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23 Aprile 2026Agenas apre la consultazione pubblica sulle équipe delle Case della Comunità. Nelle linee guida il farmacista è indicato come referente per l’uso appropriato dei farmaci e la sicurezza delle terapie. Ecco i compiti e le funzioni nell'equipe allargata

Nel nuovo modello organizzativo previsto dalla riforma dell’assistenza territoriale il farmacista è indicato tra i professionisti coinvolti nelle équipe multiprofessionali delle Case della Comunità, con un ruolo specifico nella gestione delle terapie farmacologiche e nella sicurezza dei trattamenti. È quanto emerge dal documento tecnico sulle équipe multidisciplinari nell’assistenza primaria predisposto da Agenas a supporto dell’attuazione della riforma territoriale prevista dal decreto ministeriale 77/2022 oggetto di una consultazione pubblica avviata il 20 e aperta fino al 18 maggio 2026 con la finalità di raccogliere contributi per migliorare il documento prima della pubblicazione finale.
L’attivazione delle Case della Comunità, sottolinea Agenas, in coerenza con quanto stabilito dal Decreto Ministeriale 77/2022, prevede tra i requisiti obbligatori delle Case della Comunità, sia hub sia spoke, che i servizi di cure primarie siano erogati attraverso équipe multiprofessionali che vengono identificate in base all’individuazione dei bisogni di cura del paziente. Il documento ricorda anche che, oltre a una serie di normative regionali, anche negli Accordi collettivi nazionali di Mmg, specialisti e pediatri c’è un richiamo al team multiprofessionale come “motore della medicina d'iniziativa per la gestione proattiva delle cronicità”. Tuttavia, nonostante queste indicazioni normative “la concreta applicazione organizzativa resta al momento episodica ed esperienziale”.
Per Agenas la composizione e l’organizzazione dell’équipe multiprofessionale ha una geometria variabile “per valorizzare il lavoro congiunto e prestare attenzione al bisogno ed alle sue soluzioni, interagendo con altri attori coinvolti nel processo di presa in carico”. C’è quindi una équipe di base, composta da un Medico di assistenza Primaria (MAP) o Pediatra di Libera Scelta, Infermiere, Assistente Sociale e una figura per il supporto amministrativo e poi è prevista una équipe allargata che coinvolge ulteriori figure sanitarie sulla base di specifici bisogni rilevati, tra cui il farmacista chiamato a gestire terapie farmacologiche multiple o complesse.
Il documento precisa il perimetro di azione del farmacista che opera “all’interno della casa di comunità o della farmacia territoriale” ed è il “referente per l’uso appropriato, sicuro ed efficace dei farmaci”, contribuisce alla riconciliazione farmacologica, al monitoraggio dell’aderenza terapeutica e alla prevenzione delle interazioni farmacologiche e degli eventi avversi e “svolge attività di educazione sanitaria e counseling al paziente e al caregiver, favorendo l’empowerment e la corretta gestione delle terapie”.
L’attivazione dell’équipe e dei singoli professionisti avviene sulla base di criteri di appropriatezza clinica, assistenziale e sociale e il primo step è l’identificazione del bisogno assistenziale che a sua volta richiede proattività in quanto, spiega Agenas, “non sempre l’utenza è sufficientemente consapevole delle risposte possibili alla propria condizione per la quale i servizi sociosanitari sono chiamati a rispondere”. È in questo contesto che le farmacie dei servizi e i farmacisti, si legge nel documento, “presìdi di prossimità capaci di rilevare aderenza terapeutica, interazioni farmacologiche, fragilità socioeconomiche” rappresentano uno dei punti di accesso al sistema.
Per comprendere l’intero processo il documento offre alcuni “percorsi-tipo” e casi d’uso esemplificativi che descrivono concretamente come si attiva la presa in carico multiprofessionale.
In un primo esempio, un paziente anziano con Bpco e scompenso cardiaco viene accompagnato alla Casa della Comunità per un peggioramento della dispnea e difficoltà nella gestione domiciliare della terapia. La valutazione multiprofessionale porta all’aggiornamento del piano assistenziale individuale, con potenziamento dell’assistenza domiciliare e interventi educativi, prevedendo anche il raccordo con il farmacista per la riconciliazione terapeutica, a supporto della sicurezza e dell’aderenza ai trattamenti.
In un secondo caso, una paziente anziana con decadimento cognitivo viene presa in carico a seguito di una segnalazione della farmacia di comunità, dove erano state rilevate difficoltà nella gestione della terapia e segni di disorientamento. La segnalazione attiva la valutazione multiprofessionale e l’avvio di un percorso integrato con il coinvolgimento dei servizi sanitari e sociali, con monitoraggio nel tempo e coordinamento tra i professionisti coinvolti.
Infine, il documento individua un sistema di indicatori di performance per monitorare nel tempo l’efficacia del lavoro delle équipe e favorirne il miglioramento continuo, distinguendo tra aspetti organizzativi, processi assistenziali ed esiti di salute. Tra gli indicatori più attinenti al ruolo dei farmacisti figurano in particolare l’applicazione della riconciliazione della terapia farmacologica nei pazienti politrattati, l’aderenza alle prescrizioni e l’empowerment della persona nella gestione autonoma delle cure, insieme alla partecipazione ai piani assistenziali individuali e al lavoro integrato tra professionisti. Il monitoraggio comprende inoltre indicatori di sistema, come la riduzione degli accessi inappropriati al pronto soccorso e dei ricoveri evitabili, che riflettono indirettamente anche la qualità della gestione delle terapie e della presa in carico territoriale.
Fonte:
https://www.agenas.gov.it/aree-tematiche/comunicazione/primo-piano/2747-consultazione-pubblic
ph.cr. freepik
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