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Politica e Sanità

10 Gennaio 2015

Liberalizzazioni, Vicari (Mise): inopportuno intervenire su farmacie e no a fascia C in parafarmacia


Il 2015 sarà l'anno delle liberalizzazioni? Sembrerebbe proprio di sì, anche se a giudicare dalle parole del sottosegretario allo Sviluppo economico Simona Vicari, intervistata da Farmacista33, le farmacie potrebbero essere dispensate dalla spinta liberalizzatrice. Vicari, infatti, sottolinea come una forte spinta alle liberalizzazioni nel settore farmaceutico sia arrivata con il governo Monti nel 2012 e come prima di procedere ad altri interventi sia bene valutare gli effetti di queste misure, il cui impatto non è ancora del tutto chiaro. In più giudica inopportuno intervenire ulteriormente sulle farmacie vista la fase di grandi difficoltà finanziarie. Il sottosegretario del Mise ridimensiona anche le velleità delle parafarmacie, che, spiega, hanno già avuto concrete possibilità di competere e svilupparsi con le liberalizzazioni Monti senza sfruttarla al meglio. Per ora, perciò, è da escludere l'attribuzione della vendita dei farmaci di fascia C con ricetta alle parafarmacie.

Si sta parlando con sempre più frequenza di un imminente Ddl concorrenza. Quali dovrebbero essere i tempi?
Non si conoscono.  Il provvedimento, è ancora in una fase istruttoria. Le parole del Premier comunque sono state chiare, il 2015 sarà l'anno della nuova legge sulla concorrenza.

Siamo ancora in fase di istruttoria tecnica, ma dalle recenti parole del Premier e del ministro Guidi si evince una spinta liberalizzatrice. La può confermare?
Una forte spinta alle liberalizzazioni è stata data già con il governo Monti nel 2012 anche per quanto riguarda il settore farmaceutico. Già nel 2012 siamo intervenuti introducendo la vendita di taluni farmaci nelle parafarmacie e ampliando il numero delle farmacie. L'attuazione di quest'ultima misura si realizzerà a breve e ne vedremo gli effetti a gennaio 2015. Non sarebbe auspicabile a mio avviso intervenire ulteriormente in tale contesto senza avere contezza dell'effettivo impatto di una prima liberalizzazione, che si inserisce, peraltro, in un momento di grave crisi del settore e rischia di compromettere un'effettiva tutela del diritto alla salute, che nel nostro ordinamento passa anche dalle modalità di distribuzione dei farmaci. Altri interventi mi sembrano più urgenti, come ad esempio l'rc auto e la riforma dei trasporti. Liberalizzare aiuta i processi di riforma e competitività dell'Italia con il resto dell'Europa. Ma quanto già fatto lo ritengo un ottimo risultato.

Le farmacie sono tra i settori presi in esame. Sarà davvero così e quali potrebbero essere in linea generale i provvedimenti che la riguardano. Si parla di fascia C e numero di farmacie
L'Antitrust per legge ogni anno fa una relazione annuale per l'adozione della legge annuale sulla concorrenza. Nell'ultima recente segnalazione del luglio scorso viene esaminato anche il settore farmaceutico con alcune proposte di riforma. Tuttavia, a mio avviso, in un momento di deflazione, inflazione e mancata crescita e produttività, i settori già interessati dalle liberalizzazioni non devono essere oggetto di nuovi interventi se non c'è ancora una valutazione di impatto delle misure di riforma già varate. Come ho detto, bisogna intervenire prioritariamente sui settori che non sono stati oggetto di liberalizzazione nel 2012.

Qual è la sua valutazione della attuale situazione delle farmacie. Soffiano venti di crisi come per molti altri settori e si avvertono due spinte contrastanti: da una parte i "vecchi" che faticano a mantenere la loro attività, dall'altra i "giovani" che chiedono spazio. Come conciliarle?
Le mie affermazioni non sono una strenua difesa dello status quo, semplicemente ritengo che ogni intervento vada contestualizzato. E oggi ci troviamo ad affrontare una crisi economica di particolare gravità. Non possiamo immaginare che le liberalizzazioni siano la bacchetta magica che risolve i nostri problemi. Il settore farmaceutico, al pari di altri, registra un andamento negativo: dati diffusi recentemente da commercialisti di settore evidenziano come siano prossime alla chiusura per fallimento circa 7000 farmacie e altre 4000 sono in grave difficoltà a causa dei tagli alla spesa farmaceutica, alla distribuzione diretta dei medicinali delle Asl e, più in generale, alla crisi che colpisce le famiglie, che le porta a ridurre persino gli acquisti dei farmaci. Quello che credo è che alle parafarmacie con le liberalizzazioni Monti sono già state offerte delle concrete possibilità di competere e svilupparsi, diversificando la propria offerta; possibilità non sempre sfruttate al meglio, mi riferisco ad esempio alla possibilità di vendere farmaci veterinari e preparazioni galeniche. Ribadisco che non mi sembra auspicabile in questo momento storico intervenire ulteriormente sulle farmacie, mettendone a repentaglio l'equilibrio finanziario, laddove le stesse, come noto, offrono dei servizi essenziali strettamente connessi alla tutela del diritto alla salute. La tutela di tale diritto viene garantita nel nostro ordinamento anche attraverso l'attuale organizzazione della distribuzione dei farmaci attraverso le farmacie soggette a pianificazione territoriale e ad obblighi di continuità del servizio. L'attribuzione alle parafarmacie, non soggette a pianificazione territoriale e all'obbligo di continuità del servizio, della vendita dei farmaci di fascia C altererebbe il nostro sistema di distribuzione dei farmaci e, come ricordato dalla stessa Consulta, in ultima analisi anche la tutela del diritto alla salute. Infine non dimentichiamo che molti farmaci che prima erano in fascia C sono diventati farmaci da banco e quindi vendibili anche al di fuori della farmacia. Questo cosiddetto processo di "delisting" è ancora in atto da parte dell'Aifa.

Marco Malagutti

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