cannabis medica
23 Ottobre 2026Il fallimento dell’azienda olandese solleva interrogativi sull’approvvigionamento italiano. Marco Ternelli, farmacista spiega che ci sono alternative disponibili, ma la transizione dipenderà dalle autorizzazioni alle importazioni e dalla gestione del cambio di varietà per i pazienti. Le richieste delle associazioni al Governo.

Il fallimento dell’azienda olandese Bedrocan e lo stop alle esportazioni dall’Olanda prospettato per la fine del 2026 aprono un problema di continuità delle forniture di cannabis terapeutica per le farmacie italiane e per i pazienti. Altri produttori possono contribuire all’approvvigionamento, ma il passaggio richiederà autorizzazioni adeguate ai nuovi quantitativi e, per alcune persone in trattamento, una modifica della prescrizione. È il quadro emerso durante la conferenza stampa promossa dall’Associazione Luca Coscioni, Meglio Legale e Forum Droghe, nella quale il farmacista esperto di galenica Marco Ternelli ha illustrato le criticità operative della transizione.
Alla base del fallimento, hanno spiegato i relatori, il disallineamento tra la fine del contratto di Bedrocan con il governo olandese e l’apertura del nuovo mercato. L’azienda si è trovata senza il principale acquirente e senza la possibilità di sostituirlo sul mercato nazionale. La vicenda riguarda direttamente l’Italia, che dipende in larga misura dalle importazioni e nella quale il canale olandese ha storicamente avuto un ruolo centrale.
Per Ternelli, la presenza di altri produttori offre possibilità di approvvigionamento, ma non basta a garantire una transizione senza difficoltà. Le aziende che oggi riforniscono una parte del mercato italiano dovranno poter aumentare i quantitativi importati per rispondere alla domanda finora coperta dalle forniture olandesi.
Il passaggio decisivo riguarda quindi l’Ufficio centrale stupefacenti e la gestione delle autorizzazioni. Il farmacista ha richiamato il rischio che richieste di importazione molto superiori a quelle abituali incontrino rallentamenti amministrativi, proprio mentre sarebbe necessario adeguare rapidamente le forniture alla nuova situazione.
Le disponibilità già presenti potranno accompagnare il passaggio, ma non rappresentano una soluzione definitiva: “Ci saranno delle scorte, ma queste scorte non sono per sempre”, ha osservato Ternelli. A complicare la transizione potrebbe aggiungersi il rinnovo annuale dei permessi di importazione: gestire quantitativi e provenienze differenti richiede una programmazione diversa dalla conferma dei flussi abituali.
Anche la possibilità di ricorrere alla produzione Bedrocan in Danimarca, richiamata durante la conferenza, non equivale a una sostituzione automatica del canale olandese. Ternelli ha spiegato che ha una capacità produttiva inferiore rispetto a quella dei Paesi Bassi, una gamma di varietà limitata e la necessità di considerare la domanda degli altri mercati, a partire dalla Germania. Per l’Italia si porrebbe inoltre il tema dell’apertura del relativo canale autorizzativo.
Per le farmacie e per i pazienti, la questione non riguarda soltanto quanti chilogrammi di cannabis saranno disponibili, ma anche quali prodotti potranno essere utilizzati per proseguire le cure. Le varietà alternative possono avere caratteristiche differenti da quelle prescritte fino a quel momento. Come ha precisato Ternelli, “non sono ovviamente le stesse genetiche, non sono necessariamente gli stessi rapporti di THC - CBD o stessi valori”. Il cambio di prodotto può quindi richiedere una rivalutazione da parte del medico e una modifica della ricetta.
La disponibilità di un’alternativa non coincide, dunque, con la possibilità di sostituire direttamente la varietà indicata nella prescrizione. È questo uno dei passaggi pratici che potrebbero pesare sui pazienti durante la transizione, anche in presenza di quantitativi complessivamente sufficienti.
Ternelli ha collegato queste difficoltà a problemi già presenti nell’accesso ai preparati. Il primo è la mancata dematerializzazione delle ricette dei galenici per uso umano, cannabis compresa, a fronte della digitalizzazione già avvenuta in altri ambiti della prescrizione farmaceutica.
Il secondo riguarda le spedizioni e la collaborazione tra farmacie. Il farmacista ha richiamato le difficoltà che incontra chi si rivolge a una farmacia che non allestisce preparati a base di cannabis e deve cercare altrove il medicinale. A suo giudizio, la possibilità di collaborare con una farmacia preparatrice dovrebbe facilitare l’accesso alla terapia. Ha invece segnalato ostacoli sia alla consegna al domicilio sia nei rapporti tra farmacie: “I pazienti sono quelli che devono girare, girare, girare”.
La conferenza ha affrontato anche il ruolo dello Stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze e le prospettive di sviluppo della produzione nazionale. Ternelli ha invitato a distinguere i quantitativi coltivati da quelli distribuiti: questi ultimi comprendono anche cannabis importata e non possono essere utilizzati come misura della sola produzione italiana.
Un’altra distinzione riguarda la capacità teoricamente autorizzata e i quantitativi effettivamente coltivati. Ma, secondo il farmacista, il tema non si esaurisce nell’aumento dei volumi: occorre considerare anche la domanda delle diverse varietà.
FM2, prodotta dallo Stabilimento, è una varietà bilanciata, inserita in un segmento che rappresenta soltanto una parte del mercato. Per Ternelli, lo sviluppo della produzione nazionale dovrebbe quindi comprendere anche varietà ad alto THC, come FM1. “Non abbiamo una cannabis in Italia, abbiamo una varietà di cannabis che ha un mercato molto piccolo”, ha sintetizzato, riferendosi ai limiti dell’offerta nazionale descritta nel suo intervento.
Sul piano più generale, gli organizzatori hanno ricordato le procedure avviate nel 2022 per aprire alla coltivazione da parte di altri soggetti e rimaste, secondo quanto riferito alla conferenza, senza seguito operativo. Hanno inoltre sottolineato la carenza di dati aggiornati e disaggregati su pazienti, prescrizioni e impieghi, che rende difficile ricostruire il fabbisogno e programmare le forniture.
L’Associazione Luca Coscioni, Meglio Legale e Forum Droghe chiedono anzitutto di convocare le istituzioni e gli operatori coinvolti per chiarire le scorte effettivamente disponibili e le forniture previste per il prossimo anno, riattivando anche il tavolo con le associazioni dei pazienti.
Sul versante dell’accesso, l’appello propone di rivedere le modalità di compilazione delle ricette e consentire la spedizione dei prodotti, per agevolare chi vive lontano dalle farmacie che li rendono disponibili.
Le richieste strutturali riguardano l’attuazione delle disposizioni approvate nel 2017: potenziamento della produzione dello Stabilimento di Firenze, apertura alla produzione nazionale da parte di privati, formazione del personale sanitario ed effettiva copertura delle prescrizioni da parte del Servizio sanitario nazionale. Le associazioni sollecitano anche una revisione dei meccanismi delle gare per l’approvvigionamento delle infiorescenze.
Infine, propongono un’Agenzia nazionale per la cannabis medica, con funzioni di programmazione dei fabbisogni, coordinamento della produzione e delle importazioni, controllo della qualità e promozione della ricerca. Tra i suoi compiti dovrebbe rientrare la pubblicazione trasparente di dati aggiornati sui quantitativi prodotti e importati, sui pazienti e sulle prescrizioni.
Fonte
https://www.youtube.com/watch?v=Q10i0mr8sfU
ph.cr.magnific
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