Politica e Sanità
26 Novembre 2014Valorizzare il più possibile il rapporto paziente-farmacista come momento fondamentale per un'appropriatezza e aderenza terapeutica, favorire la costruzione di una relazione di fiducia. È questo l'appello che arriva da Corrado Giua, presidente della Società italiana di farmacia clinica (Sifac), società scientifica delle farmacie di comunità, all'interno del dibattito nato sull'onda delle indicazioni del Garante della privacy sulla consegna delle ricette in assenza del paziente ma anche di quelle esperienze che presentano un potenziale rischio di bypassare il farmacista (come per esempio il recente protocollo d'intesa tra Regione Friuli Venezia Giulia e Poste per servizi quali cup, ritiro referti, ecc). «Credo che il rapporto di fiducia, l'alleanza tra il paziente e i professionisti della salute, sia un fondamento del processo di cura e del buon esito del percorso terapeutico e questo vale tanto per il medico quanto per il farmacista che, potendo intercettare anche quei cittadini che non vanno dal medico, può esercitare una funzione importante nella prevenzione e nello screening di situazioni critiche». Il farmacista ha quindi la «possibilità di costruire quel ruolo attivo di guida del paziente, di avviare un percorso di cura condiviso, in cui l'assistito sia seguito in tutte le fasi, ma anche di educazione sanitaria». Oggi, tuttavia «ci troviamo di fronte a una serie di fenomeni che rendono la costruzione di questa relazione fiduciaria più complessa: da un lato un paziente sempre più informato ed esigente, capace di esercitare una maggiore pressione critica, e dall'altro, la farmacia che ha la necessità di valorizzazione il consiglio e l'allargamento delle competenze verso un ruolo più sanitario e clinico». In questo contesto, è chiaro che «il rapporto di fiducia debba essere costruito passo a passo, proprio attraverso una relazione costante, che metta al centro il paziente più che la sua patologia o la terapia. Ai farmacisti è chiesto uno sforzo per convergere verso quelle buone pratiche di ascolto, di counselling, di presa in carico di paziente e care givers». L'appello è quindi quello di evitare e piuttosto di compensare quelle situazioni in cui «si verifica un abbandono del cittadino» così da «salvaguardare il ruolo di follow up nella terapia e nella cura». La posta in gioco è alta: «educazione sanitaria, pharmaceutical care, monitoraggio sulla terapia sono possibili solo con un ruolo attivo e presente del farmacista, e sono tanto più importanti perché possono determinare un'influenza sugli end-point clinici, con ricadute in termini di costi di salute e di risparmi» e soprattutto «vanno nella direzione impressa al sistema sanitario di deospedalizzazione e territorializzazione delle cure e dell'integrazione delle figure assistenziali sul territorio».
Francesca Giani
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