oncologia
23 Luglio 2025Uno studio ha evidenziato che l’intervento del farmacista in pazienti oncologici in terapia palliativa ha portato a una sospensione di farmaci inutili e a un risparmio sui costi dei medicinali e sui tempi di assistenza

L’attività di deprescribing guidata dal farmacista nell’ambito delle cure palliative dei pazienti oncologici porterebbe a una significativa riduzione del carico farmacologico, per i pazienti, nonché a un notevole risparmio sul costo dei medicinali. A mostrarlo, su Supportive Care in Cancer, è uno studio condotto da un team irlandese, coordinato da Kieran Dalton, dell’University College di Cork.
Nella gestione dei pazienti oncologici, le cure palliative hanno l’obiettivo di mantenere una buona qualità di vita e di ridurre il dolore. Per questo, gli effetti avversi indotti dai farmaci devono essere ridotti al minimo, limitando l’assunzione di medicinali. Sebbene, infatti, i farmaci abbiano un ruolo fondamentale nella gestione dei sintomi nelle cure palliative, con il progredire della malattia oncologica e la riduzione dell’aspettativa di vita, alcuni medicinali potrebbero diventare inappropriati o superflui, come quelli prescritti per le patologie croniche. I farmaci, inoltre, possono aumentare il rischio di danni ai pazienti che necessitano di cure palliative, dal momento che diventano più fragili e più suscettibili a potenziali reazioni avverse ai farmaci. Così, medicinali precedentemente tollerati potrebbero causare danni significativi, mentre cambiamenti fisiologici e comorbilità potrebbero alterare in modo significativo la farmacocinetica dei medicinali nei pazienti con aspettativa di vita limitata. In questi casi si parla di farmaci potenzialmente inappropriati, per i quali il rischio di effetti avversi o complicanze supera i potenziali benefici clinici. Tuttavia, nonostante queste evidenze e l’esistenza di linee guida che aiutano i medici a sospendere determinate terapie farmacologiche, molti pazienti continuano a ricevere farmaci potenzialmente inappropriati o non specificamente destinati al sollievo dei sintomi.
Per affrontare questa problematica, lo studio ha utilizzato la linea guida per la sospensione della prescrizione nota come OncPal. Il team ha preso in considerazione 48 pazienti con un’età media di 70 anni. I medici hanno concordato con i farmacisti di interrompere una prescrizione sette volte su dieci, in media. Se un paziente soffriva di malattie da reflusso gastroesofageo, il medico ha mantenuto il farmaco nel 73% dei casi, mentre per tutti gli altri farmaci, la terapia è stata mantenuta nel 21% dei casi. In particolare, i farmacisti che hanno parlato a voce con il medico, hanno avuto un tasso di successo del 72% nel convincerlo a interrompere un farmaco. Al contrario, quando i farmacisti hanno formulato una raccomandazione scritta, hanno ottenuto un tasso di successo del 70% nella sospensione del farmaco da parte del medico. Questo ha lasciato ipotizzare, agli autori, che la modalità di relazione e la fiducia reciproca tra i due professionisti possano avere un ruolo nel deprescribing. Infine, la sospensione dell’assunzione dei farmaci ha generato un risparmio per paziente di quasi 20 euro; mentre a livello di tempo per il personale, non somministrando i medicinali, si è avuto un risparmio tra 41 e 179 minuti.
Fonte
Support Care Cancer (2025); doi: 10.1007/s00520-025-09341-9
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