Politica e Sanità
19 Marzo 2015Tornano a parlarsi Governo e Regioni sui tagli per far fronte agli impegni dell'Italia per sostenere rapporto deficit/Pil e permanenza in area euro. E ci sono già le prime dolorose indiscrezioni che confermano definitivamente non solo il taglio globale di 4 miliardi, in pratica tutti a carico della Sanità, ma in particolare la rinuncia ai 2,3 miliardi di incremento del Fondo sanitario nazionale previsti dal Patto per la Salute. Il Fondo resterà ai 109,9 miliardi del 2014 anziché salire a 112. D'altra parte, la Legge di stabilità 2015 prevede che se le regioni non si accordano su come risparmiare i 4 miliardi in questione interviene il governo con "tagli orizzontali" e c'è il rischio di intaccare le prestazioni essenziali sanitarie. Accantonata -forse solo per il momento - l'ipotesi di nuovi ticket, le rinunce in vista sembrano altre. Si vocifera che le Regioni potrebbero racimolare 1,3 miliardi di risparmi centralizzando gli acquisti e tagliando la spesa per dispositivi medici; il tetto di quest'ultima dovrebbe scendere dal 4,8 al 4,0% del Fondo sanitario nazionale ma fin qui solo le regioni in piano di rientro hanno tagliato in modo da stare sotto o superare di poco la nuova soglia. Altri 400 milioni deriverebbero da non ancora specificate misure di appropriatezza annunciate dal ministero della Salute e da un aumento - forse limitato solo ai farmaci d'uso ospedaliero - del pay back, cioè della quota di sforamento del tetto di spesa farmaceutica che le industrie produttrici di medicinali sono chiamate a rifondere annualmente alle regioni. A questi tagli si aggiungono però altri 1,6 miliardi che le regioni devono risparmiare come preordinato nelle leggi finanziarie degli anni precedenti: in tutto, un maxi taglio di 5,6 miliardi contro cui il governatore veneto Luca Zaia ha fatto ricorso alla Corte Costituzionale. Le altre regioni invece avrebbero individuato margini di trattativa, anche se fino a gennaio si dicevano possibiliste solo su tagli per 1,5 miliardi in cambio della chance di liberare una cifra analoga per i comuni che devono onorare precedenti spese e investimenti. In tutto questo non si parla dei Livelli essenziali di assistenza il cui nuovo disegno dovrebbe essere pronto per giugno; fra tagli delle in appropriatezze e nuove prestazioni garantite dal Servizio sanitario, quest'ultimo dovrebbe spendere altri 400 milioni e passa di euro in più ed è mistero su come sarà possibile conciliare i nuovi diritti in questo quadro di razionalizzazioni.
Mauro Miserendino
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