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12 Gennaio 2026

Farmaci anti-obesità, dopo sospensione peso risale più rapidamente che con dieta e attività fisica

Una revisione sistematica su oltre 9.000 pazienti mostra che dopo la sospensione dei farmaci per il peso si recuperano in media 400 grammi al mese e che i vantaggi cardiometabolici si perdono entro 1-2 anni. Più rapida la ripresa dopo i GLP-1 rispetto ai programmi comportamentali con dieta e attività fisica

di Redazione Farmacista33


Farmaci anti-obesità, dopo sospensione peso risale più rapidamente che con dieta e attività fisica

Meno di due anni dopo l’interruzione dei farmaci anti-obesità, il peso e i principali indicatori di salute tornano verso i valori di partenza. È il dato che emerge da una revisione sistematica e meta-analisi pubblicata sul British Medical Journal (BMJ), che ha analizzato i dati di 37 studi condotti su 9.341 adulti in sovrappeso o con obesità trattati con 18 diversi medicinali per la gestione del peso.

Recupero più rapido con Glp-1

Secondo l’analisi, dopo la sospensione della terapia i pazienti recuperano in media quasi mezzo chilo al mese, pari a 0,4 kg, con una proiezione di ritorno al peso pre-trattamento in circa 1,7 anni. In parallelo, anche i benefici osservati durante il trattamento su pressione arteriosa, profilo lipidico e altri fattori di rischio cardiovascolare tendono a svanire, con un ritorno ai valori basali stimato in 1,4 anni.

Circa la metà dei partecipanti aveva assunto agonisti del recettore GLP-1, inclusi i farmaci di nuova generazione più efficaci, come semaglutide, commercializzato come Ozempic e Wegovy, e tirzepatide, venduto come Mounjaro e Zepbound. In questi pazienti la velocità di recupero del peso è risultata più elevata, pari a circa 0,8 kg al mese. “Ma poiché con semaglutide o tirzepatide si perde più peso in partenza, alla fine tutti tornano al valore basale più o meno nello stesso momento”, ha spiegato Dimitrios Koutoukidis dell’Università di Oxford, autore senior dello studio. In termini di proiezione temporale, questo significa circa un anno e mezzo dopo lo stop per i nuovi farmaci, contro 1,7 anni per l’insieme dei medicinali analizzati.

Confronto con programmi comportamentali di gestione del peso

Un altro risultato rilevante riguarda il confronto indiretto con i programmi comportamentali di gestione del peso, basati su dieta, attività fisica e supporto psicologico. Indipendentemente dall’entità del dimagrimento iniziale, la ripresa ponderale dopo l’interruzione dei farmaci è risultata più rapida rispetto a quella osservata dopo la fine dei percorsi non farmacologici. In pratica, i farmaci si dimostrano molto potenti nel far perdere peso, ma meno nel consolidarne il mantenimento una volta sospesi.

La revisione, che ha incluso studi randomizzati, non randomizzati e osservazionali con una durata media di trattamento di circa nove mesi e un follow-up medio di 32 settimane, non consente di identificare quali pazienti riescano a mantenere meglio i risultati nel tempo. «Capire chi va bene e chi no è una sorta di “Santo Graal” della ricerca sull’obesità, ma al momento non abbiamo ancora una risposta», ha sottolineato Koutoukidis.

Nel commento editoriale che accompagna l’articolo, Qi Sun della Harvard Medical School invita a non perdere di vista il ruolo centrale degli stili di vita. Secondo l’editoriale, alimentazione sana e attività fisica devono restare il fondamento della gestione dell’obesità, mentre i farmaci dovrebbero essere considerati un supporto e non una soluzione autonoma o temporanea. Gli stessi autori della revisione richiamano alla cautela sull’uso di breve periodo dei weight management medications senza una strategia strutturata di lungo termine, ricordando anche che per i farmaci più recenti i dati di follow-up dopo la sospensione sono ancora limitati e in parte basati su proiezioni.

Nel complesso, il quadro che emerge dal BMJ è chiaro: i nuovi farmaci anti-obesità, inclusi gli agonisti GLP-1 più innovativi, consentono perdite di peso importanti, spesso nell’ordine del 15-20% nei trial clinici, ma non “curano” l’obesità. Una volta tolto il farmaco, peso e rischio cardiometabolico tendono a ripresentarsi, rendendo necessario un approccio integrato e continuativo che affianchi la terapia farmacologica a interventi duraturi su dieta, movimento e comportamenti.

Fonte:

https://www.bmj.com/content/392/bmj-2025-085304 

TAG: OBESITà, SEMAGLUTIDE, GLP-1

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