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Politica e Sanità

15 Ottobre 2015

Farmaci online, in India vendite senza regole. I farmacisti indiani protestano


I farmacisti indiani protestano contro i rivenditori di medicinali online che operano fuori dalle regole in un quadro normativo fortemente carente e frammentario. Sono circa 850mila gli esercizi autorizzati alla vendita di farmaci che stanno pianificando una serrata per la prossima settimana. Jagannath Sakharam Shinde, presidente della All India Organisation of Chemist and Druggists (Aiocd) ha dichiarato che la vendita di farmaci attraverso Internet rappresenta una grave minaccia per la salute dei cittadini indiani e una violazione della legge che impone ai farmacisti di effettuare un controllo sulle prescrizioni. Secondo i farmacisti dell'Aiocd, i sistemi online, anche nei casi in cui richiedono l'indicazione della ricetta, permetterebbero invece di acquistare numerose confezioni di medicinali a fronte di una sola prescrizione, rendendo così possibili pericolosi fenomeni di abuso di medicinali.

«Il business farmaceutico su Internet effettuato attraverso numerose piattaforme IT - ha denunciato Shinde - è totalmente illegale. Abbiamo documentato 25 casistiche in cui si vede chiaramente che il sistema non verifica se l'acquisto viene effettuato attraverso una prescrizione reale o fasulla e se il medico indicato come prescrittore esiste veramente». E c'è almeno un caso in cui un'autorità regolatoria - nello Stato indiano del Maharashtra - ha imposto a Snapdeal, uno dei tre principali rivenditori di farmaci online, di sospendere la vendita di alcuni prodotti che si potevano acquistare senza ricetta. In realtà, i rivenditori online approfitterebbero di una legislazione carente che non prevede regolamenti ad hoc per le "e-farmacie" e questo ha portato all'esplosione di un mercato miliardario. E non tutti sono d'accordo sull'opportunità dello sciopero. Intanto, le farmacie ospedaliere e quelle che aprono 24 ore su 24 non aderiranno alla protesta, e alcuni osservatori la giudicano quantomeno prematura, sostenendo che il vuoto legislativo va effettivamente colmato ma che anche nelle farmacie tradizionali e nei rivenditori autorizzati presenti sul territorio si verificano molti casi di vendita di farmaci in assenza di ricetta.

Renato Torlaschi

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