Industria farmaceutica Rigamonti (Afi): leva di crescita economica del Paese
Un settore, quello farmaceutico, che non solo rappresenta uno di quelli a più alto impatto tecnologico, ma che si è rilevato, nonostante la crisi, un motore della crescita del Paese. Ma per favorirne lo sviluppo è necessaria una maggiore stabilità normativa e una maggiore attenzione dalle autorità. Sono queste alcune delle riflessioni emerse durante la giornata di apertura del 55esimo simposio dell'Associazione Farmaceutici Industria, che si tiene a Rimini fino a venerdì, secondo quanto racconta a Farmacista33 Alessandro Rigamonti, (foto) presidente dell'Associazione. «Nello scenario manifatturiero italiano, le imprese del farmaco sono ai primi posti per competitività, produttività, export, qualità delle risorse umane. Non solo: l'industria farmaceutica si è dimostrata una fondamentale leva della crescita economica del nostro Paese, oltre a essere un settore con un elevato valore innovativo e tecnologico. Il grado di internazionalizzazione è tra i più alti, sia grazie agli importanti investimenti di imprese internazionali sia anche grazie alle diverse aziende a capitale italiano che hanno realizzato importanti acquisizioni all'estero». Un settore «con grandi prospettive» ma che «avrebbe bisogno, per favorirne lo sviluppo, di una maggiore attenzione da parte delle autorità e dei decisori politici. Innanzitutto a servire è una maggiore stabilità normativa e una sostenibilità della governance. La realtà che quotidianamente viviamo è di incertezza, con oltretutto differenze di modelli e approcci, per esempio anche nelle politiche ospedaliere, a seconda delle Regioni in cui ci troviamo a operare». Oltre naturalmente a «una maggiore semplificazione burocratica, un riconoscimento dell'innovazione e del valore industriale». Ma, nonostante le criticità di un sistema paese, per altro alle prese con politiche di contenimento della spesa e tagli, «vediamo per il settore grandi potenzialità di crescita, proprio grazie al capitale di imprese e di professionisti che abbiamo». E tra le aree a più alto impatto «credo ci siano in particolare i vaccini, i biosimilari, e così via». In generale, per quanto riguarda «le possibilità occupazionali, sono potenzialmente in crescita, in particolare in reparti come Quality Assurance e Regolatorio. Il nostro settore si caratterizza per un'alta qualità delle risorse umane e un alto livello di specializzazione e questo trend dovrebbe essere confermato anche in futuro, con uno sviluppo occupazionale che potrebbe orientarsi in particolare a figure laureate con un elevato profilo professionale».
Francesca Giani
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