Fenagifar, su farmacista di dipartimento auspicabile approccio nazionale
Bene la proposta di legge presentata da un consigliere della Regione Puglia per l'istituzione del farmacista di dipartimento. Un progetto che dovrebbe però essere da stimolo per avviare una riflessione a livello nazionale in modo che la figura del farmacista sia collegata a tutte quelle posizioni e funzioni in cui ci sia una gestione del farmaco e si arrivi a un riconoscimento della necessità di figure con questa specializzazione. D'altra parte i vantaggi sono evidenti per il paziente, che riceve un servizio assistenziale più sicuro, il Ssn, in termini di risparmi e migliore allocazione delle risorse, ma anche dal punto di vista occupazionali. A lanciare la riflessione Pia Policicchio (foto) presidente Fenagifar, che spiega: «Accogliamo con soddisfazione la proposta presentata in Puglia, che riesce a cogliere l'evoluzione in atto che ha investito la figura del farmacista. D'altra parte ci sono esperienze anche in altri stati che hanno dimostrato come la presenza del farmacista nel reparto ospedaliero porta vantaggi al paziente, in termini di un miglioramento della sicurezza, riduzione degli errori, appropriatezza e di aderenza alla terapia, con conseguenti risparmi per il Ssn. Ci auguriamo che lo spunto avviato in Puglia venga perseguito anche da altre regioni ma soprattutto che si avvii una riflessione a livello nazionale, in modo da impostare un approccio e una trasformazione uniforme su tutto il territorio. Il principio che auspichiamo venga richiamato a è di un collegamento della funzione del farmacista a tutte quelle posizioni in cui è richiesta la gestione del farmaco, sia nel pubblico come nel privato, e un riconoscimento della necessità della presenza del farmacista nei reparti. In questi contesti il farmaco è per lo più gestito da differenti professionalità ma sicuramente una gestione da parte del farmacista può portare a una riduzione degli errori clinici, degli sprechi, a un uso più razionale delle risorse, con risparmi per il servizio sanitario». Risparmi che «possono essere reinvestiti per queste risorse» con, per altro, «ricadute positive in termini occupazionali».
Francesca Giani
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