antibiotici
05 Novembre 2026Gli specialisti della Sita richiamano l’attenzione sulla diagnosi delle infezioni respiratorie e sul rischio di coinfezioni batteriche nei pazienti fragili. I test aiutano a orientare le terapie, mentre i sintomi non devono portare all’assunzione di antibiotici di propria iniziativa.

Evitare l’uso di antibiotici quando non sono necessari, senza ritardare i trattamenti nei pazienti che ne hanno bisogno. Con l’arrivo della stagione influenzale, la distinzione tra infezioni virali e batteriche torna al centro dell’attenzione degli specialisti della Società italiana di terapia antinfettiva (Sita). Il tema è tra quelli affrontati al 16° Congresso nazionale, in programma il 5 e 6 novembre a Torino, sotto la presidenza di Matteo Bassetti e con l’organizzazione scientifica di Francesco Giuseppe De Rosa. Un punto richiede particolare attenzione: identificare un virus respiratorio non esclude automaticamente la presenza di una contemporanea infezione batterica.
L’esperienza della pandemia e il crescente utilizzo dei test molecolari hanno migliorato la capacità di individuare i virus responsabili delle infezioni respiratorie. Il comunicato Sita richiama una ricerca statunitense pubblicata sul New England Journal of Medicine, condotta su adulti ricoverati per polmonite acquisita in comunità: virus identificati nel 27% dei pazienti e batteri nel 14%, con possibili infezioni miste e una quota significativa di casi senza un agente identificato.
“Per molto tempo le polmoniti sono state associate soprattutto alle infezioni batteriche, ma anche i virus respiratori hanno un ruolo di grande rilievo”, sottolinea Matteo Bassetti. “La diagnostica ci permette di riconoscere sempre meglio le cause delle infezioni e di orientare le terapie. Gli antibiotici non agiscono contro i virus: utilizzarli quando non servono espone il paziente a effetti indesiderati e contribuisce ad alimentare l’antibiotico-resistenza. Il trattamento di una polmonite va dunque valutato sulla base delle condizioni cliniche e delle evidenze disponibili”.
Negli anziani, nelle persone con patologie croniche, nei pazienti immunocompromessi e nei casi più gravi, anche quando viene identificato un virus può essere necessario somministrare antibiotici per trattare una possibile coinfezione batterica.
“Occorre distinguere tra le polmoniti che si sviluppano nella comunità e quelle acquisite in ospedale, dove i pazienti e i microrganismi coinvolti possono essere molto diversi”, spiega Francesco Giuseppe De Rosa, Malattie Infettive, Città della Salute di Torino. “La diagnosi deve tenere conto della gravità del quadro, delle condizioni generali e del rischio di infezioni miste. Nei pazienti fragili una sovrainfezione può complicare significativamente il decorso clinico. Per questo sono fondamentali la tempestività degli accertamenti e una terapia personalizzata, da rivalutare sulla base dell’evoluzione clinica e dei risultati microbiologici. Il fattore tempo è determinante: la collaborazione tra laboratorio di microbiologia e clinici permette di individuare più rapidamente le cause dell’infezione e orientare tempestivamente le scelte terapeutiche. Un lavoro di squadra è fondamentale per evitare trattamenti inappropriati e per non ritardare quelli necessari, così come è necessario un controllo delle strategie adottate nel sistema sanitario”.
Il messaggio rivolto ai cittadini riguarda anzitutto l’uso degli antibiotici di propria iniziativa in presenza di sintomi respiratori e la necessità di una valutazione medica in caso di sospetta polmonite.
“Il messaggio ai cittadini è semplice: non bisogna assumere antibiotici di propria iniziativa in presenza di febbre, tosse o sintomi influenzali”, conclude Bassetti. “La prevenzione, a partire dalle vaccinazioni raccomandate, e una diagnosi corretta sono strumenti essenziali per proteggere la salute. In caso di sospetta polmonite serve una valutazione medica: soltanto così possiamo distinguere i pazienti che hanno bisogno degli antibiotici da quelli per i quali questi farmaci non sono necessari. Usarli meglio oggi significa conservarne l’efficacia anche per il futuro”.
L’appello arriva in vista della World AMR Awareness Week, la settimana mondiale di sensibilizzazione sulla resistenza agli antimicrobici promossa dall’Organizzazione mondiale della sanità dal 18 al 24 novembre. Secondo i dati del Rapporto dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) relativo al 2024 riportati nel comunicato, il consumo di antibiotici in Italia è diminuito del 3,3% rispetto all’anno precedente. Resta però elevato il ricorso agli antibiotici ad ampio spettro: il rapporto tra il loro consumo e quello degli antibiotici a spettro ristretto è pari a 12,3 in Italia, contro una media europea di 4,6. Un dato che, sottolinea il comunicato, evidenzia la necessità di migliorare ulteriormente l’appropriatezza delle prescrizioni.
ph.cr.magnific
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