Epilessia
19 Gennaio 2026Nell’anziano l’epilessia può essere favorita da fattori scatenanti come la privazione di sonno o l’uso di alcuni farmaci, inclusi specifici antibiotici. Le crisi, spesso poco riconoscibili, richiedono comportamenti corretti in caso di evento convulsivo e una terapia mirata, oggi supportata anche da farmaci anticrisi di nuova generazione

Nell’epilessia che compare in età avanzata, rispetto alle forme a esordio infantile o giovanile, la componente genetica è meno rilevante e la malattia può manifestarsi quando fattori scatenanti rendono evidente una predisposizione rimasta fino ad allora silente: la privazione di sonno e l’assunzione di alcuni farmaci di uso comune, comprese specifiche classi di antibiotici, possono abbassare la soglia convulsiva e favorire la comparsa delle prime crisi, anche in persone che non hanno mai avuto episodi epilettici in precedenza. In questo contesto, riconoscere tempestivamente una crisi epilettica in un anziano e sapere come comportarsi diventa un passaggio cruciale per la sicurezza della persona e per un corretto inquadramento clinico.
Nella terza età l’epilessia rappresenta la terza patologia neurologica più comune, dopo le malattie cerebrovascolari e le demenze, e il progressivo invecchiamento della popolazione fa prevedere un aumento significativo delle persone anziane con epilessia. Le crisi sono spesso di tipo focale e possono essere direttamente riconducibili a lesioni cerebrali causate da patologie frequenti in questa fascia di età, come l’ictus, le infezioni del sistema nervoso centrale, i tumori o le malattie neurodegenerative, in particolare la malattia di Alzheimer. Tuttavia, una quota rilevante di epilessie a esordio tardivo, stimata tra il 25 e il 50%, rimane senza una causa chiaramente identificabile. In questi casi le crisi possono comparire in persone che, al di fuori degli episodi epilettici, godono di buone condizioni di salute.
Le manifestazioni cliniche sono spesso poco eclatanti e facilmente fraintendibili. Le crisi focali possono presentarsi con una breve alterazione del contatto con l’ambiente, una riduzione della consapevolezza, comportamenti rallentati o inappropriati, difficoltà transitorie del linguaggio. Non sono rari, soprattutto nelle forme a causa sconosciuta, episodi convulsivi che si verificano durante il sonno. La mancanza di riscontri significativi agli esami neurologici di routine e il declino generale dell’efficienza che può accompagnare crisi frequenti, fino a quadri di cosiddetta “pseudo-demenza”, espongono al rischio di attribuire erroneamente questi disturbi a una genesi cardiovascolare, cerebrovascolare o neurodegenerativa.
Per questo una diagnosi corretta e tempestiva è particolarmente importante, anche perché le epilessie focali dell’anziano, soprattutto quando non associate a una lesione strutturale evidente, rispondono spesso in modo completo al trattamento farmacologico, anche con dosaggi modesti. L’aspetto terapeutico richiede però una particolare attenzione alla tollerabilità e alle interazioni farmacologiche, considerando che l’anziano assume frequentemente più terapie per patologie concomitanti.
“Se da un lato le persone anziane con epilessia hanno più probabilità di beneficiare dei farmaci anticrisi, è anche vero che sono più sensibili agli effetti collaterali dei farmaci, ed è frequente la necessità di combinarli con altri trattamenti per malattie concomitanti”, spiega Carlo Andrea Galimberti, presidente della Lega Italiana Contro l’Epilessia e responsabile del Centro per lo Studio e la Cura dell’Epilessia dell’IRCCS Fondazione Mondino di Pavia. “Fortunatamente, tra i farmaci di nuova generazione ve ne sono alcuni che si sono dimostrati particolarmente efficaci e ben tollerati, con ridotti o nulli effetti sedativi, minori ricadute sulle funzioni motorie e cognitive e un basso potenziale di interazione farmacologica. Negli anziani è fondamentale un’introduzione prudente del trattamento, iniziando con basse dosi almeno nella fase iniziale”.
Accanto alla diagnosi e alla terapia, un elemento centrale riguarda la gestione delle crisi, in particolare quando si manifestano in forma convulsiva. In caso di crisi epilettica convulsiva in un anziano, la priorità è proteggere la persona da traumi accidentali, soprattutto a carico del capo, e garantire una respirazione adeguata, evitando manovre improprie. Tentare di aprire forzatamente la bocca, inserire oggetti o dita, bloccare gli arti o somministrare cibo, acqua o farmaci durante la crisi non solo è inutile, ma può risultare dannoso sia per la persona colpita sia per chi presta soccorso. Dopo la fase convulsiva, che nella maggior parte dei casi si risolve spontaneamente in pochi minuti, è utile posizionare la persona su un fianco per facilitare la fuoriuscita di saliva o eventuale vomito e ridurre il rischio di ostruzione delle vie aeree. Molti interventi istintivi, messi in atto da chi assiste alla crisi, oltre a non apportare beneficio, possono quindi aumentare il rischio di complicanze.
È importante ricordare, tuttavia, che le crisi epilettiche non sono tutte convulsive e che nell’anziano molte forme possono passare inosservate o essere scambiate per altri disturbi neurologici. “Negli anziani l’incidenza delle crisi è proporzionalmente superiore a quella osservata nell’infanzia – sottolinea Laura Tassi, neurologa del Centro di Chirurgia dell’Epilessia dell’Ospedale Niguarda e past president della LICE –. Un esordio di epilessia dopo i 60 anni è un’evenienza comune, leggermente più frequente nel sesso maschile, e rappresenta il disturbo neurologico più frequente dopo le malattie cerebrovascolari e le demenze”.
Le epilessie a esordio tardivo hanno quindi un impatto sanitario, sociale ed economico rilevante, particolarmente evidente nei Paesi ad alto reddito e destinato a crescere con l’invecchiamento della popolazione. In questo scenario, una diagnosi tempestiva e un trattamento appropriato sono sempre auspicabili, anche alla luce della disponibilità di numerosi farmaci anticrisi di nuova generazione, efficaci e ben tollerati negli anziani, che consentono oggi di migliorare in modo significativo il controllo delle crisi e la qualità di vita.
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