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Politica e Sanità

13 Giugno 2015

Ddl concorrenza, Ordine e farmacie: per i capitali paletti e trasparenza


Rispetto all'apertura ai capitali, fondamentali correttivi e paletti, quali per esempio attenzione alle incompatibilità, conflitti di interessi e alle posizioni dominanti, prevedere un tetto alla partecipazione del socio di capitale e un registro per queste nuove società, con trasparenza dei soci. E se dai titolari parte l'appello per non far rientrare gli interventi - espunti - su fascia C, dalle farmacie comunali si pone l'accento sulla necessità di preparare il sistema rivedendo remunerazione, realizzare la farmacia dei servizi e riportare l'innovazione in farmacia. Sono questi alcuni dei punti emersi nelle audizioni delle sigle di categoria (Fofi, Federazione nazionale Parafarmacie, Assofarm, Federfarma e Movimento nazionale liberi farmacisti) che si sono tenute ieri alle Commissioni riunite Finanze e Attività produttive per affrontare l'art.32 del Ddl concorrenza. Da Maurizio Pace, segretario Fofi, viene ribadito il valore della riserva di titolarità ai farmacisti, come garanzia del servizio, e fatto un appello per «mantenere l'assetto ordinamentale attuale, estendendolo, caso mai, al numero di farmacie detenibili da ciascuna società di persona». Ma, «se comunque il Parlamento ritenesse la misura del capitale opportuna, riteniamo ineludibili alcuni correttivi: incompatibilità, integrazione verticale e conflitti di interessi. Ma anche evitare le posizioni dominanti, che minano l'indipendenza professionale e il rapporto fiduciario farmacista-paziente», prevedere «un tetto alla partecipazione del socio di capitale», che per esempio può essere limitata a un terzo, «come nelle società tra professionisti di altri settori, e soprattutto un'iscrizione in un albo delle società. Andrebbe poi normata con attenzione una divisione di responsabilità professionali da quelle del socio di capitali». Da Pace richiesto anche di acquisire il parere del procuratore nazionale antimafia per verificare se anche con i capitali ci sarebbe lo stesso livello di sicurezza per i pazienti. Paletti sono stati sottolineati anche da Annarosa Racca, presidente di Federfarma, in particolare rispetto a «mantenere una quota maggioritaria al farmacista, incompatibilità, limite su acquisizioni - territoriale o percentuale - trasparenza tramite iscrizione della società in un elenco» in modo da garantire «capillarità, prevalenza degli aspetti professionali, mantenimento del risvolto sociale della farmacia» e arriva anche la promessa di un «impegno su servizi, per monitorare cronici, vaccini, primo soccorso, da inserire in normativa». Ruolo evidenziato anche da Alfredo Orlandi, presidente Sunifar, in particolare per i territori disagiati: «Ma attenzione» ammonisce «con una fuoriuscita della fascia C, qualora venisse riproposta, verrebbe totalmente minata per le farmacie rurali la possibilità di andare avanti». Un concetto ribadito anche da Annarosa Racca: «con la misura assisteremmo alla chiusura di farmacie». Da Alfonso Misasi, segretario nazionale Federfarma, dietro domanda dei presenti, è stata messa in luce anche una «gradualità degli interventi: la nostra preoccupazione è un impatto sereno per la salute del cittadino. Ci sono diverse farmacie in difficoltà e a loro la misura può servire ma l'ottica deve essere quella di migliorare il servizio». «Nel Ddl» è l'intervento poi di Venanzio Gizzi, presidente Assofarm, «nulla viene detto e spiegato in termini di Ssn e di servizio ai cittadini e mancano i paletti sulla qualità di servizio. Prima parlare dell'ingresso dei capitali», sono altre le tematiche da affrontare: «dagli innovativi che devono andare nelle farmacie e in particolare nelle comunali, cosa che sarebbe già prevista, ma mai attuata, alla farmacia dei servizi, da realizzare, ma soprattutto alla revisione della remunerazione, non più in percentuale ma sulla base di funzione e ruolo come professionista della salute». E poi ancora: «Ci troviamo a liberalizzare questo settore, quando non sono ancora stati attuati i passi legislativi precedenti e già approvati». Il riferimento è al concorso, «al palo», ma anche alle norme che prevedevano la prelazione da parte dei Comuni «resa impossibile dai patti di Stabilità». Sul capitale, aggiunge Francesco Schito, direttore generale Assofarm, «attenzione a normare bene tutte quelle situazioni di società anonime, dove i soci non sono resi subito evidenti».

Francesca Giani

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