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12 Marzo 2026

Self-care in farmacia: dai test point-of-care ai farmaci Otc, i farmacisti migliorano esiti di salute e riducono i costi sanitari

Dal Self-care Summit della Fip emerge il contributo della farmacia di comunità nella gestione dei disturbi minori, nei test point-of-care e nell’uso appropriato dei farmaci, con benefici clinici per i pazienti e risparmi per i sistemi sanitari

di Redazione Farmacista33


Self-care in farmacia: dai test point-of-care ai farmaci Otc, i farmacisti migliorano esiti di salute e riducono i costi sanitari

I farmacisti contribuiscono in modo significativo all’autocura (self -care) dei cittadini attraverso consulenza sui disturbi minori, dispensazione sicura dei farmaci da banco e servizi diagnostici con point-of-care test (Poct). Secondo le evidenze raccolte dall’International Pharmaceutical Federation, questi interventi migliorano gli esiti per i pazienti e possono generare risparmi per i sistemi sanitari, ad esempio riducendo trattamenti inappropriati, accessi agli ospedali e visite mediche non necessarie.

A fare il punto è il primo “Self-care Summit” organizzato dalla Fip tenutosi nei giorni scorsi nei Paesi Bassi, che ha riunito 30 partecipanti provenienti da 13 paesi e una infografica realizzata ad hoc illustra l'impatto dei farmacisti sugli esisti clinici, sull'efficienza dell'assistenza sanitaria e sull'accesso alle cure. I dati sono stati raccolti da 99 documenti FIP pubblicati tra il 2017 e il 2025 che documentano il contributo dei farmacisti nel supporto all’alfabetizzazione sanitaria, nella prevenzione e nella gestione delle malattie croniche non trasmissibili (NCD) in numerosi ambiti, tra cui: mal di gola, sintomi respiratori, disturbi gastrointestinali, gestione del dolore, nutrizione, salute sessuale e prodotti naturali.

Disturbi minori: indicazioni e consigli sui farmaci Otc

Le evidenze analizzate dalla Fip mostrano inoltre come il farmacista svolga un ruolo concreto nell’educazione sanitaria e nella gestione dei disturbi minori: nel 79% dei casi informa i pazienti sulle condizioni autolimitanti e nel 74% fornisce indicazioni sull’uso appropriato dei farmaci, mentre nel 59% dei casi provvede alla dispensazione di medicinali da banco. In una quota più contenuta interviene anche nell’orientamento del paziente verso altri professionisti sanitari quando è necessario un livello di assistenza superiore (24%) o nell’offerta di servizi diagnostici (13%). L’efficacia di questi interventi è favorita da personale adeguatamente formato, da una collaborazione strutturata con gli altri professionisti sanitari e dall’accesso a tecnologie e risorse educative, oltre che alla possibilità di consultare i dati sanitari dei pazienti e di disporre di spazi dedicati alla consulenza. Tra i principali fattori che ne limitano la diffusione e la continuità vengono invece indicati i carichi di lavoro elevati e i vincoli di tempo, la carenza di finanziamenti e sistemi di remunerazione adeguati, l’accesso limitato alle cartelle cliniche e, in alcuni contesti, l’assenza di protocolli standardizzati o barriere di natura normativa.

Point-of-care test: migliorano efficienza dei sistemi sanitari

I dati della Fip indicano anche un impatto positivo sia sul piano clinico sia su quello economico degli interventi di autocura supportati dalla farmacia di comunità. In particolare, i test diagnostici point-of-care (Poct) e i servizi per la gestione dei disturbi minori contribuiscono a migliorare l’efficienza dei sistemi sanitari e a ridurre il carico su altri livelli di assistenza.
I Poct effettuati in farmacia per malattie infettive e croniche consentono infatti di ridurre i trattamenti inappropriati, migliorare la sicurezza nell’uso dei farmaci e favorire la diagnosi precoce delle patologie croniche, rafforzando allo stesso tempo le attività di sorveglianza di sanità pubblica, soprattutto nelle comunità meno servite.

I dati disponibili mostrano anche benefici diretti per i pazienti. In uno studio condotto in Canada, il 96,8% dei partecipanti che ha ricevuto servizi per la gestione dei disturbi minori in farmacia prima di consultare un medico ha riportato un miglioramento significativo o completo della propria condizione, con l’80,8% che ha registrato benefici già dopo la prima visita dal farmacista. In altri casi, l’impiego di test point-of-care della creatinina da parte dei farmacisti per valutare la funzionalità renale prima della dispensazione di antibiotici ha consentito di modificare la terapia nei pazienti con insufficienza renale, migliorando la sicurezza dei dosaggi negli anziani e riducendo il rischio di eventi avversi.

Risparmi economici e sanitari

Anche sul piano economico emergono risultati rilevanti. Nei Paesi Bassi, l’utilizzo di test Poct per la valutazione della funzione renale nei pazienti di età pari o superiore a 65 anni in trattamento con antibiotici ha generato risparmi stimati in circa 86 euro all’anno per paziente. In Canada, programmi di test per lo streptococco realizzati nelle farmacie di comunità in cinque province hanno prodotto risparmi compresi tra 12,47 e 24,36 dollari canadesi per paziente, pari a un impatto complessivo stimato tra 1,3 e 2,6 milioni di dollari l’anno.
Analogamente, il Minor Ailment Scheme attivato a Birmingham nel Regno Unito ha determinato risparmi per circa 2 milioni di sterline nel 2014, con stime di risparmio potenziale comprese tra 12 e 56 milioni di sterline.

Ulteriori evidenze indicano infine che i servizi erogati in farmacia possono contribuire a ridurre gli accessi ospedalieri e le barriere all’accesso alle cure. In un programma canadese guidato da farmacisti per l’identificazione dello Streptococcus di gruppo A sono stati valutati 7.050 pazienti e il 70% ha ricevuto antibiotici direttamente in farmacia, riducendo la necessità di ricorrere all’ospedale e garantendo un’assistenza più rapida e costo-efficace.

Fonte:

https://www.fip.org/file/6504 

TAG: AUTOMEDICAZIONE, POINT OF CARE TEST, FARMACISTI, FARMACIE, DISTURBI DI SALUTE MINORI

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