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Politica e Sanità

31 Agosto 2015

Vaccini, Oms: contro la diffidenza occorre agire sulla comunicazione


Si chiama vaccine hesitancy e sta diventando un fenomeno talmente esteso e preoccupante che la stessa Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha deciso di analizzarlo meglio e di elaborare strategie per contrastarlo. In particolare, l'Oms ha realizzato un numero speciale della rivista Vaccine in cui gli esperti si confrontano per capire quali siano le strade migliori per colmare il cosiddetto immunization gap, ossia il fatto che un bambino su cinque non riceve le vaccinazioni di routine, mentre sono circa un milione e mezzo i decessi che ogni anno potrebbero essere evitati grazie a una copertura vaccinale completa.
Il problema è complesso perché la diffidenza verso i vaccini è frutto di paure infondate ma difficili da estirpare, prima fra tutte la preoccupazione riguardo alla sicurezza dei vaccini, a cui si aggiungono disinformazione, sfiducia negli operatori o nell'assistenza sanitaria, il ruolo di leader influenti, le barriere geografiche e il rapido diffondersi di leggende metropolitane come quella che associa le vaccinazioni alla sterilità.
Si evidenzia dunque il ruolo chiave di una corretta comunicazione, specie attraverso il web, che possa affermarsi in mezzo al proliferare di siti che fanno da volano a superstizioni e informazioni infondate. Ma come dovrebbe essere questa comunicazione per risultare davvero efficace?
Indicazioni interessanti giungono da uno studio condotto da ricercatori coordinati da Zachary Horne della University of Illinois e pubblicato sul British Medical Journal, secondo cui si ottengono risultati migliori fornendo ai cittadini informazioni sui pericoli che si associano alle malattie trasmissibili ed evitabili con i vaccini piuttosto che cercando di contrastare le idee sbagliate riguardo agli ipotetici rischi legati alle vaccinazioni. Infatti, dicono gli autori, «è difficile fornire una prova convincente dell'assenza di rischio; perciò è spesso più facile rimpiazzare una convinzione esistente con una alternativa, invece che tentare di contrastarla direttamente».

Renato Torlaschi

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