Tumori
10 Luglio 2025L'Iss pubblica i dati di adesione agli screening oncologici del monitoraggio Passi: aumentano le mammografia e lo screening cervicale, ancora basso lo screening colorettale

In Italia migliora l’adesione agli screening oncologici: aumentano le donne che si sottopongono a mammografia, superando i livelli pre-pandemici, e a screening cervicale. Lo screening colorettale continua, invece, a registrare adesioni basse, soprattutto al Sud, con un coinvolgimento complessivo che resta sotto il 50% della popolazione target. Lo affermano i dati della sorveglianza Passi dell’Istituto Superiore di Sanità pubblicati oggi, relativi agli anni 2023-2024.
Tra il 2023 e il 2024 il 75% delle donne fra i 50 e i 69 anni si è sottoposto allo screening mammografico a scopo preventivo, all’interno di programmi organizzati o per iniziativa personale, nei tempi raccomandati dalle linee guida nazionali e internazionali. La quota sale fra le donne con livello di istruzione più altro o con maggiori risorse economiche, di cittadinanza italiana e fra le donne coniugate o conviventi. Nel 2022 la copertura dello screening ha ricominciato ad aumentare, arrivando nel 2024 a superare i valori pre-pandemia.
C’è un chiaro gradiente Nord-Sud con una copertura totale dell’86% al Nord, 80% al Centro e solo del 62% nelle Regioni meridionali. Il gap geografico si è ridotto e la quota di donne che si sottopone a mammografia a scopo preventivo è aumentata, grazie soprattutto all’aumento dell’offerta/adesione ai programmi organizzati avvenuta ovunque nel Paese.
Resta non trascurabile la quota di 50-69enni che non si è mai sottoposta a una mammografia a scopo preventivo o lo ha fatto in modo non ottimale: 1 donna su 10 non ha mai fatto un esame mammografico e quasi il 15% riferisce di averlo eseguito da oltre due anni.
“La prevenzione del tumore della mammella – sottolinea Maria Masocco, che coordina la sorveglianza - avviene per lo più nell’ambito di programmi organizzati dalle ASL a cui partecipano più della metà delle donne alle quali sono dedicati, mentre la restante quota di donne che si sottopone a una mammografia preventiva nei tempi raccomandati lo fa al di fuori dei programmi organizzati (un ulteriore 20% circa della popolazione target). Lo screening organizzato riduce notevolmente le disuguaglianze sociali di accesso alla prevenzione e per la gran parte delle donne meno istruite o con maggiori difficoltà economiche l’offerta di un programma rappresenta l’unica possibilità di fare prevenzione del tumore della mammella”.
Nel biennio monitorato il 47% degli intervistati nella fascia di età 50-69 anni riferisce di aver eseguito un test a scopo preventivo per la diagnosi precoce dei tumori colorettali (ricerca del sangue occulto fecale negli ultimi due anni oppure colonscopia/rettosigmoidoscopia negli ultimi cinque anni), dato considerato basso e con una forte variabilità da Nord a Sud. Nelle Regioni meridionali la quota di persone che si sottopone allo screening raggiunge appena il 30%, nel biennio 2023-2024, valore che raggiunge il 55% nelle Regioni centrali e il 62% fra i residenti nel Nord Italia.
Il 39% di chi ha effettuato lo screening colorettale lo ha fatto nell’ambito di programmi organizzati dalle ASL, quasi l’8% lo ha eseguito su base spontanea. Dal 2010, la copertura totale dello screening colorettale (dentro e fuori i programmi organizzati) è andata aumentando significativamente in tutto il Paese, grazie all’aumento dell’offerta dei programmi e dell’adesione dei cittadini. Ma nel biennio 2020-2021 la copertura dello screening colorettale ha subito una significativa riduzione, che dal 2022 sembra riprendere a crescere.
Secondo i dati PASSI 2023-2024, il 78% delle donne italiane tra i 25 e i 64 anni ha effettuato un test di screening cervicale a scopo preventivo, aderendo ai programmi organizzati o su iniziativa personale, come raccomandato dalle linee guida. La partecipazione è più alta tra le donne con un livello di istruzione e un reddito maggiori, tra le italiane rispetto alle straniere e tra le donne coniugate o conviventi.
Resta marcato il divario geografico: nel Nord e Centro Italia la copertura media è dell’84%, contro il 69% del Sud (con la Calabria al 59%).
Dopo il calo registrato durante la pandemia per la riduzione dell’offerta e la minore adesione, i livelli di copertura non sono ancora tornati a quelli pre-Covid. A influire potrebbero essere anche i recenti cambiamenti nei programmi, sempre più personalizzati in base all’età e allo stato vaccinale per HPV. Una donna su dieci dichiara di non aver mai fatto lo screening, spesso perché convinta di non averne bisogno.
Fonte
https://www.iss.it/-/tumori-cresce-l-adesione-agli-screening-in-italia-ma-il-sud-e-ancora-indietro
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