Politica e Sanità
24 Settembre 2015Continuano a emergere timori per il dibattito acceso da alcuni politici sul Ddl concorrenza. In particolare dal Sunifar che, esprimendo preoccupazione per le dichiarazioni in merito alla fascia C, sottolinea ancora una volta il rischio di chiusura per le piccole farmacie: «Desta grande stupore» si legge in una nota «la posizione espressa dal sottosegretario Zanetti e dalla strana maggioranza formata da Scelta Civica, SEL e Movimento 5 Stelle in occasione del dibattito alla Camera sulla vendita dei medicinali con ricetta medica nei supermercati e nelle parafarmacie. Evidentemente questi politici, che pure affermano di difendere gli interessi dei cittadini, non conoscono, o fanno finta di non conoscere, le reali esigenze delle persone, soprattutto di quelle che vivono nei tanti piccoli centri del nostro Paese». E se nelle zone di campagna e montagna «mancano i principali servizi pubblici, la farmacia c'è sempre, giorno e notte, 365 giorni l'anno, al servizio delle persone, di chi è malato e di chi non può muoversi». Ma il problema è che «il risultato di queste proposte sarebbe la chiusura di tantissime farmacie, la stessa fine toccata ai piccoli esercizi commerciali messi in crisi dalla crescita della Grande Distribuzione Organizzata: oltre alle insegne dei piccoli negozi di alimentari e di generi vari, si spegnerebbero anche le croci verdi delle farmacie che, ricordiamolo, essendo concessioni, rappresentano lo Stato sul territorio». Questo perché, come spiega a Farmacista33, Luigi Sauro vicepresidente Sunifar, togliere «alle farmacie i farmaci con ricetta significherebbe semplicemente aggravare le difficoltà economiche attuali conseguenti ai contigui tagli alla spesa e ai margini delle farmacie stesse, ma anche alla crisi che colpisce le famiglie riducendone il potere di acquisto anche nel campo della salute. È in ballo la sostenibilità stessa del sistema farmacia». «Non si tratta di favorire un operatore piuttosto che un altro, ma di garantire ai cittadini i servizi di cui hanno bisogno e di valorizzare quello che è un patrimonio dello Stato: la rete delle farmacie e soprattutto le farmacie rurali». La posizione espressa da Federfarma-Sunifar è raccolta prontamente dal sottosegretario Enrico Zanetti che affida alla sua pagina Facebook la replica. "La nota di "stupore" di Federfarma per le nostre posizioni è musica per le nostre orecchie" dice Zanetti. "È il segnale che il pressing di Scelta Civica sta sortendo effetto. Avanti con la liberalizzazione dei farmaci di fascia C. Farmacie, parafarmacie, grande distribuzione, c'è spazio per tutti, fermo restando l'obbligo che a vendere sia un laureato in farmacia. Perché è la preparazione la garanzia per il cittadino, non la titolarità di una licenza commerciale protetta". Le preoccupazioni per le piccole farmacie sono condivise anche dalla federazione Conasfa, in particolare per l'ingresso dei capitali: a essere «messe in seria difficoltà saranno le piccole farmacie e soprattutto le realtà rurali non appetibili per le società di capitali, che subiranno la forte concorrenza dei grandi gruppi». «È del tutto inaccettabile prevedere la possibilità, per le farmacie sopranumerarie dei comuni fino a 6600 abitanti di spostarsi in altro comune della Regione. Il principio della pianta organica, infatti, non può essere disgiunto dalla necessità di garantire la qualità del servizio al cittadino», mentre caso mai «le nuove sedi vanno assegnate tramite concorso, unico strumento che permette di assegnare il servizio al più competente». In generale, il Conasfa ribadisce il ruolo della farmacia e del farmacista messo in crisi dai capitali: «È vero che il farmacista rimane il solo professionista sanitario deputato alla distribuzione del farmaco ma, verosimilmente, a seguito dell'ingresso dei grandi capitali per i quali è prioritario assicurarsi un eccellente ritorno economico, corre il rischio di subire forti pressioni affinché tale risultato prevalga anche sulla tutela dell'aspetto più propriamente sanitario. Se il cittadino potrà comprare i farmaci a un prezzo inferiore di adesso, l'altra faccia della medaglia sarà la figura di un farmacista non più libero di espletare appieno la propria professione». Noi farmacisti, aggiunge, «grazie alla nostra capillarità siamo il primo pronto soccorso e con la nostra professionalità improntata sempre all'etica professionale, forniamo consigli appropriati che non sempre, però, fanno cassetto».
Francesca Giani
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