redistribuzione, poiché rispettava criteri rigorosi come l’integrità della confezione, la corretta conservazione e una durata residua adeguata.
Uno degli aspetti più significativi emersi è il beneficio ambientale: la riduzione delle emissioni di CO2 è stata calcolata in circa 1,9 kg per paziente all'anno, grazie alla diminuzione della produzione di nuovi farmaci e all’evitato smaltimento di quelli inutilizzati. Dal punto di vista economico, sebbene il recupero dei farmaci si attesti attorno al 2,6% delle confezioni distribuite, il potenziale risparmio diventa rilevante se applicato su larga scala.
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