Politica e Sanità
26 Maggio 2015Essere formati sulle terapie innovative è condizione per una migliore gestione del paziente in farmacia ma anche come premessa per rivendicare un ruolo più attivo e integrato nel sistema assistenziale complessivo di farmacie e farmacisti di comunità. È questa la filosofia alla base del progetto "Medicinali ospedalieri: la collaborazione tra farmacisti a supporto della terapia domiciliare" svolto da Fenagifar Lombardia, in collaborazione con Ordine e Sifo regionali, che ha cercato di fornire strumenti nella direzione di «un farmacista fornitore di servizi avanzati al paziente all'interno di un sistema assistenziale sempre più integrato tra ospedale e territorio». «Sempre di più oggi» spiega Pia Policicchio, presidente Fenagifar, «si avverte l'esigenza di conoscere funzionamento e interazioni delle terapie innovative. Innanzitutto perché al banco ci confrontiamo quotidianamente con pazienti oncologici o sottoposti a tali cure, con tutto quello che ne consegue in termini di effetti collaterali e di interazioni. E poi c'è la speranza di vedere un ritorno pieno dell'innovazione nelle farmacie di comunità: nel momento in cui ci proponiamo per questo passaggio sul territorio, credo che sia necessario avere tutte le carte in regola, essere pronti, formati e qualificati». In questa direzione, «l'esperienza messa in campo dalla Agifar Lombardia è particolarmente avanzata: il progetto ha visto infatti anche la collaborazione dell'Università, che ha garantito la base teorica e scientifica, oltre che della Sifo, che può portare tutto quel know how pratico e gestionale del paziente, e ha contato sul supporto della Regione. Quello che è stato messo a punto è un modello replicabile che speriamo possa essere esportato anche in altre regioni. Il nostro auspicio è che il progetto vada avanti in modo da sviluppare una cultura sempre più ampia e che si creino, anche con la Regione, concrete premesse per una gestione a tutto tondo, e in maniera uniforme, dell'innovazione nelle farmacie». E poi c'è l'aspetto della domiciliarità: «È senz'altro una frontiera a cui guardiamo anche come sbocco occupazionale oltre che come esigenza dei cittadini: farmacisti formati per consegnare il farmaco e gestire il paziente al domicilio nella direzione della pharmaceutical care».
Francesca Giani
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