vitamina D
27 Gennaio 2026Secondo un’analisi di impatto sul budget l’affiancamento delle formulazioni solide di vitamina D alle soluzioni orali tradizionali può generare un risparmio di oltre 52 milioni di euro in tre anni per il Ssn graziea politiche di appropriatezza prescrittiva già sperimentate in alcune regioni

Le nuove formulazioni solide di vitamina D possono diventare uno strumento di razionalizzazione della spesa farmaceutica. Un’analisi di impatto sul budget stima che lo switch progressivo dalle soluzioni orali tradizionali possa generare risparmi per il Servizio sanitario nazionale superiori a 52 milioni di euro in tre anni. È la stima che arriva da un’analisi di impatto sul budget che ha analizzato la ricaduta economica della rimodulazione delle quote di mercato tra le varie forme farmaceutiche di vitamina D attualmente disponibili. I risultati dell’analisi sono stati presentati a Roma nel corso dell’evento “Vitamina D: Strategie d’impatto sui budget regionali e potenziali risparmi”, organizzato con il contributo non condizionante di IBSA Italia.
La vitamina D è essenziale per il benessere muscolo-scheletrico, visto il suo ruolo nell’assorbimento di calcio e fosforo, ma anche per la regolazione della risposta immunitaria, lo sviluppo prenatale e per mantenere la corretta funzionalità cerebrale e cardiovascolare. La carenza di questa sostanza è una problematica diffusa nelle donne in menopausa e tra gli anziani, tra le donne in gravidanza o in allattamento, le persone con gravi deficit motori e quelle affette da obesità. Per queste popolazioni, o in presenza di sintomi, è necessario sottoporsi a screening regolari per valutare i livelli di vitamina D, andando a correggere, eventualmente, la dieta o indicando una adeguata supplementazione.
In commercio, “la vitamina D è disponibile in diverse forme farmaceutiche che sono state migliorate nel tempo con l’obiettivo di aumentare la compliance del paziente - ha spiegato Orazio Falla, dirigente medico specializzato in Endocrinologia del Distretto di Palestrina, ASL RM5 -. Accanto alle tradizionali soluzioni orali vi sono oggi capsule softgel e film orodispersibili, che si propongono come valide alternative, essendosi dimostrate bioequivalenti”. Sulla scorta di queste evidenze, negli ultimi anni le soluzioni orali liquide sono andate incontro a un calo delle prescrizioni, mentre le formulazioni in capsule e film orodispersibili registrano una crescita.
Nel contesto dell’attuale attenzione alla sostenibilità del sistema salute e all’ottimizzazione dell’impiego delle risorse pubbliche, l’analisi di impatto sul budget ha approfondito il risparmio atteso per il SSN e per il paziente, conseguente a un’ipotetica graduale sostituzione della soluzione orale tradizionale con le formulazioni solide, in tre anni. Dai risultati è emerso che lo switch genererebbe un risparmio totale di 52,2 milioni di euro per il Ssn, interamente attribuibile al minor costo di acquisizione delle formulazioni solide. Tra le tre regioni a maggiore prescrizione di vitamina D, i risparmi stimati sono: 12,5 milioni di euro, per la Lombardia, 7,3 milioni, per la Campania, e 5 milioni di euro, per il Lazio. Inoltre, per il paziente, il co-payment sarebbe azzerato nella formulazione da 25.000 UI e ridotto di oltre il 74% nella formulazione da 50.000 UI. “Non si tratta solo di risparmiare, ma di reinvestire meglio, dimostrando che l’innovazione terapeutica può essere sostenibile se guidata da scelte basate sull’evidenza”, ha dichiarato Eugenio Di Brino, Co-Founder & Partner, Altems Advisory, che durante l’incontro ha illustrato i risultati dell’analisi.
L’indagine è partita dall’esperienza della ASL Roma 2 sul controllo della spesa farmaceutica che ha implementato un modello che consente ai medici di prescrivere, qualora necessario, una formulazione di vitamina D diversa dal flaconcino multi-dose, scegliendo il trattamento che a parità di dosaggio presenta il costo-terapia più basso. “I dati di monitoraggio della spesa dimostrano che le politiche di appropriatezza prescrittiva producono risultati concreti: nel 2024 la spesa annua per il colecalciferolo si è attestata poco sotto i 3,5 milioni di euro, in riduzione rispetto ai quasi 3,7 milioni del 2023”, ha commentato Gerardo Miceli Sopo, direttore della UOC Farmacia Ospedaliera OP – Continuità Ospedale-Territorio e Distribuzione Diretta, ASL Roma 2.
Il modello, dunque, potrebbe essere esportato in altre regioni, come ha sottolineato Fausto Bartolini, direttore del Dipartimento Assistenza Farmaceutica, USL Umbria 2 e coordinatore della Cabina di regia regionale per il governo della spesa farmaceutica. “Ogni regione può implementare iniziative volte a raggiungere equilibrio tra innovazione e costi anche per la terapia con la vitamina D. In Umbria abbiamo adottato iniziative che vanno in questa direzione. Quello che è auspicabile, anche attraverso il lavoro dell’Aifa, è condividere una strategia omogenea sul territorio nazionale e una disponibilità della terapia farmacologica per tutti i pazienti”.
Ugo Trama, dirigente UOD Politica del Farmaco della Regione Campania e vicepresidente Sifo, in un messaggio inviato in occasione dell’incontro ha parlato di “un caso di gestione delle Vitamina D che potrà essere una strada percorribile per tutti i Sistemi Regionali nell’ottica di trasformare il risparmio in qualità di cura e in risorse per l’innovazione sanitaria”.
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