Split-payment in farmacia, esperti: impatto trascurabile
Lo split payment (scissione del pagamento), il nuovo metodo di versamento dell'Iva per chi cede beni e servizi a enti pubblici, introdotto dalla legge di Stabilità, non si applica all'ordinaria attività delle farmacie legata alla cessione di farmaci in regime convenzionato ma solo alle prestazioni documentate ma con impatto minimo sul fatturato. È quanto precisano fiscalisti e commercialisti per chiarire che la cessione di farmaci in regime Ssn ai fini dell'Iva è considerata commercio al dettaglio, è certificata da scontrino fiscale, e non da fattura, ed è riportata mensilmente nelle Distinte contabili riepilogative (Dcr) per la richiesta di pagamento al Servizio sanitario regionale dei farmaci erogati. Alla Dcr inviata dalle farmacie, diversamente da quella di altri fornitori ordinari, spiegano i commercialisti Marcello Tarabusi e Giovanni Trombetta, dello studio Guandalini di Bologna, «non si applica o split payment, che ha come presupposto essenziale la presenza della fattura (articolo 2 DM 23 gennaio 2015)». Valgono invece le regole di scissione del pagamento Iva «per le prestazioni fornite agli enti pubblici documentate da fattura, come nel caso di dpc, assistenza integrativa, erogazione di presidi o dispositivi medici, Cup e altri servizi prestati ad Asl o altri enti pubblici». Il nuovo metodo voluto dal ministero dell'Economia e già pubblicato in Gazzetta, è soggetto ad autorizzazione della Commissione Ue il cui parere arriverà a marzo. In ogni caso, sottolineano i fiscalisti dello Studio Falorni di Pisa «non c'è una grande impatto per le farmacie» e stando alle loro stime «per il 2015 il fabbisogno finanziario, in merito allo split payment, su base annua sarà di circa uno 0,5% del fatturato».
Simona Zazzetta
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