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22 Giugno 2026

Farmaci equivalenti, conoscenza in calo tra i giovani: cresce il ruolo del farmacista nell'informazione

L’indagine SWG presentata nell'ambito della campagna IoEquivalgo evidenzia una crescita della preferenza per i farmaci di marca e del ruolo del farmacista come fonte di informazione sanitaria. Tra le proposte di Cittadinanzattiva, più formazione per i professionisti e una maggiore valorizzazione del farmacista nella promozione degli equivalenti

di Redazione Farmacista33


Farmaci equivalenti, conoscenza in calo tra i giovani: cresce il ruolo del farmacista nell'informazione

La conoscenza dei farmaci equivalenti arretra, soprattutto tra i giovani, mentre cresce il ruolo del farmacista come punto di riferimento per l'informazione sanitaria. Solo il 50% della Gen Z dichiara di conoscere bene gli equivalenti, contro una media del 70% della popolazione, e aumenta la preferenza per i farmaci di marca. Per questo Cittadinanzattiva chiede, tra le proposte avanzate, di rafforzare la formazione dei professionisti sanitari e di valorizzare il ruolo del farmacista nella proposta attiva dell'equivalente e nel contrasto ai pregiudizi che ne limitano l'utilizzo.
I dati aggiornati emergono da una ricerca SWG presentata oggi presso il Ministero della Salute, nell’ambito dell’evento “Si chiama equivalente, tu chiamalo una scelta”, appuntamento promosso da Cittadinanzattiva in chiusura della VI Edizione della Campagna IoEquivalgo, realizzata con il contributo non condizionato di Egualia, e in collaborazione con Federfarma e Fofi e con il patrocinio del Ministero della Salute.

Salute, informazione e farmaci: i dati dell’indagine

L'indagine condotta da aprile e maggio 2026 su un campione di 2500 cittadini maggiorenni, evidenzia un peggioramento della percezione dello stato di salute degli italiani e una crescente ricerca di soluzioni rapide ai piccoli disturbi. Per il 56% degli intervistati i malesseri continuativi fanno ormai parte della quotidianità: negli ultimi otto anni sono aumentati di 20 punti i dolori osteoarticolari, di 15 punti la stanchezza e di 14 punti l'insonnia. Parallelamente, l'indice medio di salute percepita registra un ulteriore calo di tre punti rispetto al 2024.

In questo contesto cresce il ricorso a fonti alternative di informazione e orientamento sanitario. L'8% degli italiani dichiara di aver consultato strumenti di intelligenza artificiale per affrontare piccoli problemi di salute, quota che sale al 15% tra i giovani della Generazione Z. Aumenta anche il ricorso a Internet (10%, +4 punti rispetto al 2024) e al farmacista (13%, +3 punti), mentre resta sostanzialmente stabile il riferimento al medico di medicina generale (32%, +1). L'esigenza di trovare risposte rapide si riflette inoltre in un maggiore utilizzo dei farmaci da banco, in crescita di otto punti rispetto alla precedente rilevazione.

Sul fronte dell'informazione sanitaria, l'81% degli italiani si considera ben informato sui temi della salute e del benessere. I professionisti sanitari restano il principale punto di riferimento per il 77% degli intervistati, con una presenza crescente del farmacista, indicato più frequentemente rispetto al 2024 (+8 punti). Allo stesso tempo, il 56% degli italiani utilizza Internet come fonte informativa e il 12% consulta chatbot basati sull'intelligenza artificiale, percentuale che raggiunge il 17% tra i più giovani.

Lo studio rileva anche un rapporto contraddittorio con i medicinali. Diminuisce la quota di chi ritiene che i farmaci debbano essere utilizzati con particolare cautela e attenzione (45%), mentre un italiano su quattro li considera semplicemente uno strumento per stare meglio. Il 38% tende a fare scorta dei farmaci più utilizzati, soprattutto tra Gen Z e Millennials; tra questi ultimi il 41% ammette inoltre di assumere medicinali scaduti, mentre il 29% degli intervistati smaltisce ancora i farmaci nell'indifferenziata.

Per quanto riguarda i farmaci equivalenti, la ricerca segnala un arretramento della conoscenza e della fiducia. La quota di cittadini che dichiara di conoscerli bene è diminuita di cinque punti negli ultimi cinque anni. Il dato è particolarmente evidente tra i giovani della Gen Z, dove solo il 50% afferma di conoscere bene gli equivalenti, contro una media nazionale del 70% e il 79% registrato tra i boomers. Cala, inoltre, la consapevolezza delle caratteristiche di questi medicinali e cresce leggermente la preferenza per i farmaci di marca (+3%), favorita sia dall'abitudine sia da una maggiore diffidenza verso gli equivalenti. La riduzione della fiducia interessa diverse categorie terapeutiche, dagli antidolorifici ai farmaci gastrointestinali fino agli antibiotici.

Restano infine sostanzialmente stabili le modalità prescrittive dei medici: nel 30% dei casi viene indicato soltanto il principio attivo, lasciando al paziente la scelta tra equivalente e brand; nel 36% dei casi vengono riportati sia il principio attivo sia il nome commerciale del farmaco; nel 22% delle prescrizioni viene invece indicato esclusivamente il farmaco di marca.

Oltre un miliardo di euro spesi per scegliere il brand

Giunta alla sesta edizione, la campagna IoEquivalgo punta a promuovere la conoscenza e l'accesso ai farmaci equivalenti, contribuendo a ridurre il divario culturale ed economico che continua a incidere sulla spesa farmaceutica dei cittadini. Secondo il report annuale del Centro studi Egualia, nel 2025 gli italiani hanno versato oltre un miliardo di euro di differenziale di prezzo per scegliere il farmaco di marca invece dell'equivalente rimborsato. La spesa aggiuntiva è risultata più elevata nel Lazio e in Molise, mentre i cittadini lombardi hanno sostenuto i costi più contenuti.

Persistono inoltre marcate differenze territoriali nei consumi degli equivalenti. Il ricorso a questi medicinali resta più diffuso nel Nord, dove rappresentano il 41,4% delle confezioni dispensate e il 34,6% dei valori, rispetto al Centro (30,1% e 27%) e al Sud (24,8% e 22,5%). A livello regionale, la maggiore incidenza si registra nella Provincia autonoma di Trento (45,9%), in Lombardia (43,5%) e in Piemonte (42,1%), mentre i livelli più bassi si osservano in Basilicata (23,9%), Calabria (22,5%) e Campania (21,7%).

Nel corso delle sei edizioni, come spiega Valeria Fava, responsabile politiche della salute di Cittadinanzattiva, sono state raggiunte tutte le regioni con l’allestimento di villaggi itineranti in piazze e atenei in 22 città. “Sono stati coinvolti cittadini e studenti - aggiunge Fava - grazie alla sottoscrizione di protocolli d’intesa con diverse Regioni, tra cui Campania, Sicilia, Marche e Sardegna. Per i cittadini sono disponibili anche strumenti pratici come il portale www.ioequivalgo.it e una app con informazioni chiare, certificate e aggiornate. In questa edizione abbiamo inoltre lavorato con Federfarma e FOFI per realizzare un percorso di formazione a distanza sulla comunicazione efficace - al quale hanno partecipato più di 2.700 farmacisti - con la finalità di fornire ulteriori strumenti per ridurre i bias e accrescere la fiducia dei cittadini nei confronti degli equivalenti. Un percorso che è stato accolto molto positivamente dai professionisti che, nel 96%, ritiene molto importante una formazione in tal senso". 
Inoltre, nelle circa 19 mila farmacie aderenti alla rete di Federfarma sono presenti video e locandine provviste di QR code per consultare online, scaricare gli opuscoli informativi e approfondire la conoscenza riguardo l’utilizzo dei farmaci equivalenti.

Più formazione e un ruolo attivo del farmacista tra le proposte

Alla luce dei risultati dell'indagine, Cittadinanzattiva propone un insieme di interventi rivolti sia ai cittadini sia ai professionisti sanitari per rafforzare la conoscenza e l'utilizzo dei farmaci equivalenti. Sul fronte dell'informazione, l'associazione chiede campagne istituzionali maggiormente orientate ai canali digitali e ai social media, con l'obiettivo di raggiungere le fasce più giovani della popolazione, e l'introduzione di percorsi di educazione sanitaria nelle scuole e nelle università per promuovere un uso più consapevole dei medicinali.

Un capitolo specifico riguarda la formazione dei professionisti sanitari. Tra le proposte figurano l'inserimento di contenuti dedicati al valore clinico ed economico dei farmaci equivalenti nei corsi di laurea di Farmacia, Medicina e Infermieristica e il rafforzamento delle competenze comunicative degli operatori sanitari, fornendo strumenti utili a migliorare il dialogo con i pazienti e a contrastare i pregiudizi che ancora condizionano la percezione degli equivalenti.

Per quanto riguarda il percorso prescrittivo, Cittadinanzattiva sollecita un monitoraggio sistematico dell'iter del farmaco, dalla prescrizione alla dispensazione, e invita a valutare l'utilizzo della clausola di non sostituibilità. L'obiettivo indicato è promuovere una responsabilità condivisa tra il medico nella scelta terapeutica e il farmacista nella proposta dell'equivalente, favorendo al tempo stesso iniziative specifiche nelle regioni del Centro-Sud, dove il ricorso agli equivalenti rimane inferiore alla media nazionale e i cittadini sostengono spesso costi più elevati per l'acquisto dei farmaci di marca.

Tra le priorità indicate vi è infine la necessità di garantire la disponibilità dei farmaci equivalenti sul mercato e di sostenere un comparto considerato strategico per la sostenibilità del Servizio sanitario nazionale e per il contenimento della spesa farmaceutica a carico delle famiglie, in particolare di quelle economicamente più fragili.

ph.cr.magnific

TAG: #IOEQUIVALGO, FARMACI EQUIVALENTI, CITTADINANZATTIVA, FARMACISTI

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