Rurali, Orlandi: revisione dell’indennità non basta, serve riforma strutturale
Bene la revisione dell'indennità di residenza, come il recente caso della Lombardia, che mette in luce un riconoscimento e una crescente attenzione alla ruralità, ma quello di cui ci sarebbe bisogno sono riforme strutturali, che riportino farmaco e funzioni legate al farmaco, quali monitoraggio, aderenza alla terapia, e così via, realmente in farmacia, nonché stabilità normativa. A fare il punto Alfredo Orlandi, al termine di una settimana in cui le farmacie rurali hanno occupato le pagine della cronaca di varie regioni, dalla Lombardia, che ha aggiornato, dal '68, l'indennità di residenza, alle farmacie altoatesine che hanno denunciato un rischio di chiusura di dispensari e farmacie a seguito della revisione (retroattiva all'inizio 2015) del metodo di calcolo del fatturato di riferimento. «In generale la situazione dell'indennità di residenza è diversa a seconda delle regioni: tra amministrazioni ferme alla legge del '68, con un riconoscimento di poco più di 480 euro lordi all'anno, a regioni che hanno stanziato indennità molto esigue, la situazione è pesante. Indicativamente Molise e Abruzzo sono quelle in cui complessivamente il valore è tra i più alti, anche fino a 15mila euro. Ben venga quanto successo in Lombardia che può essere letto come un segnale di un riconoscimento del valore e soprattutto della sofferenza della farmacia rurale, anche se credo che il percorso a livello complessivo sia ancora lungo. Le reali necessità delle farmacie rurali, che si trovano a operare in territori e in tessuti sociali disagiati, sono in realtà più grandi e di questo non tutti sembrano prenderne atto. Ma, in generale, sono convinto che quello di cui ci sarebbe realmente bisogno sono quelle riforme strutturali di cui tanto si parla: riportare tutto il farmaco in farmacia ma anche un riconoscimento di tutto quanto a esso è inerente, a partire da monitoraggio, pharmaceutical care, e così via. E poi serve stabilità, mentre quello a cui assistiamo sono continui attacchi al sistema, non da ultimo il Ddl concorrenza, tutti aspetti che minano il tessuto della ruralità». C'è poi la questione del fatturato di riferimento, «altra situazione complessa, dove ogni regione ha la sua interpretazione. E quando queste interpretazioni vengono riviste e applicate retroattivamente, la situazione rischia di diventare insostenibile». Insomma, «quello che auspichiamo è un cambio di passo più profondo e radicati: un riconoscimento del valore della capillarità ma anche della sofferenza delle rurali, che stenta a prendere realmente piede, se non in alcuni territori o parzialmente. Anche perché è qui la garanzia di una tutela del paziente e la valorizzazione del servizio sanitario».
Francesca Giani
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