Sinasfa: confronto con Enpaf continui anche dopo elaborazione proposta riforma
Bene il percorso avviato dall'Enpaf, attraverso le commissioni, di dialogo con le componenti della professione; ora ci auguriamo che il confronto continui e, anzi, si rafforzi anche una volta elaborato il progetto di riforma - di cui possiamo valutare gli impatti soltanto nel momento in cui sarà completo e strutturato, con tanto di cifre - di modo che si possa trovare soluzione insieme alle problematiche aperte e che non ci siano penalizzazioni per i farmacisti collaboratori e per chi già ora ha difficoltà di reddito o di occupazione. L'appello arriva da Francesco Imperadrice, presidente del Sinasfa, sindacato nazionale dei farmacisti non titolari, all'indomani dell'incontro con l'Enpaf di fine agosto - al quale erano presenti, per il Sinasfa, Marco Gambadoro, segretario, e Alfonso Savino, avvocato esperto di diritto del lavoro -, in cui si è parlato di riforma dell'Ente. Le proposte del Sinasfa sono allineate a quelle già anticipate dal Conasfa, ribadite anche in una nota congiunta, in cui è stato sottolineato, come si legge, che «in assenza di un intervento legislativo che abolisca la doppia contribuzione, l'Enpaf debba revisionare il proprio regolamento che penalizza i disoccupati, i precari, i lavoratori autonomi e borsisti a basso reddito» e che nel passaggio a un sistema contributivo «la pressione sui farmacisti dipendenti, già penalizzati da una doppia contribuzione, non debba aumentare». Ma da Francesco Imperadrice vengono evidenziate le criticità e le incognite che nel processo di riforma «devono essere tenute in considerazione. Al momento, si sta parlando solo di ipotesi generiche, non ci sono ancora state presentate cifre precise. Solo nel momento in cui la proposta della commissione sarà redatta in tutte le sue parti sarà possibile valutare, nel complesso, gli impatti per i colleghi. Quello su cui vorremmo attirare l'attenzione fin da ora sono però una serie di criticità e di incognite a cui crediamo la riforma debba porsi l'obiettivo di dare risposta: una nostra preoccupazione è che il sistema contributivo veda una strutturazione in fasce di reddito con la definizione di un'aliquota progressiva ed eventualmente una sorta di franchigia o un contributo simbolico per i bassi redditi, per esempio sotto gli otto-diecimila euro. Quello che ci preme è che i collaboratori non vedano un aumento della contribuzione e, in questo senso, ci chiediamo anche come potrebbe essere gestito l'eventuale passaggio di chi ora e per gli anni addietro ha pagato la quota di solidarietà». Un altro tema riguarda lo stage: «Al momento non è riconosciuto dall'Ente come pratica professionale e ci auguriamo che la situazione continui così. Come denunciato tante volte, lo stage non può e non deve essere applicato a farmacisti abilitati e non vorremmo che, nel passaggio al contributivo, lo stage trovasse una sorta di legittimazione con la previsione di una contribuzione per chi ha in essere tale rapporto». Infine, un altro dubbio «riguarda il fatto che comunque le ipotesi di riforma dovranno passare il vaglio dei ministeri vigilanti».
Francesca Giani
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