Influenza
17 Settembre 2026L’indagine dell’Osservatorio Salute Iqvia per Assosalute analizza come gli italiani affrontano l’influenza, dal ricorso ai farmaci di automedicazione alla prevenzione vaccinale, mettendo in evidenza il ruolo di orientamento del farmacista e l’accessibilità della farmacia.

Quasi la metà degli italiani ha avuto l’influenza o sintomi influenzali negli ultimi 12 mesi. Il 51% li ha gestiti autonomamente, ricorrendo anche al consiglio del farmacista, mentre poco più del 20% dichiara di essersi vaccinato contro l’influenza nell’ultima stagione. Sono alcuni dei dati dell’Osservatorio Salute Iqvia, presentati nel corso dell’evento “Gli italiani e la gestione dell’influenza: prevenzione, cura e ruolo dei farmaci di automedicazione”, promosso da Assosalute-Federchimica.
I sintomi più frequenti sono stati il raffreddore, indicato dall’83%, la tosse dal 72%, dolori e malessere dal 62%, mal di testa dal 56%, febbre superiore a 38 gradi dal 46% e disturbi gastrointestinali dal 27%. La sintomatologia è durata mediamente sei giorni. I giovani hanno riportato un quadro più articolato, con una maggiore frequenza di mal di testa, febbre e disturbi gastrointestinali rispetto agli over 60.
“La gestione di questi sintomi avviene per la metà dei casi in autonomia con il consiglio del farmacista – ha osservato Isabella Cecchini, direttrice Primary Market Research e responsabile del Centro Studi Iqvia. – Metà degli italiani, nel momento dell’influenza, è in grado di gestire i sintomi con il supporto e il consiglio del farmacista. L’altra metà in genere si affida al medico, prevalentemente al medico di medicina generale”.
Nel complesso, il 51% gestisce i sintomi in autonomia e il 49% si rivolge a un medico. In presenza di sintomi influenzali, il medico di medicina generale, indicato dal 35%, rimane il principale professionista al quale chiedere indicazioni; il 9% si rivolge al Pronto soccorso o alla guardia medica e il 5% allo specialista.
“Trasversalmente, sia chi si affida al medico sia chi si affida al farmacista o gestisce da solo ricorre ai farmaci di automedicazione: antipiretici, antinfiammatori, pastiglie per la gola e sciroppi per la tosse sono il presidio di riferimento per la gestione dei sintomi”, ha aggiunto Cecchini.
“Il farmacista è spesso il primo punto di riferimento accessibile per chi ha un disturbo lieve”, ha ricordato Fabrizio Pregliasco, professore associato del Dipartimento di Scienze biomediche per la salute dell’Università degli Studi di Milano e direttore sanitario aziendale dell’Irccs Ospedale Galeazzi-Sant’Ambrogio di Milano. “Può consigliare sull’uso corretto dei farmaci di automedicazione, verificare dosaggi e possibili interazioni – un aspetto essenziale per gli anziani e per chi assume più terapie – e orientare la persona su quando è opportuno rivolgersi al medico”.
Poco più del 20% degli italiani dichiara di essersi vaccinato contro l’influenza nell’ultimo anno, con un’adesione dimezzata rispetto al 2021. La percentuale raggiunge il 38% tra gli over 60, mentre si ferma al 17% tra gli under 35. Complessivamente, secondo il comunicato, il 12% degli italiani si vaccina contro l’influenza in farmacia.
Tra gli over 60 vaccinati, l’85% si è rivolto al medico di famiglia, il 10% a un centro vaccinale, il 4% alla farmacia e l’1% all’ospedale. Tra gli under 35, invece, il 48% ha scelto il centro vaccinale, il 32% il medico di base, il 17% la farmacia e il 3% l’ospedale.
Anche il confronto per genere evidenzia alcune differenze. Tra le donne vaccinate, il 64% si è rivolto al medico di base, il 24% a un centro vaccinale, il 9% alla farmacia e il 2% all’ospedale. Tra gli uomini, il medico di base è stato scelto dal 53%, il centro vaccinale dal 30%, la farmacia dal 14% e l’ospedale dal 3%.
“Vaccinarsi non significa avere la certezza di non ammalarsi – ha ribadito Pregliasco. – Il valore del vaccino sta soprattutto nella riduzione delle forme gravi, delle complicanze e delle ospedalizzazioni, in particolare nei soggetti vulnerabili”.
“Quest’anno il vaccino antinfluenzale può essere co-somministrato con quello contro il Covid-19 e, per gli anziani e le persone a rischio, l’appuntamento diventa l’occasione per valutare anche altre protezioni, dallo pneumococco alle strategie contro l’RSV – ha evidenziato il virologo. – L’obiettivo è sfruttare ogni occasione utile per proteggere i più fragili, senza considerare la vaccinazione come un appuntamento isolato”.
Guardando ai successivi 12 mesi, il 30% degli italiani intende vaccinarsi contro l’influenza, rispetto al 38% rilevato nel 2022. La percentuale sale al 50% tra gli over 60. Il 10% intende invece vaccinarsi contro il Covid, a fronte del 49% del 2022, mentre il 67% non prevede di vaccinarsi contro nessuna delle due infezioni.
Quanto al luogo della futura vaccinazione, il 50% indica il centro vaccinale, il 47% il medico di medicina generale, il 23% la farmacia e il 13% l’ospedale. Le percentuali si riferiscono a una domanda che prevedeva più possibilità di risposta.
“Nelle intenzioni future la farmacia sembra essere un luogo che potrebbe favorire e facilitare la vaccinazione, soprattutto per i giovani, che vanno meno dal medico e meno in ospedale – ha spiegato Cecchini. – La possibilità di avere il consiglio del farmacista, entrare in farmacia e vaccinarsi può essere un elemento facilitatore importante”.
“Il farmacista e la farmacia possono avere un ruolo chiave nella prevenzione, nell’informazione e nel guidare le persone ad attivare comportamenti preventivi”, ha concluso Cecchini. “La farmacia può essere un luogo di accesso facile e immediato e aiutare le persone a superare un ostacolo che non è una reale resistenza alla vaccinazione, ma spesso una difficoltà nell’organizzazione dei tempi”.
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