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Politica e Sanità

09 Settembre 2015

Tagli in sanità, Lorenzin: spesa Regioni da migliorare. Coletto: costi standard rinnegati


Da un lato il bisogno di razionalizzare la spesa del sistema sanitario e dall'altro il rischio che molte regioni, anche quelle con ottimi risultati, debbano tagliare indiscriminatamente. Continuano a scontrarsi le diverse esigenze, con le richieste del ministro della Salute da una parte e quelle delle regioni, dall'altra. In particolar modo, a farsi sentire è il Veneto. A riaprire il dibattito è stata proprio il ministro Beatrice Lorenzin, nella premessa all'Atto di Indirizzo per l'individuazione delle priorità politiche per l'anno 2016, licenziato dal dicastero di Lungotevere Ripa. Nel documento il ministro evidenza come le «ampie differenze nella spesa tra le diverse Regioni fanno sì che la sanità italiana venga percepita come settore in cui si annidano importanti sprechi». Per questo, l'obiettivo del ministero sarà proprio quello di razionalizzare la spesa nelle Regioni sottoposte a piano di rientro, «consolidando allo stesso tempo i risultati qualitativi raggiunti». L'impegno primario, nel corso del 2016, dovrà pertanto essere quello di mantenere e consolidare i risultati qualitativi raggiunti nel settore dell'assistenza, migliorando la razionalità della spesa e creando più omogeneità tra regione e regione. Prevenzione, comunicazione, sostegno alla ricerca in materia sanitaria sono tra le priorità in agenda. Ma c'è anche il miglioramento delle politiche gestionali. Priorità per il rilancio del Paese è anche un piano per l'e-Health, o sanità elettronica, «una leva strategica che può contribuire fattivamente a conciliare la qualità del servizio con il controllo della spesa». Tuttavia, per evitare processi d'innovazione frammentari, secondo la Lorenzin, tale piano dovrà essere sostenuto da una capacità di governance complessiva a livello nazionale. Non più tardi di ieri, il ministro della Salute era intervenuto pesantemente proprio nei confronti della Conferenza Stato-Regioni accusandola di non avere licenziato neanche uno dei provvedimenti del Patto della Salute. «Se per licenziare provvedimenti di innovazione ci vogliono 2-3 anni si crea una lentezza incredibile che ci porta ad approvare leggi in conferenza quando quelle normative andrebbero già cambiate». Un segnale forte quello della titolare del dicastero che si scontra, però, con un altro grido, quello di Luca Coletto, assessore alla Sanità della Regione Veneto. «E' molto probabile che ci tolgano il coordinamento della Sanità nell'ambito della conferenza Stato-Regioni», ha detto Coletto in un'intervista, sottolineando come, per via della riduzione del fondo sanitario nazionale, 40 milioni di euro verranno sottratti a malincuore a costi già all'osso. «La nostra estromissione dal ruolo-guida sulla sanità nella conferenza Stato-Regioni - spiega ancora l'assessore - è una conseguenza politica delle ultime elezioni regionali. La materia assorbe l'80% dei bilanci regionali, le Regioni di centrosinistra se la riprendono. Ma è una beffa, aggiunta al danno dei nuovi tagli lineari, indiscriminati, che il Veneto subirà nonostante sia una regione-modello in questo campo. Basti pensare che il nostro parametro di ospedalizzazione è dell'89 per mille, contro una media nazionale del 140», afferma Coletto. Eppure, secondo l'assessore, la logica dei costi standard è completamente rinnegata e si infliggono gli stessi tagli a tutti. «Il risultato - conclude l'assessore alla Sanità del Veneto - è che si sta portando la sanità italiana pericolosamente vicina alla Grecia e al limite di rapporto pil-investimenti del 6%, indicato come la soglia sotto la quale comincia a scendere l'aspettativa di vita degli assistiti, contro il 9% dedicato dai paesi più avanzati, come l'Olanda».

Rossella Gemma

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