Vaccinazioni
03 Luglio 2025Il ministro della Salute Orazio Schillaci ha annunciato che per la stagione 2025-2026 accanto all'anticorpo monoclonale per i neonati, avremo anche il vaccino per le donne in gravidanza: una doppia protezione, madre e bambino

Per la stagione 2025-2026 il calendario vaccinale introdurrà nuove misure per contrastare il virus respiratorio sinciziale (Rsv) includendo, accanto all'anticorpo monoclonale anti Rsv per i neonati, anche i vaccini anti Rsv per le donne in gravidanza. È l’obiettivo del governo annunciato dal ministro della Salute Orazio Schillaci in risposta a un’interrogazione presentata da Simona Loizzo (Lega) al question time alla Camera.
Il virus respiratorio sinciziale (RSV) è un patogeno altamente contagioso, responsabile di infezioni respiratorie acute che colpiscono in modo particolare le fasce più vulnerabili della popolazione: i bambini molto piccoli, gli anziani e gli adulti con fragilità cliniche. La sua diffusione avviene ciclicamente, con picchi stagionali concentrati nei mesi invernali, e rappresenta una delle principali cause di morbilità e, nei casi più gravi, di mortalità in queste categorie.
Secondo i dati riportati durante l’interrogazione parlamentare, ogni anno in Italia si stimano circa 290.000 casi di infezione respiratoria da RSV tra gli over 60, con 26.000 ricoveri ospedalieri e circa 1.800 decessi intraospedalieri. Anche la popolazione pediatrica è pesantemente coinvolta: nei bambini sotto i 5 anni si registrano ogni anno circa 25.000 ricoveri, pari al 40% di tutte le ospedalizzazioni per cause respiratorie in quella fascia di età.
Proprio per l’entità del suo impatto clinico ed epidemiologico, il virus respiratorio sinciziale è oggi al centro di nuove strategie di prevenzione. L’introduzione di strumenti come gli anticorpi monoclonali per i neonati e i vaccini per gli adulti a rischio e le donne in gravidanza offre la possibilità concreta di ridurre il carico assistenziale sulle strutture sanitarie e proteggere le categorie più esposte alle conseguenze dell’infezione. Da qui la domanda sulle possibili iniziative da adottare per “per garantire, anche attraverso l'aggiornamento del calendario vaccinale, un accesso tempestivo e omogeneo ai nuovi vaccini per la prevenzione delle patologie da virus respiratorio sinciziale negli adulti a rischio, nella popolazione anziana e nelle donne in gravidanza per la protezione dei neonati”
Il Ministro della Salute ha fatto sapere che iniziative sono già in corso dal 2023 quanto in sede di Conferenza Stato-regioni è stata sancita l'intesa sul Piano nazionale di prevenzione vaccinale 2023- 2025 e sul calendario nazionale vaccinale, includendo la “possibilità di inserire anche gli anticorpi monoclonali per la profilassi”.
Il 27 marzo ricorda Schillaci “abbiamo informato le regioni sulle strategie di prevenzione del virus respiratorio sinciziale. Oggi in Italia sono autorizzati 2 anticorpi monoclonali per nati prematuri e neonati e 3 vaccini per adulti e donne in gravidanza; dal 2025 ce n'è uno ulteriore”.
A luglio 2024 il “NITAG ha dato parere positivo, con l'introduzione dei monoclonali per neonati nel calendario nazionale, con offerta attiva a tutti i nuovi nati”.
A ottobre 2024 “abbiamo sottoscritto l'intesa per l'accesso universale dei neonati all'immunizzazione contro l'RSV, con uno stanziamento di 50 milioni di euro a valere sul Fondo sanitario nazionale”.
Il ministro ha riportato i risultati di questi step: “Dal Veneto arrivano numeri incoraggianti, con una riduzione del 74% dei ricoveri correlati all'RSV. E non solo ci sono meno ricoveri, ma ci sono anche meno casi gravi. I trasferimenti in terapia intensiva sono scesi dal 16 al 10%”.
“La vera novità è per la stagione 2025-2026 – ha annunciato Schillaci. - Accanto all'anticorpo monoclonale per i neonati, avremo anche il vaccino per le donne in gravidanza: una doppia protezione, madre e bambino. Sono in corso valutazioni puntuali per definire una strategia vaccinale che garantisca, già per la campagna 2025-2026, un accesso tempestivo e capillare a neonati, donne in gravidanza e adulti. Due regioni, Sicilia e Molise, hanno già iniziato di propria iniziativa con il vaccino materno: è la dimostrazione che il sistema funziona e che c'è collaborazione tra centro e periferia”.
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