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Politica e Sanità

14 Luglio 2015

Generici, Campania congela moduli segnalazione. Farmacisti: serve atto ufficiale


Si chiama Mup, modulario unico prescrittivo. È un pezzo di carta su cui il medico campano, a fianco della ricetta di un farmaco di marca per il quale sul mercato ci sono equivalenti generici, avrebbe dovuto scrivere estremi del paziente cui ha prescritto un farmaco di marca in presenza di equivalente generico, dose, posologia, ciclo terapeutico, motivo della prescrizione. Il paziente, ricevuto il documento dal curante, deve darlo al farmacista che lo gira al servizio farmaceutico dell'Asl di riferimento. Un analogo provvedimento vige in un'altra regione in piano di rientro dal deficit, la Sicilia, che però - si rileva a Napoli - è a statuto speciale. Medici e farmacisti campani sono insorti: la nuova disciplina è ardita da applicare e problematica per le implicazioni professionali. Dopo un incontro con i sindacati dei sanitari la Regione ha congelato tutto. I sub commissari Ettore Cinque e Mario Morlacco ammettono che servono chiarezza e integrazioni. Il presidente di Federfarma Michele Di Iorio però non è ottimista: «È vero, le ricette sono valide anche senza Mup. Per ora abbiamo bloccato due decreti regionali, il 56 e il 57 del 29 giugno scorso. Ma con una circolare, provvedimento di rango inferiore». Federfarma si è subito dichiarata contraria al controllo della documentazione dei medici. «Intanto, per un problema di praticità», dice Di Iorio. «Il farmacista con le nuove regole dovrebbe ricevere online dal curante la ricetta de materializzata, e poi che fa?
Spedisce all'Asl documenti relativi a un'unica operazione utilizzando due canali, telematico e cartaceo?» Tutto per una causa opinabile. «La Regione afferma che sollecitando la prescrizione di farmaci unbranded risparmia. In realtà - tra generico e non - spende sempre lo stesso. È il paziente che mette la differenza se prende il farmaco più costoso», dice Federico Iannicelli Fimmg Campania, che sottolinea problemi pratici per il medico di famiglia. «Si pretende che ci basiamo sugli indici Icd9-C10 per la reportistica, indicando la diagnosi dettagliata ma la convenzione ci chiede solo di classificare i farmaci per categorie Icd. Inoltre, abbiamo appena finito di pagare gli adeguamenti per la ricetta online da spedire al farmacista, e ora siamo costretti non solo a mantenere la carta per stampare il promemoria della prescrizione farmaceutica (e anzi a dotarci di più stampanti perché poi resta la ricetta rossa per le impegnative per esami) ma dobbiamo pure aumentare gli adempimenti cartacei e le perdite di tempo».
«Per inciso - continua Di Iorio - i documenti cartacei ormai ingombrano: l'Asl Napoli 3 ci ha chiesto di non inviarle i promemoria perché i locali dove andrebbero custoditi sono inagibili». Ma è l'intero impianto dei decreti 56 e 57 a suscitare gli strali di Federfarma. «Il decreto 57 è un oltraggio alle farmacie territoriali.
All'articolo 7 porta da 7 a 30 giorni la dotazione di farmaci consegnati ai pazienti dimessi dall'ospedale. In questo modo non solo di quel cittadino la farmacia territoriale non sa più niente, ma i risparmi del servizio sanitario sono ad alto rischio di volatilizzarsi. Il mmg non sa il quantitativo di cui l'ospedale ha dotato il paziente; quest'ultimo potrebbe andare da lui a farsi prescrivere un'altra partita della stessa cura e l'inappropriatezza si scoprirà dopo anni. O in perfetta buona fede potrebbe farsi prescrivere una terapia che giudica più appropriata, magari perché ne ha fruito, e anche in questo caso il Ssn pagherebbe due volte e lo si saprebbe dopo anni. Già il 22 giugno -dice Di Iorio-avuta notizia dei decreti scrissi alla Regione che erano inapplicabili; ho riscritto il 29 quando furono firmati, e ho ricevuto silenzio; ora i nodi sono venuti al pettine, la Regione deve prendere atto dei problemi».

Mauro Miserendino

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