Crisi Credifarma, futuro incerto su assetto e mission. Timori per farmacie clienti
Prima la chiusura del bilancio 2013 con un passivo di 4,2 milioni di euro, poi una lettera dei 60 dipendenti indirizzata ai vertici nazionali e provinciali di Federfarma, poi alcune dichiarazioni sul futuro, che comunque lascia aperti alcuni interrogativi, nell'assemblea di ieri del sindacato. È questa la situazione attorno a Credifarma, la finanziaria dei farmacisti per due terzi proprietà di Federfarma e per un terzo, con quote paritarie, delle banche Bnl - Bnp Paribas e Unicredit, e a darne una ricostruzione è il Mattinale dell'Ordine di Roma: «Credifarma sembra essere giunta al capolinea, almeno nel ruolo di "polmone" finanziario a tutela del sistema farmacia che ha sempre giocato fin dalla sua fondazione»: «i bilanci sono in profondo rosso e, complice la lunga crisi economico-finanziaria del Paese, che ha colpito anche le farmacie, e l'atteggiamento prudenziale delle banche partner (tradottosi in una riduzione del finanziamento), all'orizzonte non si intravvedono prospettive di miglioramento». E la crisi «sembra ormai aver superato il livello di guardia e portato la società a un rapporto tra attività di rischio e patrimonio di vigilanza al di sotto del limite fissato dalla Banca d'Italia per consentire la continuazione dell'attività. Condizione che (in assenza di eventi positivi al momento difficilmente ipotizzabili) costringerà Credifarma - entro il prossimo 15 giugno, è sembrato di capire - a dismettere le sue vesti e trasformarsi in qualcosa di molto diverso da ciò che è stata finora». E sul futuro si è espressa, in una comunicazione ufficiale, Annarosa Racca, presidente di Federfarma: «Bnp e Unicredit hanno avanzato la proposta di trasformare Credifarma in una società di consulenza per l'offerta alle farmacie di servizi e prodotti, in taluni casi erogati direttamente dai due istituti di credito», proposta che «Federfarma ha ritenuto inappropriata rispetto alle esigenze della categoria e ha quindi inviato ai due partner una serie di osservazioni e correzioni sulle quali trovare una convergenza». E così, «tra le condizioni che abbiamo posto» ha spiegato la presidente Racca all'assemblea «ci sono la tutela dei dipendenti e la salvaguardia delle farmacie clienti. Inoltre, abbiamo chiesto che il trasferimento alle banche di alcune funzioni della società sia subordinato all'accettazione, da parte dei due istituti, di una convenzione che garantisca alle farmacie che ne faranno richiesta l'accesso a condizioni uniformi e standardizzate per quanto attiene i servizi finanziari, compresi ovviamente quelli relativi alle anticipazioni delle distinte». Ma secondo il Mattinale mancano «ulteriori dettagli in ordine a quale potrebbe essere il suo assetto e la sua nuova mission» e aggiunge: «l'ottimismo dimostrato non è condiviso dal presidente di Credifarma, Carlo Ghiani, intervenuto ai lavori assembleari del sindacato, che ha espresso anche critiche alla decisione di non ricevere in udienza, nonostante le reiterate richieste, i dipendenti di Credifarma, i cui posti di lavoro sono a questo punto seriamente a rischio». Al proposito, il Mattinale, riporta anche la lettera che i dipendenti «hanno indirizzato alla presidente di Federfarma e ai presidenti delle associazioni provinciali, per richiamare l'attenzione sulla delicatissima situazione dell'azienda» ma che lancia anche un interrogativo: «Cosa dirà ai 3.600 farmacisti sostenuti giornalmente da Credifarma? Che ne sarà dell'intera categoria che fino ad oggi ha potuto contare su Credifarma, quale sua finanziaria? Come state facendo il vostro lavoro di sindacato dei farmacisti se non tutelate i vostri iscritti? Non rilanciando Credifarma, la categoria sarà in balia del mercato bancario/finanziario senza più nessuna tutela».
Francesca Giani
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