Vaccinazioni
28 Aprile 2025In occasione della Settimana Mondiale dell'Immunizzazione in corso (dal 24 al 30 aprile) la Federazione internazionale dei farmacisti (Fip) ha presentato un'analisi completa dei progressi raggiungi nella vaccinazione in farmacia a livello globale

In occasione della Settimana Mondiale dell'Immunizzazione in corso (dal 24 al 30 aprile) la Federazione internazionale dei farmacisti (Fip) ha presentato un'analisi completa dei progressi raggiungi nella vaccinazione in farmacia a livello globale basandosi sui dati di 116 paesi che delinea le strategie di successo che i paesi hanno implementato per superare le sfide nell'espandere la vaccinazione somministrata dai farmacisti. Presente anche l’Italia che, come best practise per rispondere alle sfide, ha adottato la standardizzazione come strategia per “affrontare le disparità regionali”.
Su 116 paesi, 56 hanno adottato normative per la vaccinazione in farmacia, l'Europa è la regione più avanzata, con 25 paesi che le hanno implementato, di cui 13 autorizzano sia la somministrazione che la prescrizione. Nei paesi dotati di tali norme si sta lavorando per ampliare la portata dei vaccini somministrati dai farmacisti e perfezionare le normative. Dove non ci sono, rileva il report, “si continua a dipendere da erogatori di assistenza sanitaria tradizionali per la somministrazione dei vaccini, con discussioni limitate o assenti sul coinvolgimento dei farmacisti”.
La Fip ricorda che la vaccinazione in farmacia è un progresso nell'assistenza sanitaria e una risposta a sfide come accessibilità, convenienza ed efficienza. Grazie alla disponibilità delle farmacie di comunità, si possono migliorare i tassi di immunizzazione, ridurre il carico sulle strutture sanitarie tradizionali e contribuire agli obiettivi di salute pubblica.
I farmacisti, essendo operatori sanitari accessibili, “sono in una posizione unica per promuovere e somministrare vaccini in tutte le fasi della vita”. La FIP ha ampliato i suoi sforzi di advocacy e policy per promuovere il ruolo dei farmacisti nella vaccinazione a livello globale, regionale e nazionale, raccogliendo dati attraverso un programma di sorveglianza per monitorare le tendenze globali.
Secondo un sondaggio della Fip, le sfide principali nella vaccinazione somministrata dai farmacisti riguardano principalmente il supporto governativo e del sistema sanitario, che rappresenta la barriera più segnalata dalle rappresentanze professionali. Le barriere finanziarie sono un altro ostacolo significativo: la mancanza di un’equa remunerazione scoraggia i farmacisti dal dedicarsi pienamente ai servizi di vaccinazione. Anche la resistenza dei professionisti sanitari è stata segnalata in numerosi paesi, sia in quelli senza un quadro legale sia in quelli dove la vaccinazione eseguita dai farmacisti è ancora in discussione. Per esempio, medici e infermieri in diversi paesi si oppongono all'ampliamento del ruolo dei farmacisti nella vaccinazione a causa di preoccupazioni relative alla supervisione clinica, alla formazione e alla concorrenza. Paesi come Canada e Regno Unito, segnala la Fip, hanno affrontato questo problema attraverso accordi strutturati e programmi di formazione congiunti. Infine, le lacune nella formazione e la fiducia dei farmacisti sono state riportate in alcuni paesi, sebbene siano considerate meno significative rispetto alle barriere politiche e finanziarie. Una formazione standardizzata sulle vaccinazioni è essenziale, ma varia notevolmente da paese a paese, causando incongruenze. L'integrazione digitale rimane una sfida; molti paesi non dispongono di database centralizzati sulle vaccinazioni, il che rende difficile il monitoraggio dei pazienti. Infine, la conservazione a freddo, gli spazi di consultazione e le cartelle cliniche digitali rimangono barriere nei paesi a basso reddito.
Il rapporto delinea anche le strategie di successo che i paesi hanno implementato per superare le sfide legate all'espansione della vaccinazione somministrata dai farmacisti. Tra le principali lezioni apprese, i cambiamenti normativi graduali a livello nazionale (Australia e Germania) sono stati fondamentali, consentendo ai farmacisti di svolgere un ruolo più ampio nell'immunizzazione, perché ha contribuito a garantire il supporto delle parti interessate, dimostrando al contempo i benefici di un accesso più ampio.
Programmi di formazione strutturati (Arabia Saudita e Belgio), hanno garantito che i farmacisti fossero dotati delle competenze e delle certificazioni necessarie per la somministrazione dei vaccini, rafforzando la fiducia del pubblico e dei professionisti. L'integrazione delle cartelle vaccinali nei sistemi sanitari elettronici nazionali (Belgio, Irlanda e Portogallo), ha semplificato i flussi di lavoro vaccinali, migliorato il coordinamento con gli operatori sanitari e ridotto la frammentazione nella raccolta dei dati.
Campagne di sensibilizzazione pubblica (Canada e Svezia) hanno affrontato l'esitazione vaccinale contrastando la disinformazione, migliorando l'alfabetizzazione vaccinale e rafforzando la fiducia nei servizi vaccinali somministrati dai farmacisti. La collaborazione interprofessionale (Francia e Grecia), ha contribuito ad affrontare la resistenza di altri operatori sanitari, promuovendo la comprensione reciproca e lo sviluppo congiunto di standard formativi.
Nell’analisi delle best practice una scheda è dedicata all’Italia in cui si mette in evidenza che la scelta di implementare un programma di formazione vaccinale standardizzato a livello nazionale dedicato ai farmacisti ha permesso di affrontare le disparità regionali ma anche la resistenza e le conflittualità professionali.
Il Sistema Sanitario Nazionale decentralizzato dell'Italia ha creato incoerenze nell'implementazione della normativa per la vaccinazione in farmacia, poiché ciascuna delle 21 autorità sanitarie regionali aveva politiche diverse su se e come i farmacisti potessero somministrare i vaccini. Questo ha portato a un'implementazione frammentata, dove alcune regioni hanno pienamente incorporato i farmacisti nei programmi di immunizzazione mentre altre ne hanno limitato il coinvolgimento. Inoltre, lo scetticismo dei medici sulla capacità dei farmacisti di somministrare i vaccini in sicurezza ha ulteriormente rallentato l'espansione della vaccinazione in farmacia.
Per mitigare queste sfide, l'Italia ha introdotto un programma di formazione vaccinale standardizzato a livello nazionale per i farmacisti, assicurando che tutti i professionisti seguissero un corso di vaccinazione di 16 ore, con aggiornamenti annuali delle competenze. Alcune sessioni di formazione sono state condotte in collaborazione con professionisti medici, rafforzando la fiducia nelle competenze dei farmacisti e aumentando il supporto dei medici.
Inoltre, all'inizio del 2024, sono state introdotte proposte legislative per ampliare l'autorità dei farmacisti a somministrare tutti i vaccini agli individui di età superiore ai 12 anni, garantendo un approccio standardizzato a livello nazionale. Le sfide infrastrutturali sono state affrontate attraverso nuove regolamentazioni delle strutture farmaceutiche, che richiedono alle farmacie di stabilire aree dedicate alla vaccinazione e spazi per il monitoraggio post-vaccinazione.
Queste iniziative hanno contribuito a ridurre l'esitazione professionale, garantire la coerenza normativa e migliorare la sicurezza e la qualità dei servizi di immunizzazione basati sulle farmacie. Sebbene gli sforzi legislativi per espandere ulteriormente la PBV oltre l'influenza e il COVID-19 siano ancora in corso, le prime evidenze suggeriscono che i programmi di formazione strutturati e gli investimenti infrastrutturali stanno aprendo la strada a un maggiore coinvolgimento dei farmacisti nell'immunizzazione.
Fonte
https://www.fip.org/news?news=newsitem&newsitem=632
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