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Politica e Sanità

03 Luglio 2015

Scaccabarozzi: un nuovo sistema di governance per uscire dalla crisi


«L'Italia sta uscendo dalla crisi e l'industria farmaceutica è stata tra le co-protagoniste del rilancio del Paese. I successi sono stati ottenuti da imprese che sono il fiore all'occhiello del made in Italy e che sarebbe sbagliato dare per scontati, specie in un contesto mondiale molto concorrenziale. Per questo c'è bisogno che la stabilità, garantita negli ultimi due anni con regole certe, sia confermata e consolidata per favorire investimenti e innovazione». Ha aperto così Massimo Scaccabarozzi (foto), rieletto all'unanimità alla Presidenza di Farmindustria per il terzo mandato consecutivo (2015-2017), l'Assemblea annuale che si è tenuta al Teatro Argentina di Roma. Un segnale incoraggiante per il Paese e per il settore della farmaceutica che secondo Scaccabarozzi ha prodotto circa 5.000 nuove assunzioni in un solo anno.

Presidente, ci sono regioni come la Toscana che promettono farmaci salva vita, come quelli per l'Epatite C, per tutti e a costi bassissimi. Che senso ha allora avere un'agenzia come Aifa che dovrebbe essere l'interlocutore privilegiato?
A volte si fanno dei ragionamenti senza conoscere le norme e senza conoscere le leggi. Oggi l'approvazione di un farmaco è una cosa molto seria che supera un primo step a livello europeo con l'Ema, poi sta a noi imprese che abbiamo tempi tecnici, depositare i nostri dossier registrativi o richieste di prezzi all'Aifa. Ed è quello che dobbiamo fare e che facciamo. A questo punto, in Aifa, la commissione tecnico scientifica lo valuta, dà degli input alla commissione prezzi con la quale negoziamo prezzi mediamente più bassi rispetto a tutta la media europea. E' impossibile pensare, quindi, a una negoziazione regione per regione. Non sarebbe accettabile, se l'impresa farmaceutica volesse farlo, che in una regione che ha tempo di pagamenti in regola si vada a negoziare un prezzo e in un'altra non lo si faccia proprio perché tanto quel farmaco non verrebbe pagato. 

È questo un atteggiamento che non vi appartiene?
Certo, è una cosa a cui non pensiamo proprio, perché nonostante il Tar ci dia ragione continuiamo a fornire farmaci anche quando i tetti sono sforati. Noi i prezzi li negoziamo già con Aifa quindi non mi stupisco che non si vada a rinegoziarli: del resto nelle commissioni scientifiche e nelle commissione prezzi dell'Aifa ci sono le regioni.

In riferimento ai farmaci innovativi e alla lentezza con cui arrivano sul nostro mercato, sarebbe una buona soluzione passare ad un centralismo sanitario che sostituisca la regionalizzazione?
Le regioni sono la prossimità al cittadino e ai pazienti ma non bisogna dimenticare che noi siamo un paese dove i diritti e i doveri di tutti devono essere uguali. Quindi riportare al centro alcune materie di sanità comporterebbe un uguale accesso dei cittadini ai sistemi di cure che ci sono nel paese, cure che poi devono essere erogate a livello regionale. Ma pensare che in una regione ci siano tempi di accesso ai farmaci di 400 giorni e in un'altra di 60 o a negoziazioni differenziate o alla presenza di alcuni farmaci e di altri no, non è giusto.

Presidente, qual è il segreto della sua riconferma e quale la sua mission per questo nuovo mandato?
Abbiamo sempre lavorato in questi anni su due cose: far riconoscere il valore del nostro settore in termini di occupazione, produzione e innovazione e poi far emergere la consapevolezza che il sistema di governance così com'è non può più reggere. Pensiamo di esserci riusciti, perché le istituzioni il nostro valore, ma è impossibile pensare che ogni anno si debbano ripianare 500/600/700 milioni. Allora io credo che nei prossimi anni il nostro compito sarà quello, all'interno della filiera della salute a cominciare dalle istituzioni, di trovare un nuovo sistema che non penalizzi ma che sia uniforme e che consenta alle imprese di fare veramente impresa e ai cittadini di avere i farmaci. Se troveremo questo sistema avremo fatto un buon lavoro tutti insieme.

Rossella Gemma

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