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09 Gennaio 2026Il riconoscimento del caregiver familiare introdotto dalla Legge 33/2023 apre la strada a modelli di presa in carico del paziente con attenzione alla sostenibilità del ruolo assistenziale. Le evidenze internazionali mostrano come la farmacia di comunità e il farmacista possano intercettare i bisogni del caregiver. Ecco come

Il riconoscimento giuridico del caregiver, sancito dalla Legge 33/2023, segna un passaggio chiave nelle politiche per la non autosufficienza, ma pone una sfida ancora aperta: trasformare il principio in modelli di presa in carico che non si limitino alla persona assistita, ma che tengano conto anche della sostenibilità fisica, psicologica e sociale di chi presta quotidianamente cura. In questo quadro, il farmacista e la farmacia di comunità possono intercettare precocemente i bisogni del caregiver, contribuendo a rendere la continuità assistenziale più efficace e realmente centrata sulle persone.
Il termine caregiver è entrato stabilmente nel linguaggio della sanità italiana, indicando la persona – spesso un familiare, prevalentemente donna, tra i 45 e i 65 anni – che assiste quotidianamente un parente anziano, fragile o affetto da patologie croniche. In Italia, milioni di caregiver svolgono un ruolo fondamentale nella gestione della non autosufficienza, garantendo il corretto svolgimento delle terapie, il monitoraggio dei sintomi e il coordinamento con i professionisti sanitari. La Legge 33/2023 ha rappresentato un primo riconoscimento formale di questa figura, definendo percorsi di presa in carico che considerano non solo la persona assistita, ma anche chi la assiste. La prospettiva è che l’integrazione del caregiver nei percorsi assistenziali possa migliorare l’aderenza terapeutica dei pazienti cronici, ridurre gli accessi impropri a ospedali e strutture territoriali e rafforzare la continuità assistenziale sul territorio.
Allo stesso tempo, il caregiver è anche una figura esposta a stanchezza, stress e isolamento, con un alto rischio di sovraccarico fisico e psicologico. Per questo motivo, la tutela e il riconoscimento del caregiver rappresentano un passaggio cruciale per una presa in carico realmente centrata sulle persone.
In questo contesto, la farmacia può svolgere un ruolo strategico. La letteratura internazionale relativa alla pharmaceutical care evidenzia infatti che interventi strutturati del farmacista - come la revisione della terapia, l’educazione terapeutica personalizzata e il monitoraggio dell’aderenza- risultano più efficaci quando il caregiver viene considerato interlocutore attivo del percorso di cura. In questo modo, il binomio paziente-caregiver diventa l’unità assistenziale di riferimento, riconoscendo il valore del contributo familiare alla gestione della cronicità. Ma non solo.
Il Global Situation Report on Pharmacy 2025 della FIP (International Pharmaceutical Federation) sottolinea infatti il potenziale della farmacia come hub di salute pubblica e comunitaria, capace di intercettare bisogni complessi e offrire servizi che considerino sia i pazienti sia le reti familiari e di cura.
Esperienze internazionali offrono esempi concreti di come il presidio farmaceutico possa estendere il proprio supporto anche ai caregiver. Nel Regno Unito, studi pubblicati sull’International Journal of Clinical Pharmacy hanno mostrato che le farmacie comunitarie possono contribuire al benessere degli informal carers attraverso servizi di ascolto, orientamento e social prescribing, collegando i caregiver a reti di supporto sociali e sanitarie, e promuovendo l’aderenza terapeutica del paziente.
In Francia, ricerche condotte in farmacie comunitarie hanno valutato la fattibilità dello screening del caregiver burden, cioè del carico assistenziale percepito dal caregiver. I risultati hanno evidenziato un’elevata accettazione sia da parte dei caregiver sia degli operatori di farmacia, dimostrando che la farmacia può diventare un luogo di identificazione precoce dei caregiver a rischio di stress o fragilità e di collegamento con medici di medicina generale e servizi sociali di supporto.
Le esperienze internazionali indicano dunque che la farmacia può svolgere un ruolo concreto nel supporto ai caregiver, divenendo luogo di ascolto, orientamento e supporto, in sinergia con medici, specialisti, infermieri e assistenti sociali.
Ripensare la farmacia come centro capace di intercettare anche i bisogni del caregiver significa riconoscere che la qualità della cura dipende non solo dall’appropriatezza della terapia, ma anche dalla sostenibilità del ruolo di chi assiste ed è coinvolto nel processo di cura.
Fonte:
https://link.springer.com/article/10.1007/s11096-023-01606-9?utm_source
https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/32037030/
Global Situation report on Pharmacy 2025, FIP
https://www.fip.org/files/content/publications/2025/FINAL_VF-CH2A_Global_pharmacy_workforce_review.pdf
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