farmacia dei servizi
25 Aprile 2026Un'indagine condotta su 33 paesi europei confronta i dati 2025 con quelli pre-pandemia: vaccinazioni, riconciliazione farmacologica e interventi alla prima dispensazione registrano la maggiore espansione. Restano criticità normative ed economiche

Negli ultimi anni, in particolare rispetto al periodo pre-pandemia, i servizi erogati dalle farmacie di comunità in Europa sono cresciuti in modo significativo, ma la sostenibilità del modello dipende ancora da quadri normativi e modelli di remunerazione non uniformi tra i Paesi, mentre persistono barriere organizzative e professionali, dalla carenza di personale ai vincoli economici.
È il quadro che emerge da uno studio pubblicato sull'International Journal of Clinical Pharmacy, a cui hanno contribuito tra gli altri, Ilaria Passarani segretario generale del Pegu e Erika Mallarini Associate Professor di Sda Bocconi School of Management, il primo a raccogliere dati su tutti gli Stati membri Ue utilizzando lo stesso strumento in due momenti distinti: prima della pandemia (2020) e dopo (2025).
La ricerca ha coinvolto le organizzazioni nazionali di farmacisti di tutti i 27 stati membri Ue più sei paesi non-Ue — Norvegia, Svizzera, Serbia, Macedonia del Nord, Turchia e Regno Unito — per un totale di 33 paesi partecipanti.
Lo studio ha utilizzato lo stesso questionario validato impiegato nel 2020, consentendo un confronto longitudinale diretto su 47 servizi farmaceutici di comunità, classificati in sei categorie: servizi di dispensazione, promozione della salute, screening e referral, gestione delle malattie, gestione individuale del caso, servizi basati su Health Technology Assessment (Hta) e servizi digitali.
Nel complesso, i paesi hanno dichiarato una mediana di 26 servizi disponibili, con un range che va da 9 a 43. Nel 77% dei casi i servizi mappati risultavano offerti in un numero maggiore di paesi nel 2025 rispetto al 2020, a testimonianza di un'espansione sostanziale nell'arco di cinque anni.
Le crescite più marcate riguardano la vaccinazione — passata da 10 a 19 paesi — la riconciliazione farmacologica, da 7 a 15 paesi, e gli interventi alla prima dispensazione, da 11 a 16 paesi. I servizi di gestione delle malattie mostrano il più alto incremento relativo, mentre i servizi di dispensazione, già ampiamente consolidati si mantengono stabili.
La disponibilità dei servizi, tuttavia, continua a variare in modo significativo tra i diversi sistemi sanitari europei, evidenziando una forte disomogeneità nel numero e nel livello di implementazione dei servizi offerti dalle farmacie di comunità.
Lo studio sottolinea infatti che, pur in presenza di una diffusione generalizzata dei servizi, permangono differenze sostanziali tra paesi in termini di organizzazione, regolazione e finanziamento, con modelli nazionali che evolvono a velocità diverse.
Sul fronte del rimborso si registra una tendenza positiva: il numero di paesi che remunera le vaccinazioni è raddoppiato, da 5 a 10, e sono aumentati anche i rimborsi per lo screening dei soggetti a rischio e per gli ausili alla gestione della dose. Nel complesso, il rimborso pubblico è cresciuto per il 49% dei servizi mappati tra il 2020 e il 2025, con nuove aree di finanziamento che emergono nella gestione terapeutica, nella prevenzione e nell'integrazione con il sistema sanitario.
Restano tuttavia barriere significative. Le limitazioni normative interessano 22 dei 47 servizi rilevati, in particolare i servizi clinici e quelli legati alla sostituzione terapeutica. Nel caso della vaccinazione, un terzo dei paesi che offre il servizio segnala vincoli regolatori esistenti: in alcuni stati, come Estonia e Svezia, la legislazione non prevede ancora che siano i farmacisti a somministrare i vaccini, pur consentendolo ad altri professionisti sanitari nelle stesse farmacie.
Ostacoli pratici, tra cui carichi di lavoro eccessivi, vincoli economici, oneri amministrativi e difficoltà di integrazione interprofessionale, si sommano a quelli normativi e frenano l'adozione sistematica dei nuovi servizi.
Lo studio sottolinea che l'espansione della disponibilità dei servizi da sola non basta. Come evidenziano gli autori, “l'espansione della disponibilità dei servizi di farmacia di comunità potrebbe non essere sufficiente, poiché l'allineamento normativo e adeguati meccanismi strutturali di rimborso sono necessari per trasformare l'implementazione in una pratica professionale stabile”.
Per affrontare queste criticità è necessaria “un'azione di policy coordinata, che comprenda la riforma dell'ambito di esercizio professionale, investimenti nella pianificazione e nella capacità della forza lavoro e una più profonda integrazione delle farmacie nelle cure primarie”
Gli autori evidenziano inoltre che l'espansione dei servizi “ha implicazioni per l’istruzione e la formazione, la governance e l’integrazione nei sistemi sanitari” e che “i programmi di formazione e di sviluppo professionale continuo dovranno adattarsi per sostenere competenze e ruoli clinici, la collaborazione interprofessionale e le competenze digitali”.
In questo contesto, sottolineano anche che “una maggiore integrazione delle farmacie di comunità nelle cure primarie è essenziale per ottimizzare le competenze dei farmacisti, migliorare gli esiti per i pazienti e promuovere un uso sicuro e appropriato dei medicinali”.
Gli autori raccomandano inoltre che le valutazioni internazionali dei sistemi sanitari, come quelle condotte dall'Ocse, incorporino indicatori specifici sui servizi farmaceutici di comunità, per consentire un confronto tra paesi e sostenere lo sviluppo di politiche basate sull'evidenza.
Fonte:
Int J Clin Pharm. 2026 Apr 15. doi: 10.1007/s11096-026-02137-9. Online ahead of print.
ph.cr. freepik
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