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medicina di genere

06 Novembre 2025

Appropriatezza terapeutica e differenze di genere: focus al Congresso Sifo

Al Congresso Sifo 2025 si parla di Medicina di Genere, evidenze cliniche, impatto sulla pratica e nuovi strumenti per personalizzare diagnosi e terapie in modo più sicuro ed equo

di Redazione Farmacista33


Appropriatezza terapeutica e differenze di genere: focus al Congresso SIFO

Uomini e donne non rispondono ai farmaci in maniera identica, né si ammalano nello stesso modo. A partire da questa evidenza, oggi al XLVI Congresso nazionale SIFO si apre un confronto scientifico e culturale che punta a integrare sistematicamente la variabile sesso/genere nella ricerca, nella pratica clinica e nell’organizzazione dei servizi sanitari. Il tema sarà al centro della sessione “La variabile invisibile: il genere come determinante dell’appropriatezza terapeutica”, in programma sabato 8 novembre, coordinata da Chiara Lamesta, responsabile dell’Area Giovani SIFO e guida del Gruppo Giovani della EAHP, insieme a Maria Natalia Diana, coordinatrice dell’Area Scientifica Medicina di Genere di SIFO.

Colmare ritardi e disomogeneità

“Al Congresso SIFO 2025 porteremo in primo piano un dato tanto semplice quanto rivoluzionario: uomini e donne non si ammalano allo stesso modo e non rispondono ai farmaci in maniera identica”, sottolinea Lamesta. La sessione nasce per mostrare come questa consapevolezza stia già modificando diagnosi, trattamenti e prevenzione e come sia destinata a incidere sempre più sulla sicurezza e sull’appropriatezza delle cure. “Non si tratta di sfumature accademiche: significa diagnosticare prima, trattare meglio, prevenire eventi avversi e usare le risorse in modo più saggio”.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità definisce “Medicina di Genere” l’integrazione tra determinanti biologici e socio-culturali. Nel nostro Paese il percorso è avviato con l’articolo 3 della Legge 3/2018 e con il Piano nazionale del 2019 dedicato all’applicazione della medicina di genere. “Anche il nostro Paese ha intrapreso questo cammino”, ricorda Lamesta, richiamando il ruolo della formazione e dell’aggiornamento clinico come elementi ancora centrali per colmare ritardi e disomogeneità.

Ricerca e clinica inclusiva: progettare algoritmi gender-aware

Il confronto previsto al Congresso mira a proporre una lettura longitudinale della salute, attenta alle differenze lungo tutto l’arco della vita e in tutte le specialità, nella ricerca come nella pratica. “Parleremo di ricerca che include davvero tutti (con protocolli e campioni rappresentativi) e di analisi dei dati disaggregata per sesso, così che i risultati diventino strumenti utili al letto del paziente e in farmacia”. Un capitolo sarà dedicato alla sanità digitale e ai sistemi di intelligenza artificiale: “L’intelligenza artificiale può aiutarci a personalizzare le cure, a patto di essere progettata senza pregiudizi. Algoritmi che ‘vedono’ il genere in modo corretto riducono gli errori; modelli ciechi, al contrario, amplificano le ingiustizie”.

Centrale, secondo Lamesta, anche la dimensione culturale. “Per molti anni le differenze tra uomini e donne sono state considerate secondarie, quando non ignorate. Recuperare quel terreno significa investire nella formazione: corsi universitari e aggiornamento professionale che insegnino a riconoscere sintomi atipici, a leggere correttamente i profili di rischio, a calibrare terapie tenendo conto di farmacocinetica e farmacodinamica”. Un passaggio che richiede consapevolezza clinica, ma anche strumenti operativi.

Durante la sessione saranno affrontati tre nodi strategici: come superare lo scetticismo, come utilizzare la medicina digitale per ridurre le disuguaglianze e la domanda se il sistema sia davvero pronto a questo salto culturale e organizzativo. Saranno proposte indicazioni pratiche e modelli formativi pensati per reparti ospedalieri, farmacie ospedaliere e territorio, insieme a suggerimenti per progettare algoritmi “gender-aware”.

Una finalità, precisa la relatrice, guida la discussione: costruire una cura più precisa e più equa. “Una terapia ‘giusta per tutti’ non è necessariamente ‘uguale per tutti’. Integrare sistematicamente la variabile sesso/genere significa aumentare le probabilità di successo dei trattamenti, ridurre gli eventi avversi e utilizzare in modo più intelligente le risorse del Servizio Sanitario Nazionale”. La sessione si propone così di offrire ai professionisti strumenti di applicazione immediata e ai cittadini un messaggio chiaro: la personalizzazione terapeutica passa anche dal riconoscimento della differenza. 
“È un invito a rimettere la persona, nella sua interezza biologica e sociale, al centro delle scelte cliniche”, conclude Lamesta.

TAG: SIFO (SOCIETà ITALIANA DI FARMACIA OSPEDALIERA E DEI SERVIZI FARMACEUTICI DELLE AZIENDE SANITARIE), MEDICINA DI GENERE

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