Moretti (Conad): occhio a multinazionali del farmaco. Su Fascia C salto indietro di 10 anni
Come fanno i farmacisti, strenui difensori del concetto "un farmacista in ogni farmacia", a essere disponibili a farsi comperare dalle multinazionali del farmaco, che alla qualità del servizio antepongono i loro interessi commerciali? Se lo chiede Alberto Moretti, direttore marketing dei canali distributivi Conad, alla luce del testo del Ddl concorrenza approvato dal Consiglio dei ministri lo scorso 20 febbraio. Un testo che Conad, come ci si poteva aspettare, non condivide, perché, come sottolinea Moretti, riporta indietro «di dieci anni le liberalizzazioni».
Un bilancio del Ddl concorrenza approvato dal Cdm del 20 febbraio. Il giudizio non può che essere negativo. Nell'interesse stesso dei cittadini. Le "lenzuolate" del decreto competività del governo Bersani (2007) hanno aperto al mercato molti settori dell'economia, con innegabili benefici per i cittadini. Meraviglia, perciò, che un governo nato per cambiare le cose e ammodernare il Paese abbia deciso di non cambiare nulla e riportare indietro di dieci anni le liberalizzazioni. Non è un bel segnale per il Paese; ancor meno per gli italiani. Liberalizzare il mercato significa far nascere nuova imprenditorialità, portare benefici - anche di natura economica, oltre che di servizio - ai cittadini, creare nuova occupazione, migliorare l'efficienza dei servizi. Più concorrenza sul mercato equivale a prezzi più bassi. Se permangono barriere alla libertà di ingresso da parte di nuovi operatori - e per barriere non mi riferisco solo agli aspetti legislativi, ma anche alle rendite di casta e economiche -, difficilmente il Paese potrà cambiare, innovare, fare passi avanti per lasciarsi alle spalle la crisi. Dà da pensare, piuttosto, l'apertura all'ingresso delle società di capitali nelle farmacie. Come fanno i farmacisti, strenui difensori del concetto "un farmacista in ogni farmacia", ad essere disponibili a farsi comperare dalle multinazionali del farmaco, che alla qualità del servizio antepongono i loro interessi commerciali?
La fascia C alla fine resta in farmacia. Una sconfitta per la Gdo? Visto che si tratta di un mercato che vale 3 miliardi di euro all'anno, vale a dire il 17 per cento delle vendite totali di farmacie e parafarmacie (22 miliardi, di cui 16 di prodotti farmaceutici) era logico attendersi che chi gode di certe posizioni abbia difficoltà a vedersi sottrarre fette di mercato e di profitti. Agli italiani, dunque, non andrà alcun beneficio. Da parte nostra, continueremo a difendere il potere d'acquisto dei cittadini, anche assorbendo parte dei costi di eventuali aumenti, come è accaduto in un recente passato. Cosa che, però, - va ricordato - non è stata fatta dalle farmacie.
Quale scenario vede in prospettiva sul fronte della distribuzione del farmaco? Se si volesse davvero ammodernare il Paese e portare nuovi benefici ai cittadini, il mercato sarebbe già stato liberalizzato. Purtroppo la difesa corporativa di posizioni ormai anacronistiche ha, nei fatti, un suo "peso"; un peso che, non ci facciamo certo illusioni, sarà esercitato anche nel prossimo futuro. Da parte nostra, continueremo con la politica di apertura di nuove parafarmacie, assicurando il maggior risparmio possibile ai clienti, assumendo farmacisti, portando un servizio efficiente in sempre più zone d'Italia. A fine anno avremo aperto 100 parafarmacie, dato lavoro a 350 farmacisti, praticando sconti in media di oltre il 20 per cento. I 7 milioni di risparmio che ogni anno garantiamo ai clienti cresceranno, ma potrebbero essere di più se solo fossimo messi in condizione di alimentare nuova competitività assicurando agli italiani ancor più servizio e utilità.
Marco Malagutti
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