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Politica e Sanità

27 Maggio 2015

Ricetta elettronica, in crescita negli Usa ma molti medici non sono ancora pronti


Negli Stati Uniti il numero di prescrizioni elettroniche continua ad aumentare, ma la stessa tendenza non si osserva tra i medici e gli altri professionisti che scelgono questa opportunità. Lo affermano i nuovi dati diffusi da Surescripts, il network informativo per l'e-prescribing di gran lunga più utilizzato dalle farmacie statunitensi per le loro connessioni agli studi medici. Lo scorso anno, il 56% dei medici e il 95% delle farmacie hanno elaborato, attraverso la rete di Surescripts, un miliardo e duecento milioni di ricette elettroniche, che rappresentano il 67% di tutte quelle emesse. La crescita rispetto all'anno precedente è evidente, infatti nel 2013 le prescrizioni avevano superato di poco il miliardo ed erano il 58% del totale. La percentuale di coloro che hanno prescritto ricette elettroniche ha fatto segnare un aumento ben più esiguo, passando in un anno dal 55% al 56% di tutti i soggetti abilitati: restano dunque molto numerosi i medici che non fanno uso della tecnologia elettronica per prescrivere le ricette. I dati mostrano un incremento significativo anche delle prescrizioni elettroniche di sostanze controllate, che restano tuttavia a un livello molto basso, poiché scontano restrizioni regolatorie che in molti casi prevedono ancora unicamente la prescrizione cartacea. Le ricette elettroniche di sostanze controllate sono passate dalle 340 mila del 2013 al milione e 670 mila dell'anno successivo; complessivamente, solo l'1,4% dei medici che possono emettere queste prescrizioni lo ha fatto per via elettronica, con differenze notevoli tra i diversi Stati: le percentuali più elevate si sono registrate in Michigan (9%), in California (8,6%) e nel Nebraska (8,1%). Della tendenza sta prendendo atto in modo radicale lo Stato di New York, dove è stata approvata una legge secondo la quale tutte le ricette dovranno essere elettroniche, incluse quelle delle sostanze controllate; l'applicazione è stata però rinviata di un anno, per consentire a tutti i medici abilitati di adeguarsi alla nuova modalità.

Renato Torlaschi

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