infezioni
10 Giugno 2025In Italia si registrano aumenti della diffusione della scabbia, malattia cutanea causata da un acaro, fino al 750%. Preoccupa la resistenza ai farmaci. La fascia più colpita è quella dei giovani e degli anziani. Ecco i sintomi da non sottovalutare

La scabbia è una infestazione parassitaria della pelle, causata da un acaro chiamato Sarcoptes scabiei e anche se non infettiva nel senso che non è causata da un agente patogeno come batteri o virus, ma è una condizione parassitaria che si diffonde attraverso il contatto diretto con persone infette. Storicamente legata a condizioni di povertà e scarsa igiene oggi torna alla ribalta con un picco di casi che si è registrato tra il 2020 e il 2023.nelle strutture di lungodegenza, con un aumento del 750% dei focolai. Due indagini italiane condotte in Emilia-Romagna e Lazio forniscono numeri critici sull’espansione della malattia.
I sintomi principali della scabbia includono prurito intenso, soprattutto di notte, e una eruzione cutanea con piccole vescicole, soprattutto nelle pieghe cutanee o cunicoli tracce lineari sottili nella pelle dove l’acaro depone le uova. Si trasmette tramite contatto diretto con persone infette o attraverso oggetti contaminati. I dermatologi della Società Italiana di Dermatologia e Malattie Sessualmente Trasmesse (SIDeMaST) invitano a non sottovalutare questi segnali e a intervenire tempestivamente per contrastare la malattia che, nella quasi totalità dei casi, ha una trasmissione interumana.
“Le categorie più vulnerabili – spiega Giuseppe Argenziano, Presidente SIDeMaST – sono sicuramente bambini e adolescenti tra i 5 e i 18 anni, anche a causa della frequentazione di ambienti comunitari come scuole e palestre. A questi si aggiungono gli anziani, in particolar modo quelli ricoverati nelle RSA e persone con fragilità sociali o sanitarie. Tra questi i senzatetto, i migranti e chi vive in condizioni di sovraffollamento o precarie condizioni igieniche”. Il sintomo principale è un prurito intenso e persistente, spesso più accentuato durante la notte: “Se associato a piccole papule o a lesioni cutanee tra le dita, ai polsi, all’ombelico o ai genitali, può trattarsi di scabbia”.
In caso di prurito persistente in più membri dello stesso nucleo familiare e/o prurito non responsivo alle terapie consultare tempestivamente il medico o un dermatologo, evitare il fai da te perché una diagnosi errata può prolungare l’infestazione e facilitare il contagio. In caso di diagnosi trattare tutti i contatti stretti, anche se asintomatici e lavare ad alta temperatura gli indumenti e le lenzuola.
In Italia si sta registrando localmente un preoccupante aumento di casi ma non ci sono dati precisi su larga scala quindi il fenomeno rimane sottostimato. Secondo due lavori italiani, relativi alle regioni Emilia-Romagna e Lazio, che forniscono numeri critici sull’espansione del fenomeno.
Uno riporta che c’è stato un aumento dei casi di scabbia a Bologna negli ultimi anni con picchi stagionali distinti che suggeriscono che fattori ambientali e sociali possano contribuire alla trasmissione.
L’altro segnala che nel Lazio, all'inizio della pandemia COVID è stata registrata una significativa e immediata riduzione dell'incidenza della scabbia (-79,6%) seguita da un progressivo e rilevante aumento (143,4% dal 2020 al 2021, 142,3% dal 2021 al 2022 e 170,3% dal 2022 al 2023). In particolare, è progressivamente aumentato nel tempo, principalmente a causa del verificarsi di focolai in strutture di lunga degenza (750% dal 2020 al 2023).
Quindi, lockdown e isolamento, spesso in condizioni igienico-sanitarie precarie, turismo di massa con l’aumento dei viaggi post COVID, potrebbero aver facilitato la diffusione in ambienti condivisi come hotel, campeggi e ostelli, e favorito l’impennata di casi di scabbia.
L’ipotesi dei ricercatori è che ci sia anche un fenomeno di "pseudo-resistenza" (trattamento sottodosato/interruzione precoce, aderenza subottimale, ridotta biodisponibilità del farmaco), ma anche di una ridotta suscettibilità ai principali scabicidi utilizzati. Ci sono infatti diversi studi che segnalano un fenomeno crescente di mancata risposta dell’acaro della scabbia al trattamento con permetrina, il farmaco più comunemente utilizzato. Secondo gli autori, si tratterebbe di una resistenza vera e propria dovuta a mutazioni dell’acaro, che riesce a neutralizzare il principio attivo del farmaco.
Secondo i dermatologi "l’uso non corretto della terapia topica od orale in termini di quantità di principio attivo e/o modalità e/o tempi di somministrazioni, la mancata o errata messa in atto di misure igienico-ambientali e le reinfestazioni dovute al mancato trattamento dei contatti stretti. Di certo, allo stato attuale, è indispensabile in caso di prurito persistente soprattutto notturno, escludere la diagnosi di scabbia. Se invece la diagnosi fosse confermata, è opportuno iniziare tempestivamente una terapia adeguata, tenendo conto dell’attuale ed evidente scarsa risposta alla permetrina, ma anche trattare tutti i possibili contatti stretti”.
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