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Politica e Sanità

12 Settembre 2015

Lettera alla Redazione. Cannabis terapeutica, Farmacieunite sta dalla parte del paziente


La cosiddetta terapia del dolore sta facendo passi da gigante, anche grazie a tutta una serie di norme relativamente recenti (parliamo del 2013), che consentono la possibilità di eseguire preparazioni medicinali a base di infiorescenze di cannabis da parte delle farmacie aperte al pubblico.
Questi farmaci, dispensabili dietro presentazione di ricetta medica non ripetibile, devono essere impiegati unicamente a scopo terapeutico, ovvero al fine di alleviare la sintomatologia legata a patologie croniche e invalidanti, come sclerosi multipla e dolori oncologici.
Al momento, la cannabis circolante in Italia proviene dall'Olanda, anche se sono in corso delle sperimentazioni sul territorio nazionale, precisamente in Toscana, che probabilmente consentiranno in futuro un approvvigionamento più semplice e meno oneroso.
L'attenzione che i media stanno dedicando al fenomeno è piuttosto alta, sia perché rappresenta una rivoluzione sociale nell'ambiente degli operatori della salute, sia perché ha messo in atto un vero e proprio rovesciamento culturale, che sta consentendo di far accettare al pubblico un'idea di applicazione terapeutica che troppo spesso è stata confinata all'interno di luoghi comuni e antichi tabù.
La pericolosità di questa sostanza è legata infatti al suo impiego, spesso deviato da comportamenti che si accostano più a fatti di cronaca nera che ad un utilizzo in ambito medico.
Quello che desidero riportare su queste pagine è invece la validità di queste preparazioni all'interno della farmacia. Il Bedrocan, così come le altre sostanze vegetali, denominate Bediol, Bedrobinol e Bedica, è soggetto a disposizioni estremamente restrittive per l'immissione in commercio, tra cui:

- presenza di letteratura scientifica accreditata per l'indicazione per la quale si intende utilizzare il farmaco;

- data di redazione, timbro (o carta intestata del medico) e firma;

- indicazione in ricetta di un codice alfanumerico anziché del nome e cognome o CF del paziente;

- indicazione delle motivazioni per cui si ricorre a tale prescrizione;

- forma farmaceutica e dosi.

Il farmacista, inoltre, al momento della spedizione della ricetta deve indicare data, prezzo e timbro e inviare entro fine mese la copia alla Asl; inoltre, la prescrizione va conservata in originale per due anni. Per ultimo si ricorda che bisogna tenere aggiornato il registro di carico/scarico stupefacenti, con registrazione nominativa in uscita attraverso il buono acquisto stupefacenti.
Da non dimenticare, inoltre, è la certosinaprecisione che occorre adoperare nelle modalità di manipolazione della sostanza, movimenti questi (a ragione)costantemente monitorati dai Nas.
Ricordiamo che ogni farmacia che si approvvigiona di cannabis terapeutica non può in nessun caso cedere la sostanza in quanto tale, nei contenitori sigillati che vengono acquistati, ma solo ed esclusivamente dopo averla ripartita nelle dosi indicate dal medico in ricetta.
La scelta della via di somministrazione influisce notevolmente sull'assorbimento e sull'azione del farmaco; la via inalatoria comporta una rapida assimilazionedei principi attivi ed una immediata comparsa dell'effetto, mentre attraversol'assunzione per via orale si arriva al beneficiodopo circa 30-90 minuti, raggiungendo il picco massimo dopo alcune ore. L'effetto si prolunga nel tempoe l'eliminazione della sostanza è graduale.
Noi di Farmacieunite ci schieriamo apertamente a favore del malato, ribadendo ancora una volta come la dignità della persona venga prima di qualsiasi altra cosa. Il paziente che entra in farmacia è prima di tutto un individuo, che si mette nelle mani di professionisti al servizio della salute e della collettività. Dunque, le prestazioni offerte devono essere sempre impeccabili e al passo con i tempi, oltre che con le leggi.
Il Veneto si sta accostando velocemente all'iniziativa, anche grazie all'incoraggiamento dei farmacisti precursori, che hanno trasmesso ai colleghi l'entusiasmo per questa modalità di applicazione terapeutica. Sono diverse le farmacie già operative e molte altre stanno chiedendo delucidazioni per rendersi autonome in questo senso. L'ostacolo più difficile è dovuto alla dispersione delle informazioni di carattere pratico e alle difficoltà burocratiche e strutturali nell'accesso ai protocolli.
Proprio per questo abbiamo deciso di fornire non solo ai nostri associati, ma a tutti i farmacisti che vorranno aderire,un servizio in più, attraverso l'organizzazione di un convegno ad hoc, che illustri modalità, tempi e tipologie di preparazione e somministrazione di preparati galenici a base di cannabis.
Il lavoro a cui si va incontro è estremamente delicato ed è importante seguire regole ferree nel corso della preparazione. Riteniamo doveroso dover condividere le informazioni con i colleghi che vogliano cimentarsi in questa nuova sfida, perché il vantaggio che ne trae la collettività è superiore agli sforzi compiuti. La cannabis non è certamente una panacea, ma aiuta ad alleviare il dolore e può restituire dignità a persone malate che chiedono soltanto di avere un po' di sollievo.
Come è scritto anche nel Giuramento di Maimonide, documento che ispira da sempre i farmacisti: "Che io possa vedere nel paziente nulla al di fuori di un mio simile sofferente".
Che questa sofferenza possa finalmente essere placata, dunque. Grazie all'impegno e alla dedizione che da sempre poniamo nello svolgere il mestiere più bello del mondo: quello di chi dispensa cura e salute. E da oggi, anche sollievo.
Parola di farmacista.

Franco Gariboldi Muschietti
Presidente di Farmacieunite

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