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Politica e Sanità

24 Luglio 2015

Fvg, Pascolini: al lavoro per potenziare screening colon retto e prevedere retribuzione


Pubblicati dalla Regione Friuli Venezia Giulia i dati sull'adesione ai programmi di screening oncologici e su quello del tumore del colon retto, che vede la partecipazione delle farmacie, è in corso un confronto con la Regione per potenziare il servizio, anche eventualmente nella direzione di un intervento di sensibilizzazione della popolazione da parte delle farmacie per aumentare l'adesione e di una retribuzione, «quanto mai necessaria per continuare su questa strada». Questo il punto di Francesco Pascolini, presidente Federfarma Friuli Venezia Giulia, che siamo andati a sentire all'indomani della pubblicazione della nota regionale sull'adesione della popolazione agli screening oncologici. In particolare, i dati regionali segnalano per il «programma di prevenzione e diagnosi precoce dei tumori del colon retto» nel quale sono coinvolte le farmacie, al momento con la consegna del kit al paziente, «l'adesione è passata dal 36 per cento nel 2008 al 59% nel 2013», mentre per la «diagnosi precoce dei tumori della cervice uterina dal 1999 al 2013 c'è un aumento dal 40 al 62%» e per «lo screening dei tumori della mammella, dal 50 per cento nel 2005 al 61% nel 2013». «Sono dati incoraggianti» aveva commentato l'assessore regionale alla Salute Maria Sandra Telesca «perché i programmi di screening si sono dimostrati efficaci nel ridurre la mortalità dei tumori» anche se «la grande importanza della diagnosi ci spinge a non accontentarci e a impegnarci per aumentare ulteriormente l'adesione consapevole dei cittadini ai programmi di screening». «Per quanto riguarda lo screening dei tumori del colon retto, credo che l'adesione potrebbe essere potenziata» spiega Pascolini. «Siamo al lavoro con la Regione per rendere il servizio, anche organizzativamente, più strutturato ed efficiente, e stiamo pensando per esempio di appoggiarci alla piattaforma webcare. Tra i punti che stiamo trattando c'è anche quello di una migliore codifica dei metodi di conservazione del referto - che se non gestito in maniera idonea rischia di dare un falso negativo -e della tracciabilità di tutte le fasi del percorso, da quando il paziente ritira il kit, lo riconsegna in farmacia, a quando il vettore lo porta in ambulatorio, anche per sollevare la farmacia da qualsiasi tipo di responsabilità. Inoltre, si potrebbe anche pensare di potenziare il servizio attraverso un'attività di sensibilizzazione dei pazienti, in particolare ultra 50enni, anche finalizzata ad aumentare l'adesione. E soprattutto siamo al lavoro per definire una remunerazione: dall'attivazione del servizio a oggi, le farmacie hanno dato il loro contributo e messo a disposizione la loro professionalità gratuitamente, con un dispendio di risorse umane, economiche e di tempo. Una situazione non più sostenibile e una retribuzione, anche alla luce della riforma sanitaria, che definisce il ruolo della farmacia sul territorio e prevede la possibilità di attivare accordi tra Regione o Asl con le farmacie, anche al di fuori dalla sfera di competenza della legge sui servizi, è quanto mai opportuna e necessaria per poter continuare con questi interventi. D'altra parte, c'è anche la considerazione che prevenzione e diagnosi precoce hanno un impatto su salute della popolazione e governo della spesa sanitaria». Il confronto «sta procedendo e dovrebbe essere perfezionato entro la fine dell'anno, ma speriamo anche prima».

Francesca Giani

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