Politica e Sanità
15 Ottobre 2015La spesa farmaceutica convenzionata non va considerata un bancomat di facile accesso a cui attingere come unica soluzione per far quadrare i conti della sanità pugliese, che rischia il commissariamento, soprattutto se si dà una lettura più corretta dei dati. Risponde così Giuseppe Palattella, presidente di Federfarma Puglia agli allarmismi sollevati nei giorni scorsi sulla stampa locale da diversi rappresentanti della Regione Puglia. L'analisi del primo semestre della commissione Bilancio del Consiglio regionale, indica un rosso di 80 milioni di euro per il servizio sanitario regionale, che potrebbe costargli un commissariamento e un nuovo piano di rientro che la Regione vuole «evitare a ogni costo». Escludendo incremento di tasse e l'inizialmente ventilata chiusura di piccoli ospedali, è stato ipotizzato il taglio della spesa farmaceutica, considerata «sproporzionata» e dunque oggetto di intervento. Secondo Palattella si tratta solo di messaggi allarmistici sull'eccessiva crescita della spesa farmaceutica regionale, mentre sarebbe necessario «leggere più correttamente l'andamento della spesa al di fuori dei proclami della politica». Per esempio, i dati relativi alla spesa farmaceutica netta convenzionata della Puglia nei primi 3 mesi del 2015, rispetto allo stesso periodo del 2014: «La crescita è dell'1,8% circa, mentre il maggior incremento si è avuto per quei farmaci utilizzati direttamente in ambito ospedaliero per patologie importanti e che supera ampiamente il tetto programmato del 3,57% come riportato dai dati Aifa».
Palattella ricorda inoltre il contributo che le farmacie danno al contenimento della spesa, «oltre che con la diffusione di farmaci equivalenti, soprattutto con gli sconti operati a favore del Sevizio sanitario nazionale e modulati su fasce crescenti di prezzo, con il pay-back posto a carico delle farmacie dal 1° marzo 2007 e con l'ulteriore sconto Ssn stabilito dalla legge 135/2012». A questo, prosegue, va aggiungo il recente provvedimento dell'Aifa «che riduce ulteriormente e notevolmente il prezzo di oltre 5.000 farmaci di largo impiego con evidenti ricadute anche sulla spesa farmaceutica». Il problema, conclude, il presidente regionale dei titolari andrebbe «esaminato nel suo complesso e non solo considerando la spesa farmaceutica convenzionata come un bancomat di facile accesso. Bisogna partire dai dati di spesa forniti alla pubblica amministrazione proprio dalle farmacie per monitorare e valutare la reale ricaduta sulla compliance del paziente che dipende dall'uso corretto e appropriato del farmaco, strumento efficace di salute, benessere e risparmio».
Simona Zazzetta
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