farmaci equivalenti
21 Novembre 2025Proporre un farmaco equivalente richiede competenze tecniche e capacità relazionali: empatia, ascolto e consapevolezza dei bias sono elementi chiave per favorire l’accettazione da parte del paziente

Proporre un farmaco equivalente non è mai un semplice atto tecnico: richiede sì competenze scientifiche solide, ma soprattutto un approccio relazionale capace di integrare empatia, consapevolezza dei bias e una comunicazione positiva. È su questo terreno – fatto di ascolto, fiducia e comprensione delle percezioni del paziente – che una proposta può essere davvero accolta e riconosciuta come parte di una scelta terapeutica sicura e appropriata. In questa prospettiva si è chiuso a Lamezia Terme il viaggio dedicato alla proposizione del farmaco equivalente in farmacia per il 2025: l’ultima tappa di un programma formativo che, negli ultimi tre anni, ha attraversato oltre trenta città italiane coinvolgendo centinaia di farmacisti territoriali. L’iniziativa, sostenuta da EG-Stada, ha rappresentato un percorso nella comunicazione e nella relazione con il paziente, con un obiettivo preciso: rendere più efficace e informata la proposta del farmaco equivalente al banco.
A guidare tutte le tappe, una coach e trainer in intelligenza emotiva che ha accompagnato i partecipanti in un percorso di crescita personale e professionale, partendo dalle dinamiche mentali e dalle emozioni che influenzano la comunicazione. Sono stati messi in evidenza i meccanismi cognitivi e i condizionamenti che spesso entrano in gioco nel momento in cui si comunica e, in particolare, nel momento in cui si propone un farmaco equivalente al paziente. Ma anche le strategie basate sull’ascolto empatico, sulla fiducia e su un linguaggio positivo. Comprendere questi meccanismi permette di trasformare una proposta percepita come “sostitutiva” in un consiglio professionale autorevole.
I farmacisti hanno messo a fuoco ostacoli e opportunità e riflettendo su come migliorare il dialogo con il paziente. È emerso quanto la dimensione emotiva sia centrale nel lavoro quotidiano del farmacista: comprendere come le credenze e i bias influenzano le decisioni di chi si affida al consiglio professionale può fare la differenza tra un’informazione percepita come autorevole e una comunicazione che non raggiunge il suo scopo.
La formazione ha aiutato i professionisti a riflettere sui propri condizionamenti, sulle difficoltà ricorrenti e sulle opportunità: proporre un equivalente non è solo una procedura di dispensazione, ma un atto professionale che contribuisce alla sostenibilità del sistema e va gestito con responsabilità comunicativa.
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