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04 Febbraio 2026

Scabbia, casi in aumento: costo dei farmaci e scarsa aderenza favoriscono le resistenze

Resistenze farmacologiche, cure spesso interrotte per l’elevato costo e assenza di rimborsabilità a livello nazionale compromettono l’efficacia delle terapie contro la scabbia. Gli specialisti chiedono il riconoscimento dei farmaci in fascia A per migliorare l’aderenza e contenere la diffusione della parassitosi

di Redazione Farmacista33


Scabbia, casi in aumento: costi dei farmaci e scarsa aderenza favoriscono le resistenze

Nonostante negli ultimi anni in Italia la scabbia non rappresenti più una patologia marginale ma anzi in forte aumento (fino a + 750% nel 2024) oggi nessun farmaco viene rimborsato dal Ssn, salvo in alcune regioni, a fronte di costi che ne limitano l’utilizzo, di resistenze farmacologiche documentate e di crescente inefficacia delle terapie quando applicate in modo incompleto. Sono le criticità messe in evidenza dalla Conferenza stampa “La Scabbia un problema emergente”, tenutasi a Roma, dove dermatologi e pediatri hanno messo in evidenza i limiti dell’attuale gestione terapeutica della parassitosi.

 Malattia di rilevanza sociale: sintomi per riconoscerla

“La Scabbia è una malattia di rilevanza sociale, soggetta a denuncia obbligatoria e spesso a controlli domiciliari da parte dei Servizi di Igiene e Sanità Pubblica, ma, nonostante ciò, nessun farmaco utilizzato per il suo trattamento è fornito gratuitamente dal Servizio Sanitario Nazionale” ha affermato Fabio Arcangeli, presidente della World Health Academy of Dermatology and Pediatrics, richiamando l’attenzione su una contraddizione che pesa direttamente sull’aderenza terapeutica e sull’efficacia delle cure.

La scabbia è un’infestazione cutanea causata dall’acaro Sarcoptes scabiei var. hominis, che scava cunicoli nello strato superficiale della pelle dove vive e depone le uova. I sintomi più comuni sono un prurito intenso, spesso più marcato nelle ore notturne, e un’eruzione cutanea papulare simile a piccoli brufoli, localizzata soprattutto a polsi, spazi interdigitali, ascelle, gomiti, regione periombelicale, inguine e glutei. In alcuni casi possono essere visibili i cunicoli scavati dall’acaro, che appaiono come sottili linee grigiastre appena rilevate sulla pelle. Nelle persone alla prima infestazione i sintomi possono comparire anche a distanza di 4–6 settimane dal contagio, periodo durante il quale il soggetto è comunque contagioso; nei soggetti già colpiti in passato, invece, i segni clinici possono manifestarsi nel giro di pochi giorni. Particolare attenzione va riservata alla scabbia crostosa, forma più grave che colpisce soprattutto soggetti anziani, immunodepressi o debilitati, spesso senza il tipico prurito, ma caratterizzata da lesioni crostose ad alta carica parassitaria e da un’elevatissima contagiosità, con un rischio significativo di focolai epidemici in contesti comunitari.

Terapie: farmaci topici e sistemici

Le attuali strategie terapeutiche basate su permetrina e ivermectina scontano non solo costi elevati interamente a carico dei pazienti, ma anche una crescente resistenza farmacologica e indicazioni posologiche spesso insufficienti, con il risultato di trattamenti incompleti, recidive e ulteriore diffusione della parassitosi.

Le più recenti linee guida internazionali indicano l’applicazione di permetrina 5% crema o l’assunzione di ivermectina per via orale 0,2 mg/kg di peso corporeo.
La permetrina va applicata dal collo ai piedi e anche nel cuoio capelluto nei bambini piccoli che, insieme agli adolescenti, è la categoria più vulnerabile e attualmente più colpita. Il trattamento va mantenuto in sede prima di essere lavato via per almeno 8-12 ore e ripetuto dopo una settimana. Per trattare l’intera superficie cutanea del corpo di un adulto occorrono 1-2 confezioni da 30 grammi, che hanno un costo di circa 23 euro cadauna.
L’ivermectina, utilizzata alla dose indicata di 0,2 mg/kg, richiede l’assunzione di 2-6 compresse da 3 mg ciascuna in base al peso corporeo, da ripetere dopo una settimana. Il costo di 4 compresse varia da 18 a 22 euro circa. 

Trattandosi di farmaci non ovicidi, è necessario prevedere un secondo ciclo di terapia dopo circa sette giorni, il tempo necessario per la schiusa delle uova degli acari, che avviene in 2-3 giorni dalla deposizione, e talora un terzo ciclo dopo due settimane.

Aderenza alla terapia ostacolata dai costi

La letteratura internazionale segnala, inoltre, una crescente resistenza alla permetrina in molti paesi del mondo, dovuta a mutazioni dell’acaro, che riesce a neutralizzare il principio attivo del farmaco, e quindi la necessità di mantenerla in sede 12-14 ore e non più 8 e di prolungare la terapia per 3 giorni, da ripetere dopo una e talora due settimane. Prevede, poi, un trattamento completo anche per i contatti che vanno considerati malati potenziali, a scopo cautelativo.

I costi di una terapia di efficacia per un malato e per ogni contatto stretto (familiare o convivente) ammonterebbero, per un trattamento locale con permetrina, a circa 138 euro per un bambino e 276 euro per un adulto, per un trattamento per via orale con ivermectina, a circa 80 - 240 euro, a seconda del peso della persona. Per un nucleo familiare composto da un bambino e due adulti la spesa ammonterebbe a 690 euro in caso di trattamento solo locale con permetrina e circa 560 euro in caso di trattamento con ivermectina.

Arcangeli ha precisato che “solo alcune regioni italiane, come Emilia-Romagna e Trentino-Alto Adige distribuiscono gratuitamente questi farmaci, ma seguendo indicazioni posologiche talora insufficienti per i malati, come l’applicazione di permetrina solo per una notte, anche se ripetuta dopo una settimana, o addirittura un’unica applicazione di permetrina o assunzione di ivermectina per i contatti, che dovrebbero essere trattati come malati potenziali”.

Anche l’aderenza terapeutica rappresenta, secondo gli esperti, uno dei fattori che più incidono sulla diffusione della parassitosi. Come ha sottolineato Arcangeli, “anche la cattiva gestione dei farmaci, che implica cure non eseguite a causa dell’elevato costo, indicazioni posologiche insufficienti, mancato o inadeguato trattamento dei contatti stretti, possono contribuire alla crescente diffusione della parassitosi”. 
Da qui l’appello a un intervento strutturale a livello nazionale: “È per questo che i farmaci per la Scabbia dovrebbero essere dispensati gratuitamente su tutto il territorio nazionale, riconosciuti in fascia A dalle Autorità Sanitarie Nazionali, così da renderli facilmente accessibili a tutti ed utilizzabili per la giusta durata e modalità di trattamento, a discrezione del medico prescrittore, poiché esistono situazioni specifiche in cui potrebbe risultare necessario prolungare o intensificare la terapia”.

TAG: SCABBIA, COSTO DEI FARMACI

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