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20 Gennaio 2026

Test streptococco, tamponi rapidi in farmacia: triage per uso corretto degli antibiotici

Uno studio condotto nelle farmacie italiane mostra che oltre metà dei test rapidi per lo streptococco risulta negativa, indicando un ampio margine di inappropriatezza nell’uso degli antibiotici. Presentato a Roma lo studio di Fenagifar

di Simona Zazzetta


Test streptococco, tamponi rapidi in farmacia: triage per uso corretto degli antibiotici

L’uso appropriato degli antibiotici nelle infezioni passa anche dalla farmacia di comunità e i test rapidi possono un vero e proprio triage territoriale. Lo dimostra uno studio condotto in Italia in cui è stato osservato che su quasi duemila test rapidi per lo streptococco A effettuati in farmacia, solo il 45% è risultato positivo; nei bambini tra 0 e 10 anni la percentuale sale al 59%. Un dato che indica come, in assenza di strumenti diagnostici rapidi, una quota rilevante di terapie antibiotiche venga avviata senza una reale indicazione clinica. 
I risultati arrivano dal progetto “Antibiotico-resistenza: è tempo di agire”, promosso da Fenagifar insieme all’Università degli Studi di Torino, con la collaborazione di Federfarma, Sistema Farmacia Italia e il patrocinio della Fofi, presentato a Roma ei in procinto di pubblicazione. 

Lo studio presentato si articola in due componenti entrambe condotte all’interno delle farmacie di comunità e pensate per leggere il fenomeno dell’antimicrobico-resistenza lungo il percorso reale del cittadino, prima della prescrizione e prima dell’eventuale accesso al medico.

Scarsa consapevolezza su antibiotici e resistenza

La prima fase dello studio ha avuto un’impostazione osservazionale e epidemiologica ed è stata realizzata attraverso la somministrazione di questionari ai cittadini che si rivolgevano alle farmacie aderenti al progetto.
L’obiettivo era valutare il livello di conoscenza, percezione e comportamento rispetto all’uso degli antibiotici e al fenomeno dell’antibiotico-resistenza.

In pochi mesi sono stati raccolti oltre 14.500 questionari, grazie al coinvolgimento di 778 farmacie distribuite su tutto il territorio nazionale, un campione ampio e capillare che riflette la reale popolazione che accede quotidianamente alla farmacia. I dati hanno permesso di misurare non solo la consapevolezza dichiarata, ma anche la comprensione effettiva del fenomeno e le pratiche concrete dei cittadini.

Dai questionari emerge che, sebbene una quota maggioritaria dei cittadini affermi di sapere che cosa sia l’antibiotico-resistenza, la comprensione è spesso superficiale o imprecisa. Sono risultati ancora diffusi comportamenti a rischio, come la conservazione di antibiotici in casa, l’automedicazione o il consiglio di antibiotici a familiari e conoscenti, elementi che contribuiscono alla selezione di batteri resistenti. Questa prima parte dello studio ha quindi fotografato il problema sul piano culturale e comportamentale, evidenziando uno spazio rilevante di intervento educativo.

Poct: appropriatezza clinica e decisioni terapeutiche

La seconda fase dello studio ha affiancato alla rilevazione dei comportamenti un’analisi clinico-assistenziale, basata sull’utilizzo in farmacia dei Point of Care Testing, in particolare il test rapido per lo streptococco beta-emolitico di gruppo A nei casi di mal di gola.

In questa fase sono stati eseguiti 1.914 test, con l’obiettivo di valutare quanto spesso i sintomi che portano alla richiesta o all’aspettativa di un antibiotico siano effettivamente riconducibili a un’infezione batterica. I risultati mostrano che solo il 45% dei test è risultato positivo, percentuale che sale al 59% nella fascia pediatrica 0-10 anni. Questo significa che in oltre metà dei casi l’infezione non era di origine batterica e non richiedeva una terapia antibiotica.

Il dato mette in evidenza il ruolo del Poct come strumento di appropriatezza: in presenza di test negativo, il farmacista ha potuto orientare il cittadino verso un trattamento sintomatico e un monitoraggio dei sintomi; nei casi positivi, invece, il test ha facilitato un invio mirato al medico, favorendo una prescrizione antibiotica più tempestiva e appropriata. Lo studio dimostra quindi che l’assenza di un test diagnostico rapido espone a un uso eccessivo o non mirato degli antibiotici, mentre la sua introduzione consente decisioni più corrette già a livello territoriale.

Il presidente di Fenagifar Vladimiro Grieco, nel suo intervento ha sottolineato come l’antibiotico-resistenza “non nasca negli ospedali ma molto prima, nei territori, nella gestione quotidiana delle infezioni comuni, spesso in assenza di strumenti diagnostici rapidi” e i dati raccolti “possono diventare strumenti utili per orientare riflessioni concrete di politica sanitaria perché la lotta all’antibiotico-resistenza non è solo una battaglia clinica, è anche e soprattutto una battaglia culturale. E la farmacia di comunità, per la fiducia costruita nel tempo con i cittadini, per la sua capillarità e per le competenze professionali, è uno dei pochi presìdi in grado di intervenire su questo fronte in modo sistemico”.
L’esperienza sul test per lo streptococco, secondo Grieco mostra come la disponibilità di l’utilizzo dei Point of Care Testing in farmacia consenta di distinguere tra infezioni batteriche e non batteriche, evitando l’uso di antibiotici quando non necessari e favorendo, nei casi positivi, un invio mirato al medico per una terapia appropriata. “Un approccio che, oltre a migliorare la qualità delle cure, riduce il rischio di ritardi terapeutici e di complicanze”. 

Sul ruolo operativo dei farmacisti è intervenuto anche Paolo Levantino, segretario di Fenagifar, che ha richiamato il valore del progetto come esperienza di collaborazione tra professionisti e istituzioni. "Il progetto sull’antimicrobico-resistenza è nato grazie a una rete, a una collaborazione tra Fenagifar, Università, Federfarma, Sistema Farmacia Italia e Fofi", ha spiegato, sottolineando come "ogni singolo passo che ciascuno di noi compie può fare la differenza".

Levantino ha evidenziato come uno degli elementi critici emersi dallo studio riguardi la percezione distorta del fenomeno da parte dei cittadini: "Molti sottovalutano ancora che non è il proprio organismo a diventare resistente agli antibiotici, ma sono i batteri", un equivoco che, ha osservato, "sposta il problema da una dimensione collettiva a una individuale". Da qui la necessità che il farmacista assuma un ruolo attivo di educatore: "È essenziale che noi farmacisti diventiamo veri e propri ambasciatori ed educatori della salute, perché un paziente più consapevole è anche un paziente più proattivo".

L’esperienza maturata durante il progetto mostra inoltre, secondo Levantino, che l’intervento della farmacia può produrre effetti immediati. "Non ci siamo limitati a raccogliere dati: attraverso l’educazione al banco e l’uso dei test rapidi siamo riusciti a migliorare l’appropriatezza delle scelte e l’indirizzamento dei pazienti". Un approccio che dimostra come "insieme agli altri professionisti della salute possiamo davvero fare la differenza e combattere l’antimicrobico-resistenza non tra dieci anni, ma oggi".



 Farmacoeconomia: ottimizzazione delle risorse 

Accanto agli aspetti clinici e culturali, durante l'incontro è emersa anche una dimensione economica rilevante. Le evidenze disponibili nella letteratura internazionale indicano che modelli di gestione dell’infezione streptococcica che attribuiscono un ruolo più attivo al farmacista possono generare risparmi significativi per i sistemi sanitari. Studi condotti in diversi contesti, dal Regno Unito al Nord America, mostrano che una gestione basata su test rapidi e presa in carico territoriale consente di ridurre le prescrizioni inappropriate di antibiotici, il ricorso a farmaci sintomatici e gli accessi impropri alla medicina generale, con un risparmio stimato in media tra i 10 e i 20 euro per paziente, che in alcune analisi arriva fino a circa 30 euro. Applicati su larga scala, questi benefici possono tradursi in un impatto economico complessivo rilevante per i sistemi sanitari, con stime che, nei modelli più estesi, arrivano a indicare risparmi potenziali fino a circa 200 milioni di euro l’anno.

Su queste basi prende avvio un nuovo studio di farmacoeconomia, illustrato da Tommaso Emanueli, consigliere dell’Ordine dei farmacisti di Torino. L’obiettivo è valutare in modo sistematico come l’introduzione strutturata dei test rapidi in farmacia possa incidere sull’antimicrobico-resistenza e sull’ottimizzazione delle risorse del Servizio sanitario nazionale, in linea con le indicazioni europee che promuovono l’uso dei Point of Care Testing. Lo studio coinvolgerà farmacie su tutto il territorio nazionale e prevede una fase preliminare di formazione obbligatoria, necessaria a garantire omogeneità e confrontabilità dei dati raccolti. La rilevazione coprirà l’intera stagione di riferimento di una patologia a forte andamento stagionale come il mal di gola, mentre l’analisi finale sarà affidata alla Fondazione Collegio Carlo Alberto di Torino, nell’ambito di una collaborazione strutturata tra farmacie e mondo accademico.

TAG: TAMPONI, STREPTOCOCCO, NASOFARINGITE

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