diabete
23 Gennaio 2026Il peptide SP6, derivato dalla Spirulina platensis, contribuisce a preservare la funzione metabolica e vascolare nel diabete di tipo 2 modulando l’equilibrio dei fosfolipidi di membrana. Ecco lo studio

Il peptide SP6 derivato dalla Spirulina platensis, comunemente ma erroneamente chiamata e commercializzata come alga azzurra, ma in realtà è un cianobatterio, può proteggere la funzione metabolica e vascolare nel diabete di tipo 2, agendo su un meccanismo cellulare molto specifico e finora poco considerato: l’equilibrio dei lipidi che compongono le membrane cellulari. Lo ha evidenziato uno studio, che apre nuove prospettive per future applicazioni terapeutiche, pubblicato sulla rivista Cardiovascular Diabetology e frutto di una ricerca svolta dall’Ircss Neuromed di Pozzilli in collaborazione con l’Università di Salerno e altri centri di ricerca italiani e internazionali.
La Spirulina platensis, chiarisce l’Istituto è un cianobatterio, cioè un batterio in grado di compiere la fotosintesi, a volte classificata, non del tutto correttamente, come “alga azzurra”.
Viene da tempo utilizzata in ambito nutrizionale, ma i suoi effetti biologici specifici sono oggetto di studio da parte della ricerca scientifica. Lo studio annunciato, infatti, si inserisce in un percorso avviato dallo stesso gruppo di ricerca già nel 2018 in uno studio pubblicato sulla rivista Hypertension, quando lo stesso peptide (SP6) era stato identificato e studiato in relazione all’ipertensione arteriosa. I peptidi sono molecole di dimensioni molto più ridotte rispetto alle proteine e alcuni di essi possono svolgere funzioni biologiche specifiche, interagendo in modo mirato con determinati processi cellulari. Nel nuovo studio, i ricercatori hanno analizzato il ruolo di SP6 nel diabete di tipo 2, concentrandosi in particolare sul metabolismo dei fosfolipidi di membrana, componenti fondamentali delle cellule, responsabili della stabilità strutturale e della corretta funzionalità dei tessuti.
I fosfolipidi, come spiega Pietro Campiglia, professore ordinario di Chimica farmaceutica presso il Dipartimento di Farmacia dell’Università di Salerno, “sono elementi chiave delle membrane cellulari e ne regolano proprietà essenziali come fluidità, integrità e capacità di risposta agli stimoli metabolici e vascolari”.
Attraverso analisi lipidomiche avanzate, condotte presso il Bio Open Lab, lo studio ha evidenziato come nel diabete di tipo 2 l’equilibrio tra le diverse classi di fosfolipidi risulti profondamente alterato. In particolare, aumenta la quota di lisofosfolipidi, molecole che rendono le membrane più instabili e compromettono il funzionamento cellulare, soprattutto a livello vascolare e metabolico.
“L’alterazione del profilo lipidico di membrana – sottolinea Eduardo Maria Sommella, professore associato di Chimica farmaceutica all’Università di Salerno – rappresenta un elemento critico della patologia diabetica, con ripercussioni dirette sulla funzione dell’endotelio e sul controllo metabolico”.
Utilizzando modelli cellulari e animali, i ricercatori hanno osservato che il peptide SP6 è in grado di modulare l’attività dell’enzima LPCAT1, coinvolto nel rinnovamento dei fosfolipidi di membrana. Questo intervento favorisce la conversione delle lisofosfatidilcoline in fosfatidilcoline, contribuendo a ristabilire un assetto lipidico più equilibrato e funzionale. Il riequilibrio delle membrane cellulari si associa, nei modelli studiati, a un miglioramento della funzione endoteliale, a un controllo più efficace della glicemia e a una protezione di organi chiave del metabolismo, come fegato e pancreas.
Secondo Albino Carrizzo, ricercatore dell’Ircss Neuromed e professore associato presso la Scuola Medica Salernitana, “le alterazioni del metabolismo dei lipidi di membrana non devono essere considerate soltanto una conseguenza del diabete, ma un fattore che contribuisce attivamente alla progressione della malattia e allo sviluppo delle sue complicanze cardio e cerebrovascolari”.
I risultati rafforzano l’ipotesi che meccanismi biologici precoci, legati all’integrità delle membrane cellulari, rappresentino un punto di connessione cruciale tra disfunzione metabolica e danno vascolare nel diabete di tipo 2.
“Queste evidenze – conclude Carmine Vecchione, ordinario di Cardiologia e ricercatore Neuromed – ampliano la comprensione dei processi molecolari che legano diabete e salute cardiovascolare e aprono nuove prospettive di ricerca, con l’obiettivo di affiancare alle terapie consolidate strategie preventive sempre più mirate, in grado di ridurre il peso delle complicanze micro e macrovascolari, incluso l’aumentato rischio di ictus nei pazienti diabetici”.
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