I 10 anni della Legge Sirchia, la lotta al fumo non si deve fermare
«Dobbiamo dire ai ragazzi che, adeguarsi a certi comportamenti di gruppo è un segno di debolezza, facendo loro capire quanto il fumo sia dannoso per la salute ma anche per l'ambiente». L'ex ministro della Salute, Girolamo Sirchia, ha aperto così i lavori della conferenza tenutasi oggi a Roma presso l'Istituto comprensivo Visconti, in occasione del decennale della Legge che porta il suo nome. Sirchia, ora presidente della Consulta Nazionale sul Tabagismo, ha parlato agli studenti dell'Istituto insieme all'attuale ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, il ministro per gli Affari regionali e l'autonomia, Maria Carmela Lanzetta, e la preside della scuola, Piera Guglielmi. «È importante che si svolgano diverse iniziative tese a evitare che si incominci a fumare», ha aggiunto Sirchia. Un coro di voci unanime, quello di stamattina, che ha trovato nelle dichiarazioni dell'attuale ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, la massima espressione di concretezza e impegno. «Da molti anni il Dicastero che rappresento - ha detto la Lorenzin - è impegnato nella lotta contro questo nemico difficile da abbattere. La lotta al fumo ha rappresentato, fin dall'inizio del mio mandato, una sfida da accettare e, soprattutto, un obiettivo da perseguire con determinazione. Il fumo uccide, dobbiamo essere tutti consapevoli di questo. Sono convinta che sia fondamentale agire sui giovani in via prioritaria per evitare che i nostri ragazzi entrino nella spirale di questo vizio che, purtroppo, è tornato a essere di moda tra loro. L'Organizzazione mondiale della sanità ha, infatti, rilevato come si determini una oscillazione a favore dell'abitudine al fumo quando vengono meno le campagne di sensibilizzazione». La legge in questione, tra le prime in Europa, è stata da esempio per molti altri Paesi dell'Unione, con risultati variabili, ed è diventata la bandiera di numerosissime associazioni non governative riunite nella lotta al tabacco che uccide, prematuramente ancora oggi in Italia, 80.000 persone ogni anno. Costi elevatissimi, sia sul piano umano che su quello sanitario e sociale.
Rossella Gemma
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