counseling
30 Giugno 2026Uno studio condotto in farmacia di comunità descrive gli strumenti impiegati nel counseling con pazienti con artrite reumatoide. Colloquio individuale, materiale informativo e educazione terapeutica portano a un miglioramento della conoscenza della malattia e dell'aderenza.

Un percorso educativo personalizzato proposto ai pazienti con artrite reumatoide e condotto dal farmacista in farmacia di comunità, migliora significativamente la conoscenza della malattia e in 3 mesi favorisce una maggiore aderenza alle terapie. È quanto emerge da uno studio, pubblicato su Frontiers in Pharmacology, che conferma come il counseling professionale possa rappresentare uno strumento concreto per supportare i pazienti affetti da una patologia cronica complessa, nella quale la continuità terapeutica e la corretta comprensione delle cure sono determinanti per il controllo della malattia.
Lo studio ha coinvolto 95 pazienti con artrite reumatoide che hanno partecipato a un programma educativo individuale realizzato in farmacia. Il counseling prevedeva un colloquio della durata di circa 20-30 minuti, supportato da materiale informativo, sviluppato sulla base delle evidenze scientifiche disponibili e delle principali raccomandazioni cliniche. Durante l'incontro il farmacista affrontava i principali aspetti della malattia, illustrando le caratteristiche dell'artrite reumatoide, il ruolo dei farmaci nel controllo dell'infiammazione, i possibili effetti indesiderati delle terapie, l'importanza dell'aderenza terapeutica e la necessità di controlli periodici. Nel loro insieme, questi elementi hanno costituito il percorso di counseling valutato nello studio e rappresentano gli strumenti educativi su cui è stata misurata l'efficacia dell'intervento del farmacista..
A dodici settimane, i pazienti hanno mostrato un netto miglioramento della conoscenza dell'artrite reumatoide e delle sue modalità di gestione. Il punteggio medio complessivo è, infatti, passato da 46,2 a 73 punti su 100, evidenziando una maggiore consapevolezza sia della patologia sia degli obiettivi terapeutici. Il miglioramento ha interessato diversi ambiti, tra cui la conoscenza dei trattamenti farmacologici, delle strategie non farmacologiche, delle comorbilità associate e delle pratiche di autocura.
Accanto all'aumento delle conoscenze, il counseling ha determinato anche un miglioramento significativo dell'aderenza ai trattamenti, documentato dall'incremento del punteggio utilizzato per valutare il corretto utilizzo dei farmaci (da 60,4 a 66,1 punti). Si tratta di un risultato particolarmente rilevante nella gestione dell'artrite reumatoide, dove la continuità delle cure è fondamentale per mantenere sotto controllo l'infiammazione e limitare la progressione del danno articolare. Un'assunzione irregolare dei farmaci o la sospensione del trattamento possono, infatti, favorire le riacutizzazioni, ridurre l'efficacia delle cure nel lungo periodo e compromettere il raggiungimento degli obiettivi clinici. In questo contesto, il farmacista può svolgere un ruolo fondamentale attraverso attività di educazione e supporto continuativo, aiutando il paziente a comprendere il valore della terapia, a superare dubbi e timori e a correggere convinzioni errate che spesso portano a modificare o interrompere autonomamente il trattamento prescritto.
I risultati suggeriscono che il counseling del farmacista possa contribuire a migliorare la gestione dei pazienti con artrite reumatoide, favorendo una maggiore consapevolezza della malattia e una migliore continuità terapeutica. Gli autori sottolineano, tuttavia, che lo studio non prevedeva un gruppo di controllo e che il periodo di osservazione era limitato a dodici settimane. Saranno, pertanto, necessari studi più ampi e con follow-up più lunghi per confermare la persistenza dei benefici osservati e definirne l'impatto sugli esiti clinici nel lungo periodo
Fonte:
https://www.frontiersin.org/journals/pharmacology/articles/10.3389/fphar.2026.1813901/full
ph.cr.magnific
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