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Politica e Sanità

28 Marzo 2015

Tavolo Pht, Fabrizio (Sifo): passi avanti verso una maggiore integrazione


Il tavolo sul Pht, che ha visto lavorare fianco a fianco Federfarma e Sifo, è stata un'esperienza positiva, che ha portato importanti risultati, e credo che non rimarrà un caso isolato ma potrà "dare il la" per ulteriori evoluzioni per continuare verso una sempre più approfondita integrazione. È questo il commento di Laura Fabrizio (Foto), presidente Sifo, all'indomani della richiesta indirizzata, insieme a Federfarma, per lettera al direttore generale dell'Aifa, Luca Pani, di un incontro per valutare il documento sul Pht uscito dal tavolo di lavoro congiunto - che ha chiuso i lavori a metà dicembre - e approvato dalle due presidenze. Il lavoro, come già avevamo anticipato, è stato condotto su una quindicina di categorie Atc (per 1.600 referenze del Pht) e, come spiega Fabrizio, «ha cercato di trovare quelle che possono essere le migliori soluzioni per identificare le più adatte modalità di distribuzione dei farmaci del Pht, tra diretta, Dpc e in convenzione. Il modello ha tenuto in considerazione in primo luogo le esigenze del paziente, valutandone i percorsi assistenziali, oltre alle caratteristiche dei farmaci - se per esempio necessitano di un controllo ricorrente in ospedale o se si tratta di medicinali per i quali c'è il registro Aifa - e farmacoeconomiche». Ma, al di là dei risultati, il tavolo ha avuto una particolare importanza perché «è stato un momento di confronto e integrazione tra farmacisti di comunità e farmacisti delle aziende sanitarie e una dimostrazione del fatto che attraverso un lavoro congiunto si raggiungono i migliori risultati per il paziente, il Ssn, ma anche per la professione». D'altra parte, «facciamo tutti parte del Servizio sanitario nazionale ed è giusto fare sistema per raggiungere obiettivi comuni, ognuno con le proprie peculiarità e secondo le caratteristiche dell'asset assistenziale in cui lavora». Mentre «operare in maniera settoriale credo che non porti a risultati. Sappiamo tutti quali sono le problematiche del nostro Ssn, che vanno dalla gestione delle risorse, ai percorsi diagnostico terapeutici, alla sicurezza, alla qualità di vita del paziente. Siamo tutti sanitari e dobbiamo tutti guardare in questa direzione, proprio per salvaguardare la universalità del nostro Ssn. È solo attraverso un lavoro integrato - tra i vari aspetti della professione, ma anche con le istituzioni e gli altri professionisti - che si può far sì che gli interventi siano sostenibili». E per questo «credo che questa esperienza positiva non rimarrà un caso isolato ma si potrà dare il via a evoluzioni per continuare verso una reale integrazione».

Francesca Giani

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