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Politica e Sanità

14 Luglio 2015

Ocse, tra tre anni spesa farmaceutica globale potrebbe tornare a crescere


Per quanto a partire dal 2000, nei Paesi Ocse la spesa farmaceutica abbia rallentato la crescita, in particolare la territoriale rispetto alla ospedaliera aumentata in molti casi per la proliferazione di specialità medicinali dispensate in ambito ospedaliero anziché tramite le farmacie, nei prossimi anni la voce farmaci potrebbe ricominciare a crescere: nel 2018 l'incremento della spesa farmaceutica lorda globale sarà del 30% rispetto ai livelli del 2013. Sono queste le proiezioni, segnalate dall'Aifa, emerse dall'esame dei trend di spesa farmaceutica degli ultimi anni e presentate nel recente incontro dell'Health committee dell'Ocse. Nel Paesi membri, dice l'Ocse, dall'inizio della crisi economica del 2008, «la spesa sanitaria è cresciuta a ritmi meno elevati rispetto agli anni precedenti, grazie soprattutto ai risultati ottenuti sul fronte della spesa farmaceutica». Per quanto riguarda l'Italia, le analisi hanno dimostrato che, «la spesa farmaceutica territoriale, che comprende anche i farmaci di classe A erogati tramite la distribuzione diretta e Dpc, ha mostrato negli ultimi tre anni un trend in riduzione del -0,2% nel 2014 rispetto al 2013». In Italia, come in molti Paesi Ocse, è cresciuta la spesa farmaceutica privata per aumento della compartecipazione alla spesa del cittadino e per un maggior utilizzo dei farmaci da banco. In quasi tutte le Regioni, sottolinea l'Ocse «si applica, infatti, il ticket per ricetta e/o confezione, in aggiunta alla differenza a carico del cittadino tra il prezzo di riferimento dei medicinali a brevetto scaduto e quello del farmaco acquistato».
A fronte di questo contenimento dei costi pubblici, si è registrata una crescita della  spesa ospedaliera in molti paesi: Spagna, Portogallo, Germania, Repubblica Ceca, Corea, Germania, Canada. Stesso trend anche in Italia, dove «nel 2014 gli antineoplastici ed immunomodulatori, per la maggior parte destinati al consumo ospedaliero, hanno rappresentato la prima categoria per spesa pubblica, pari a 3,9 miliardi di Euro, con un incremento del 9,6% rispetto al 2013».
Le misure di contenimento dei costi adottate nella maggior parte dei paesi Ocse sono state necessarie per far fronte all'aumento dei consumi di farmaci, legato a fattori demografici: in 22 paesi Ocse, l'uso di farmaci antipertensivi, antidiabetici e antidepressivi è quasi raddoppiato, mentre il consumo di ipocolesterolemizzanti è triplicato. In Italia, il consumo di farmaci in regime di assistenza convenzionata è passato dalle 764 DDD/1000 ab die del 2004 alle 1.039 del 2014, con un incremento del 36%. «Ma, nonostante gli sforzi» sottolinea l'Ocse «la spesa farmaceutica potrebbe ricominciare presto la sua ascesa, trainata proprio dai nuovi medicinali in arrivo, che si stima peseranno dal 50 al 100% sulla crescita della spesa farmaceutica nel prossimo futuro». Un aspetto che «di per sé non è da considerarsi "nocivo"». Per l'Ocse, «in un'ottica di investimento in salute della popolazione, una maggiore spesa dovrebbe essere legata a un miglioramento della gestione delle cronicità, alla prevenzione e alla riduzione dell'uso di risorse. Il problema» conclude il report «è che la disponibilità di nuove terapie ad "alto costo" pone sfide importanti per garantirne l'accesso e la sostenibilità. In molti casi, i nuovi farmaci non sono costo-efficaci, e se gli investimenti in innovazione non sono seguiti da un'alta produttività in termini di outcome sanitari per la popolazione, il rischio è di mettere a repentaglio l'efficienza statica e dinamica dell'intero sistema».

Simona Zazzetta

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